Attività economiche, Commercio

Il diniego di apertura di una nuova attività economica deve avere una motivazione “ragionevolmente proporzionata” rispetto alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, così come richiesto dall’art. 1, comma 2, d.l. n. 1/2012, convertito in legge n. 27/2012.

(Tar Piemonte, sez. II, 14 marzo 2014, n. 460)

«In base a quanto stabilito dall’art. 31, comma 2, del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito in legge n. 214 del 2011 (nel testo risultante dalle modifiche apportate dall’art. 1, comma 4-ter, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito in legge n. 27 del 2012), la decisione del privato di iniziare una nuova attività economica non può trovare ostacolo in un atto dell’amministrazione che non rilasci il necessario assenso, a meno che il diniego dell’autorità sia adeguatamente – e rigorosamente – motivato con riguardo alla ricorrenza di uno di quei limiti indicati dalla legge (tra cui figura anche il limite connesso alla tutela dell’ambiente urbano), i quali necessariamente ritraggono il proprio fondamento in interessi di rango costituzionale (cfr. Corte cost., sent. n. 200 del 2012). La motivazione del diniego, in particolare, dovrà mostrarsi “ragionevolmente proporzionata” rispetto alle indicate finalità di interesse pubblico generale, così come richiesto dall’art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito in legge n. 27 del 2012. Nel caso di una domanda di apertura (come nella specie) di una nuova attività commerciale, pertanto, l’amministrazione deve compiere un’esauriente istruttoria volta a verificare se risulti davvero compromessa, nel caso specifico, qualcuna di quelle finalità ed, in caso positivo, deve esaurientemente giustificare l’applicazione “ragionevolmente proporzionata” dell’eccezione (il divieto di nuova apertura) a fronte dell’opposta regola generale (la libertà di nuova apertura) (così la citata sentenza n. 276 del 2013 di questo TAR). A ciò deve aggiungersi che, in linea con tale ricostruzione, nel 2013 il legislatore è nuovamente intervenuto a parziale modifica del testo normativo prevedendo adesso, espressamente, la possibilità delle Regioni e degli Enti locali di individuare, “senza discriminazioni tra gli operatori, anche aree interdette agli esercizi commerciali, ovvero limitazioni ad aree dove possano insediarsi attività produttive e commerciali” (così l’attuale testo dell’art. 31, comma 2, cit., ultima parte, quale modificato dall’art. 30, comma 5-ter, del decreto-legge n. 69 del 2013, convertito in legge n. 98 del 2013)».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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