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Commercio

Questa categoria contiene 13 articoli

E’ illegittimo il provvedimento di decadenza dalla concessione per l’esercizio di attività commerciali su suolo pubblico in caso di omesso, tardivo o parziale pagamento del canone di occupazione, qualora sia stato adottato senza previa diffida ad adempiere, in violazione di quanto previsto, nella fattispecie, dal regolamento COSAP del Comune resistente.

(Tar Toscana, Firenze, sez. I, 13 luglio 2015, n. 10736) «Il primo motivo di ricorso è fondato e assorbente di ogni altro. Come illustrato da questa Sezione nella sentenza n. 1191 del 3 luglio 2014, l’art. 31 comma 1 del Regolamento per l’applicazione del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (COSAP) del Comune … Continua a leggere

Requisiti di accesso e di esercizio delle attività commerciali ai sensi dell’art. 71 d.lgs. n. 59/2010: il novero delle situazioni penalmente rilevanti a tal fine è tassativamente circoscritto alle sole ipotesi previste dalla norma in argomento e, quanto alle condanne, all’intervenuta condanna con sentenza passata in giudicato per una serie specifica di gravi reati, quali anzitutto i delitti non colposi puniti con pena non inferiore nel minimo a tre anni (nella fattispecie, pertanto, il Tar ha ritenuto non ostativo, ai fini del rilascio di un’autorizzazione commerciale per l’esercizio delle attività di somministrazione di vendita, un decreto penale di condanna, peraltro non definitivo, per il reato fiscale di omesso versamento dell’IVA, posto in essere nel periodo in cui la società di cui il ricorrente era rappresentante legale si trovava in amministrazione giudiziaria).

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 10 dicembre 2014, n. 6474) «Con il primo motivo il deducente rubrica violazione dell’art. 71 del d.lgs. n. 59/2010, ingiustizia manifesta, falsità ed insussistenza dei presupposti, dolendosi in sostanza che il Comune abbia illegittimamente opposto l’impugnato diniego alla sua istanza di rilascio dell’autorizzazione dell’attività di deposito e vendita di bombole … Continua a leggere

Il d.l. 4 luglio 2006, n. 223 e i successivi interventi normativi hanno consacrato, quale principio generale dell’ordinamento nazionale, la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio (nella fattispecie, un punto vendita non esclusivo di giornali, quotidiani e periodici) senza contingenti limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla “tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano e dei beni culturali”.

(Tar Lombardia, Milano, sez. I, 5 settembre 2014, n. 2312) «In termini generali, circa i vincoli che astringono attualmente gli strumenti di programmazione commerciale, è bene premettere la ricognizione del tema effettuata recentemente da questo stesso Tribunale (T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. I, n. 2768/2013). Il decreto legislativo n. 114 del 1998, nell’intento di superare … Continua a leggere

Se è vero che le autorizzazioni commerciali non possono essere limitate avendo quale parametro di riferimento la pretesa sufficienza degli esercizi esistenti, è altrettanto vero che la c.d. “urbanistica commerciale” può individuare altri elementi di limitazione, riferiti, ad esempio, all’essere determinate zone più o meno servite, ovvero alla presenza di monumenti di particolare significanza o di panorami, o bellezze d’insieme, che non si vogliono turbare con la presenza di strutture incongrue, o ancora all’inadeguatezza della rete viaria.

(Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, 21 luglio 2014, n. 393) «Vanno richiamati sulla questione alcuni principi generali già enunciati nella fondamentale pronuncia di questo TAR n. 145 del 2011. Innanzi tutto la Regione Autonoma F. V.G., a tenore dell’art. 4, comma 1, n. 8) del proprio Statuto ha, in materia di commercio, competenza legislativa … Continua a leggere

Il soggetto che intende cessare l’attività commerciale non è più tenuto a darne comunicazione preventiva, ma può inoltrarla entro il termine di 30 giorni dalla data di cessazione.

Lo ha chiarito il Ministero dello Sviluppo Economico con l’allegata risoluzione n. 72134 del 29 aprile 2014. Risoluzione MiSE n. 72134 del 29 aprile 2014 Fonte:www.sviluppoeconomico.gov.it

Nella concreta individuazione della massima occupabilità delle aree rientranti nella loro circoscrizione (e nella conseguente disciplina di tale occupabilità attraverso l’adozione dei piani di massima occupabilità) i singoli municipi, in virtù della specifica situazione di fatto esistente e per altrettanto specifici e motivati interessi pubblici, possano escludere dalle concessione alcune aree, diverse ed ulteriori da quelle individuate dalla Giunta comunale: mentre, infatti, la scelta in tal senso operata da quest’ultima trova giustificazione nell’interesse pubblico di carattere generale, relativo cioè all’intero territorio urbano, quella operata dai singoli municipi può (e deve) trovare giustificazioni nelle esigenze, anch’esse pubbliche e generali, ma limitate all’ambito territoriale dei municipi stessi.

(Consiglio di Stato, sez. V, 8 aprile 2014, n. 1646) «Con il primo motivo di gravame, riproponendo la censura già sollevata in primo grado, la società appellante ha dedotto che il Municipio […] non sarebbe stato competente ad adottare il c.d. piano (ad occupabilità) zero” […], in applicazione del quale era stato emanato l’impugnato diniego … Continua a leggere

Il diniego di apertura di una nuova attività economica deve avere una motivazione “ragionevolmente proporzionata” rispetto alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, così come richiesto dall’art. 1, comma 2, d.l. n. 1/2012, convertito in legge n. 27/2012.

(Tar Piemonte, sez. II, 14 marzo 2014, n. 460) «In base a quanto stabilito dall’art. 31, comma 2, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito in legge n. 214 del 2011 (nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’art. 1, comma 4-ter, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito in legge n. 27 del 2012), la … Continua a leggere

Per il C.G.A., il d.lgs. n. 59/2010 non ha sostanzialmente abrogato (tout court) la normativa regionale in materia di autorizzazioni commerciali, in quanto – come si deduce dalla sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2012, dall’art. 3 del d.l. n. 138/2011, dall’art. 31 del d.l. n 201/2011 nonché dall’art. 1 del d.l. n. 1/2012 – i principi ivi affermati in materia di liberalizzazione dell’esercizio di attività commerciali costituiscono invece criteri direttivi per l’interpretazione e l’adeguamento nel termine prefissato delle norme regionali, fatto salvo comunque il rispetto delle prerogative statutarie delle Regioni ad autonomia speciale.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 14 novembre 2013, n. 895) «Viene in rilievo la perdurante vigenza della L.R. n. 28/1999. Ed invero la sentenza di primo grado dà ragione all’appellata […] sulla base della considerazione che la normativa regionale in materia di autorizzazioni commerciali, difforme e contrastante con i principi che informano … Continua a leggere

Sul sindacato giurisdizionale della legittimità degli atti di pianificazione urbanistica che dispongono limiti o restrizioni all’apertura di nuovi esercizi commerciali in determinati ambiti territoriali, alla luce dell’evoluzione della normativa comunitaria e nazionale.

(Tar Lombardia, Milano, sez. I, 10 ottobre 2013, n. 2271) «Con la prima censura la ricorrente assume che la previsione di un incondizionato divieto di apertura di medie strutture di vendita di superficie superiore a 600 mq. nella zona denominata “ambito urbano consolidato n. 2”, contenuta nel PGT e, prima ancora, nei criteri di urbanistica … Continua a leggere

In tema di effetti dell’entrata in vigore delle previsioni contenute nel decreto c.d. salva Italia sui procedimenti di autorizzazione di esercizi commerciali in corso (nella fattispecie, esercizi di somministrazione di alimenti e bevande).

(Tar Lazio, Roma, sez. II Ter, 9 luglio 2013, n. 6721) «Nel caso di specie […] occorre rilevare che l’impugnato provvedimento di diniego è stato adottato successivamente all’emanazione ed all’entrata in vigore (25 marzo 2012) del decreto c.d. salva Italia, decreto legge 6 dicembre 2001, n. 201, convertito in legge, con modificazioni, dalle legge 22 … Continua a leggere

Sulle limitazioni che possono ancora essere legittimamente imposte al rilascio di nuove autorizzazioni per esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

(Tar Basilicata, sez. I, 8 maggio 2013, n. 235) «[V]a rilevato che l’art. 3, comma 1, lett. d), D.L. n. 223/2006 conv. nella L. n. 248/2006 ha statuito che: “ai sensi delle disposizioni dell’ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza e libera circolazione delle merci e dei servizi ed al fine di garantire la … Continua a leggere

L’art. 30 d.lgs. n. 114/1998 reca una clausola di salvezza, che mira a salvaguardare gli esercenti attività di commercio ambulante dagli effetti restrittivi derivanti dall’immediata applicazione della disciplina normativa introdotta dal medesimo d.lgs., ma che non può in alcun modo tradursi in una sorta di “salvacondotto”, volto a garantire in perpetuo i detti esercenti contro ogni nuova determinazione assunta dall’amministrazione comunale.

(Tar Puglia, Lecce, sez. I, 13 maggio 2013, n. 1050) «Con l’unico motivo di ricorso, variamente articolato, deduce la ricorrente la violazione delle previsioni di cui all’art. 30 d. lgs. n. 114/08 e 5-12 L. R. n. 18/01, in quanto, essendo già titolare di autorizzazione – sia pure sino all’approvazione del nuovo regolamento comunale per … Continua a leggere

Non sussiste alcuna prevalenza del piano commerciale rispetto al piano urbanistico, ben potendo quest’ultimo porre limiti agli insediamenti degli esercizi commerciali e, dunque, alla libertà di iniziativa economica, coerentemente con l’esigenza di assicurare un ordinato assetto del territorio.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 10 aprile 2012, n. 2060) «Le prescrizioni contenute nei piani urbanistici, rispondendo all’esigenza di assicurare un ordinato assetto del territorio, possono porre limiti agli insediamenti degli esercizi commerciali e dunque alla libertà di iniziativa economica. La diversità degli interessi pubblici tutelati impedisce di attribuire in astratto prevalenza, come sostenuto dagli … Continua a leggere

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