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D.I.A./S.C.I.A.

Questa categoria contiene 7 articoli

D.I.A.: la verifica, da parte dell’Amministrazione, sulla completezza della documentazione deve essere effettuata entro il termine assegnato dalla legge (30 giorni, ai sensi dell’art. 23, co. 6, d.P.R. n. 380/2001), il cui decorso consolida in capo all’interessato la facoltà di eseguire l’intervento, sicché è illegittimo l’ordine di non effettuare i lavori adottato – dopo il decorso di detto termine – soltanto per incompletezza della documentazione, senza evidenziare ragioni sostanziali che attengano al divieto di esecuzione dell’opera (in diversa ipotesi si versa, invece, allorquando le ragioni del divieto di eseguire l’intervento poggino sulla difformità rispetto al titolo edilizio necessario o alle norme che presiedono all’attività edilizia e all’assetto urbanistico).

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 13 gennaio 2016, n. 140) «Nella fattispecie in esame, il Comune ha ordinato di non effettuare i lavori, di cui alla D.I.A. presentata, non già per contrasto dell’intervento con le prescrizioni urbanistico-edilizie, bensì per incompletezza della documentazione, riguardante la rappresentazione dei luoghi (documentazione fotografica con coni ottici), ovvero le condizioni … Continua a leggere

L’attuale sistema disegnato dall’art. 19 l. n. 241/90, come modificato a seguito delle riforme del 2011 e del 2014, si regge sulla tassatività dei casi in cui alla Amministrazione é consentito intervenire dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3 e comma 6-bis dello stesso art. 19: pertanto – fuori dalle situazioni individuate al comma 3 (falsità nelle dichiarazioni) ed al comma 4 (pericolo di danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente e la salute, per la sicurezza pubblica e la difesa nazionale) – l’Amministrazione può intervenire su attività denunciate con D.i.a. o S.c.i.a. solo nel caso in cui un tale intervento risulti sollecitato appositamente da un terzo al quale possa riconoscersi la titolarità di un interesse qualificato (nello specifico, il terzo, in prima battuta, può solo presentare un’istanza con cui si sollecitino verifiche e, quindi, un ricorso ex art. 31, comma 1, 2 e 3 c.p.a., mentre può impugnare in via ordinaria, con azione di annullamento, il provvedimento espresso reso dalla Amministrazione a seguito della istanza sollecitatoria, potendosi poi il terzo giovare dell’effetto conformativo della decisione giudiziale pronunciata su un tale ricorso).

(Tar Piemonte, sez. II, 1° luglio 2015, n. 1114) «Il Collegio deve preliminarmente farsi carico di verificare la ammissibilità delle domande spiegate nell’ambito dell’odierno giudizio alla luce di quanto affermato dalla Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza n. 15 del 29/07/2011, l’attualità delle cui statuizioni deve peraltro essere verificata alla luce delle modifiche … Continua a leggere

E’ illegittimo l’operato dell’Amministrazione comunale che – anziché procedere all’annullamento d’ufficio della d.i.a. ritenuta illegittima – provvede direttamente, senza alcuna motivazione ulteriore rispetto alla ritenuta illegittimità delle opere eseguite, ad ordinare la sospensione dei lavori e la rimozione degli interventi realizzati: in tal modo, infatti, vengono violate le garanzie previste dall’art. 19 l. n. 241/1990 che, in presenza di una d.i.a. illegittima, consente certamente all’Amministrazione di intervenire anche oltre il termine perentorio di cui all’art. 23, co. 6, d.P.r. n. 380/2001, ma solo alle condizioni (e seguendo il procedimento) cui la legge subordina il potere di annullamento d’ufficio dei provvedimenti amministrativi.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 22 settembre 2014, n. 4780) «[R]isulta, nel caso di specie, dirimente la circostanza (non contestata) secondo cui il provvedimento di demolizione impugnato ha ad oggetto lavori regolarmente assentiti in base alla d.i.a. del 19 giugno 2008, n. 41741. Risulta, in particolare, che l’Amministrazione comunale non solo ha lasciato che la … Continua a leggere

Poiché la DIA non è provvedimento tacito direttamente impugnabile, l’unica tutela possibile del terzo che si assume leso da tale dichiarazione è quella di sollecitare l’esercizio dei poteri di verifica in senso stretto, entro i termini di trenta o sessanta giorni, nonché l’esercizio degli immanenti poteri di autotutela che comunque residuano all’Amministrazione, una volta scaduti i predetti limiti temporali, ai sensi di quanto disposto dal comma 3 dell’art. 19 legge n. 241/90 (applicabile anche alla SCIA edilizia): in caso di inerzia, il terzo potrà esperire esclusivamente l’azione di cui all’art. 31, commi 1, 2 e 3 c.p.a. e, trattandosi di azione sul silenzio (senza impugnativa di alcun atto, neanche tacito), non potrà proporre alcuna domanda cautelare.

(Tar Abruzzo, L’Aquila, sez. I, 11 settembre 2014, n. 661) «Il ricorso è ammissibile, poiché l’interessato ha a più riprese puntualizzato di non aver inteso intraprendere alcuna azione impugnatoria sulla DIA avversata (neanche sotto forma di silenzio-assenso sui mancati controlli e/o di diniego tacito della PA ad esperire verifiche repressive). Tenendo ben a mente il … Continua a leggere

Il soggetto che intende cessare l’attività commerciale non è più tenuto a darne comunicazione preventiva, ma può inoltrarla entro il termine di 30 giorni dalla data di cessazione.

Lo ha chiarito il Ministero dello Sviluppo Economico con l’allegata risoluzione n. 72134 del 29 aprile 2014. Risoluzione MiSE n. 72134 del 29 aprile 2014 Fonte:www.sviluppoeconomico.gov.it

L’Amministrazione può legittimamente inibire l’attività edilizia oggetto di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) prima della scadenza del termine di legge per il perfezionamento del titolo.

(Tar Campania, Napoli, sez. IV, 3 gennaio 2013, n. 64) Non coglie nel segno la censura per cui «alla data di adozione del provvedimento impugnato il titolo non sarebbe ancora stato perfetto per non essere decorso per intero il termine di legge […], in quanto, già alla data di presentazione della DIA indicata dal ricorrente … Continua a leggere

Sui rimedi attualmente esperibili dal terzo controinteressato rispetto alla D.I.A./S.C.I.A.

(Tar Veneto, sez. II, 5 marzo 2012, n. 298) «Quanto ai rimedi esperibili dal terzo controinteressato rispetto alla D.I.A., il Consiglio di Stato, con l’Adunanza Plenaria n. 15 del 29 luglio 2011, aveva stabilito che la D.I.A. non costituisce un provvedimento tacito formatosi per il decorso del termine, essendo invece una mera dichiarazione del privato … Continua a leggere

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