Autorizzazioni, Commercio, Liberalizzazioni, Regioni

Per il C.G.A., il d.lgs. n. 59/2010 non ha sostanzialmente abrogato (tout court) la normativa regionale in materia di autorizzazioni commerciali, in quanto – come si deduce dalla sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2012, dall’art. 3 del d.l. n. 138/2011, dall’art. 31 del d.l. n 201/2011 nonché dall’art. 1 del d.l. n. 1/2012 – i principi ivi affermati in materia di liberalizzazione dell’esercizio di attività commerciali costituiscono invece criteri direttivi per l’interpretazione e l’adeguamento nel termine prefissato delle norme regionali, fatto salvo comunque il rispetto delle prerogative statutarie delle Regioni ad autonomia speciale.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 14 novembre 2013, n. 895)

«Viene in rilievo la perdurante vigenza della L.R. n. 28/1999.
Ed invero la sentenza di primo grado dà ragione all’appellata
[…] sulla base della considerazione che la normativa regionale in materia di autorizzazioni commerciali, difforme e contrastante con i principi che informano la normativa comunitaria e nazionale in materia di libera concorrenza, è stata sostanzialmente abrogata con il D. Lgs. n. 59/2010 e sull’ulteriore argomentazione che le materie della tutela della concorrenza e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale, sono espressione della competenza esclusiva statale garantita dall’art. 117, comma 2, Cost. e che, dunque, le disposizioni della legge Bersani, che involgono quelle materie, sono direttamente applicabili nel territorio della Regione siciliana.
Le superiori considerazioni del Giudice di primo grado sono in punto di diritto corrette e condivisibili in quanto le materie della tutela della concorrenza (art. 117, comma 2, lett. e), Cost.) e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117, comma 2, lett. m), Cost.) sono di competenza esclusiva della legislazione statale.
.Tuttavia ciò non comporta di ritenere abrogata tutta la normativa regionale di settore a seguito dell’entrata in vigore delle norme statali sulle liberalizzazioni.
Come si deduce dalla sentenza della Corte costituzionale n. 200 del 2012, dall’art. 3 del D.L. n. 138 del 2011, dall’art. 31 del D.L. n 201 del 2011 nonchè dall’art. 1 del D.L. n. 1 del 2012, i principi ivi affermati in materia di liberalizzazione dell’esercizio di attività commerciali costituiscono invece criteri direttivi per l’interpretazione e l’adeguamento nel termine prefissato delle norme regionali, fatto salvo comunque il rispetto delle prerogative statutarie delle Regioni ad autonomia speciale.
Quanto ora esposto sarebbe già sufficiente per l’accoglimento dell’appello col quale appunto la Regione contesta le conclusioni del TAR in ordine alla asserita automatica abrogazione della vigente normativa regionale di settore.
Nel caso di specie, non sussiste peraltro il patente contrasto tra la L.R. n. 28/1999 ed il D. Lgs. n. 59/2010, in quanto l’art. 12 comma 1 lettera a) di quest’ultimo prescrive che “nei casi in cui sussistano motivi imperativi di interesse generale, l’accesso e l’esercizio di un’attività di servizio possono, nel rispetto del principio di proporzionalità e non discriminazione, essere subordinati al rispetto dei seguenti requisiti:
a) restrizioni, quantitative e territoriali sotto forma, in particolare di restrizioni fissate in funzione della popolazione e di una distanza geografica minima tra prestatori”;
…”.
Per verificare se, come sostenuto dalla società appellata, il “meccanismo del contingentamento”, vigente in Sicilia, sia “pesantemente” anticoncorrenziale e, dunque, in contrasto con la normativa comunitaria e nazionale in materia di libera concorrenza, occorre dunque verificare se, nel caso concreto, esso, o meglio la programmazione della rete distributiva (art. 5 L.R. n. 28/1999), sia un motivo imperativo di interesse generale che, nel rispetto del principio di proporzionalità e non discriminazione, preveda legittime restrizioni.
Ad avviso del Collegio, la programmazione della rete distributiva, così come disciplinata dall’art. 5 L.R. n. 28/1999, emanata dalla Regione siciliana che gode del regime delle regioni a statuto speciale, rispetta il principio della libera concorrenza, realizzando, in maniera proporzionata e non discriminatoria, esigenze imperative di interesse generale tra le quali ( attraverso un rapporto equilibrato tra gli insediamenti commerciali e la capacità di domanda della popolazione residente e fluttuante) spicca la salvaguardia della compatibilità degli insediamenti commerciali sul territorio con particolare riguardo alla mobilità, al traffico ed all’inquinamento, e dunque la salvaguardia di primari valori urbanistici e ambientali.
In particolare, risulta che la Camera di Commercio ha rilevato una mancata verifica del bacino d’attrazione e che anche la Regione ha constatato la carenza di studi sul bacino di attrazione ed ha ribadito la necessità di un approfondimento dello studio di impatto ambientale, esprimendo entrambi gli enti un motivato parere negativo, all’evidenza connesso ad esigenze imperative di interesse generale, aventi ad oggetto la tutela dei valori primari sopra ricordati., in un ottica di razionalizzazione della rete distributiva e miglior produttività del sistema.
La mera compatibilità del progetto con riguardo alla mobilità ed al traffico, affermata, d’altronde, esclusivamente dal rappresentante del Comune
[…], appare al Collegio insufficiente a giustificare da sola la compatibilità dell’intervento con una necessaria, non discriminatoria e proporzionata programmazione..
Tanto basta a dimostrare la fondatezza dell’appello che merita pertanto accoglimento
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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