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Autorizzazioni

Questa categoria contiene 10 articoli

Rilascio del porto d’armi: la motivazione dei provvedimenti di rigetto delle istanze può basarsi sull’assenza di specifiche circostanze tali da indurre a disporne l’accoglimento e l’interessato può lamentare la sussistenza di profili di eccesso di potere, qualora vi sia stata una inadeguata valutazione in concreto delle circostanze (ad es., sono configurabili profili di eccesso di potere qualora l’Amministrazione – nel respingere l’istanza in quanto formulata da un appartenente ad una categoria per la quale non si sono ravvisati particolari esigenze da tutelare col rilascio della licenza di porto d’armi – abbia invece accolto l’istanza di chi versi in una situazione sostanzialmente equivalente; nel caso di specie, però, il Tar ha riconosciuto la correttezza dell’apprezzamento degli elementi rilevanti esercitato dalla competente Autorità).

(Tar Calabria, Reggio Calabria, 3 novembre 2016, n. 1083) «La normativa suscettibile di applicazione alla controversia all’esame è rappresentata: – dall’art. 11 del TULPS di cui al R.D. 18 giugno 1931 n. 773, che così dispone: “Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate: 1) a … Continua a leggere

Requisiti di accesso e di esercizio delle attività commerciali ai sensi dell’art. 71 d.lgs. n. 59/2010: il novero delle situazioni penalmente rilevanti a tal fine è tassativamente circoscritto alle sole ipotesi previste dalla norma in argomento e, quanto alle condanne, all’intervenuta condanna con sentenza passata in giudicato per una serie specifica di gravi reati, quali anzitutto i delitti non colposi puniti con pena non inferiore nel minimo a tre anni (nella fattispecie, pertanto, il Tar ha ritenuto non ostativo, ai fini del rilascio di un’autorizzazione commerciale per l’esercizio delle attività di somministrazione di vendita, un decreto penale di condanna, peraltro non definitivo, per il reato fiscale di omesso versamento dell’IVA, posto in essere nel periodo in cui la società di cui il ricorrente era rappresentante legale si trovava in amministrazione giudiziaria).

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 10 dicembre 2014, n. 6474) «Con il primo motivo il deducente rubrica violazione dell’art. 71 del d.lgs. n. 59/2010, ingiustizia manifesta, falsità ed insussistenza dei presupposti, dolendosi in sostanza che il Comune abbia illegittimamente opposto l’impugnato diniego alla sua istanza di rilascio dell’autorizzazione dell’attività di deposito e vendita di bombole … Continua a leggere

Autorizzazione per l’attività di noleggio con conducente (NCC): l’Amministrazione comunale non può negarne il rilascio in presenza dei requisiti fissati dalla normativa comunitaria ed eventualmente dal legislatore nazionale (nei limiti in cui è legittimato a tanto dal Regolamento CE n. 1071/2009), ma può soltanto modulare l’esercizio dell’attività, nell’ambito territoriale di competenza, al fine di non sacrificare la tutela di altri interessi pubblici (nella fattispecie: tutela dei viaggiatori trasportati, delle condizioni di lavoro, dell’ambiente e della sicurezza stradale).

(Consiglio di Stato, sez. V, 5 novembre 2014, n. 5476) «Il regolamento dell’Unione europea 21 ottobre 2009, n. 1071 stabilisce norme comuni sulle condizioni da rispettare per esercitare l’attività di trasportatore su strada. La suddetta disciplina si prefigge il fine di realizzare un mercato interno dei trasporti su strada caratterizzato da condizioni eque di concorrenza. … Continua a leggere

Il d.l. 4 luglio 2006, n. 223 e i successivi interventi normativi hanno consacrato, quale principio generale dell’ordinamento nazionale, la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio (nella fattispecie, un punto vendita non esclusivo di giornali, quotidiani e periodici) senza contingenti limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla “tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano e dei beni culturali”.

(Tar Lombardia, Milano, sez. I, 5 settembre 2014, n. 2312) «In termini generali, circa i vincoli che astringono attualmente gli strumenti di programmazione commerciale, è bene premettere la ricognizione del tema effettuata recentemente da questo stesso Tribunale (T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. I, n. 2768/2013). Il decreto legislativo n. 114 del 1998, nell’intento di superare … Continua a leggere

Per il C.G.A., il d.lgs. n. 59/2010 non ha sostanzialmente abrogato (tout court) la normativa regionale in materia di autorizzazioni commerciali, in quanto – come si deduce dalla sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2012, dall’art. 3 del d.l. n. 138/2011, dall’art. 31 del d.l. n 201/2011 nonché dall’art. 1 del d.l. n. 1/2012 – i principi ivi affermati in materia di liberalizzazione dell’esercizio di attività commerciali costituiscono invece criteri direttivi per l’interpretazione e l’adeguamento nel termine prefissato delle norme regionali, fatto salvo comunque il rispetto delle prerogative statutarie delle Regioni ad autonomia speciale.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 14 novembre 2013, n. 895) «Viene in rilievo la perdurante vigenza della L.R. n. 28/1999. Ed invero la sentenza di primo grado dà ragione all’appellata […] sulla base della considerazione che la normativa regionale in materia di autorizzazioni commerciali, difforme e contrastante con i principi che informano … Continua a leggere

In tema di effetti dell’entrata in vigore delle previsioni contenute nel decreto c.d. salva Italia sui procedimenti di autorizzazione di esercizi commerciali in corso (nella fattispecie, esercizi di somministrazione di alimenti e bevande).

(Tar Lazio, Roma, sez. II Ter, 9 luglio 2013, n. 6721) «Nel caso di specie […] occorre rilevare che l’impugnato provvedimento di diniego è stato adottato successivamente all’emanazione ed all’entrata in vigore (25 marzo 2012) del decreto c.d. salva Italia, decreto legge 6 dicembre 2001, n. 201, convertito in legge, con modificazioni, dalle legge 22 … Continua a leggere

Sulle limitazioni che possono ancora essere legittimamente imposte al rilascio di nuove autorizzazioni per esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

(Tar Basilicata, sez. I, 8 maggio 2013, n. 235) «[V]a rilevato che l’art. 3, comma 1, lett. d), D.L. n. 223/2006 conv. nella L. n. 248/2006 ha statuito che: “ai sensi delle disposizioni dell’ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza e libera circolazione delle merci e dei servizi ed al fine di garantire la … Continua a leggere

L’art. 30 d.lgs. n. 114/1998 reca una clausola di salvezza, che mira a salvaguardare gli esercenti attività di commercio ambulante dagli effetti restrittivi derivanti dall’immediata applicazione della disciplina normativa introdotta dal medesimo d.lgs., ma che non può in alcun modo tradursi in una sorta di “salvacondotto”, volto a garantire in perpetuo i detti esercenti contro ogni nuova determinazione assunta dall’amministrazione comunale.

(Tar Puglia, Lecce, sez. I, 13 maggio 2013, n. 1050) «Con l’unico motivo di ricorso, variamente articolato, deduce la ricorrente la violazione delle previsioni di cui all’art. 30 d. lgs. n. 114/08 e 5-12 L. R. n. 18/01, in quanto, essendo già titolare di autorizzazione – sia pure sino all’approvazione del nuovo regolamento comunale per … Continua a leggere

Qualora sia un’Amministrazione incompetente a procedere alla convocazione, alla direzione dei lavori e alla dichiarazione di chiusura della conferenza di servizi, tutta l’attività procedimentale svolta è inequivocabilmente viziata.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 1° agosto 2012, n. 4400) «[P]oiché il procedimento si è concentrato nei lavori della conferenza di servizi, è opportuno premettere alcune considerazioni circa la natura di tale istituto, che l’art. 12 d.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 prevede per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale per la realizzazione e la gestione … Continua a leggere

Non sussiste alcuna prevalenza del piano commerciale rispetto al piano urbanistico, ben potendo quest’ultimo porre limiti agli insediamenti degli esercizi commerciali e, dunque, alla libertà di iniziativa economica, coerentemente con l’esigenza di assicurare un ordinato assetto del territorio.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 10 aprile 2012, n. 2060) «Le prescrizioni contenute nei piani urbanistici, rispondendo all’esigenza di assicurare un ordinato assetto del territorio, possono porre limiti agli insediamenti degli esercizi commerciali e dunque alla libertà di iniziativa economica. La diversità degli interessi pubblici tutelati impedisce di attribuire in astratto prevalenza, come sostenuto dagli … Continua a leggere

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