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ottemperanza

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Sulla scelta della stazione appaltante di non aggiudicare la gara: quando il giudicato ha espressamente accertato il diritto all’aggiudicazione e il diritto al subentro nel contratto, è precluso l’esercizio del potere di non procedere all’aggiudicazione previsto dall’art. 95, comma 12, del Codice dei contratti pubblici.

(Consiglio di Stato, sez. V, 11 gennaio 2023, n. 384) «Con il primo motivo […], la società appellante deduce l’ingiustizia della sentenza nella parte in cui ha respinto la domanda di ottemperanza, ritenendo che [la stazione appaltante] sarebbe stata libera di non aggiudicare la gara alla ricorrente visto che la legge di gara faceva salvo … Continua a leggere

Sulle differenze tra l’azione di risarcimento dei danni da provvedimento illegittimo ex art. 30, comma 3, c.p.a. e l’azione di risarcimento dei danni connessi alla mancata esecuzione del giudicato ex art. 112, comma 3, c.p.a.: soltanto alla prima si applica il termine decadenziale di proposizione sancito dall’art. 30, comma 3, c.p.a., che – nel caso di azione non contestuale al ricorso demolitorio – è di 120 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di annullamento del provvedimento causativo del danno; inoltre la prima azione soggiace a una differente disciplina processuale, sia in termini di proposizione (opportunamente venendo formalizzata come tale già nell’impostazione e nella rubrica dell’atto introduttivo), sia di rito, che è quello ordinario, e non quello celere e preferenziale dell’ottemperanza, trattata con il rito camerale; le due azioni, infine, divergono per il diverso ammontare del contributo unificato (per il Tar, invece, non si ravvisano profili differenziali nei presupposti sostanziali dell’azione ex art. 112, comma 3, c.p.a. rispetto a quella generale di condanna ex art. 30, comma 3, c.p.a.).

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 24 ottobre 2016, n. 4866) «Venendo alla domanda risarcitoria spiegata dal ricorrente con il ricorso per ottemperanza all’esame, preliminarmente ritiene il Collegio di dover svolgere le precisazioni che seguono in punto di qualificazione dell’azione e relativo regime. In proposito, malgrado sia stato annullato il provvedimento (d.d. n. 421 del 2004) … Continua a leggere

Ricorso in ottemperanza ex art. 112, co. 2, lett. c), c.p.a.: per la prova del passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo non opposto è necessaria la dichiarazione di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., mentre l’attestazione di cancelleria non può ritenersi sufficiente, non essendovi alcuna certezza in ordine alla regolarità della notifica del ricorso per decreto monitorio.

(Tar Puglia, Lecce, sez. I, 22 luglio 2015, n. 2231) «Questo TAR, con sentenza n. 2531/14, dopo ampia disamina delle condizioni occorrenti per la prova del passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo non opposto, ha chiarito, anche mediante rinvio a pronunce della Suprema Corte, che: “il decreto ingiuntivo, ancorché non tempestivamente opposto e benché provvisoriamente … Continua a leggere

La Sezione Quarta del Consiglio di Stato chiede all’Adunanza Plenaria di stabilire se anche i decreti decisori di ricorsi straordinari resi allorché il parere obbligatorio del Consiglio di Stato in sede consultiva non era ex lege vincolante (ed ancorché in concreto esso non sia stato disatteso dall’Autorità decidente) siano eseguibili con il rimedio dell’ottemperanza ed integrino “giudicato” sin dal momento della loro emissione, ovvero se tale qualità sia da riconoscere esclusivamente ai decreti decisori di ricorsi straordinari che (a prescindere dall’epoca di proposizione dei ricorsi medesimi) siano stati resi allorché il parere obbligatorio del Consiglio di Stato in sede consultiva rivestiva portata vincolante (essendo stato licenziato in epoca successiva all’entrata in vigore della legge n. 69/2009).

(Consiglio di Stato, sez. IV, ord. 7 novembre 2014, n. 5506) «Parte appellante sostiene che la ammissibilità del ricorso in ottemperanza al fine di ottenere la coattiva esecuzione dei decreti decisori dei ricorsi straordinarii debba intendersi estesa anche ai decreti pronunciati in epoca antecedente alla entrata in vigore della legge n. 69/2009; ciò in quanto … Continua a leggere

Le decisioni della Corte europea dei Diritti dell’Uomo non sono assimilabili ad un titolo esecutivo giudiziale suscettibile di esecuzione forzata, poiché nessuna disposizione della CEDU prevede meccanismi esecutivi diretti di tali provvedimenti, e, quindi, non rientra tra le attribuzioni di alcuna autorità giudiziaria nazionale la cognizione delle domande volte ad ottenere l’esecuzione delle decisioni della Corte europea: i mezzi a disposizione dei privati per sollecitare l’esecuzione delle decisioni contenenti statuizioni a loro favorevoli consistono (a) nella possibilità di rivolgersi direttamente e senza formalità al Comitato dei Ministri ovvero (b) nella possibilità di richiedere direttamente – a determinate condizioni – alla stessa Corte l’interpretazione della sentenza.

(Tar Sicilia, Catania, sez. II, 6 febbraio 2014, n. 424) «Il ricorrente ha proposto ricorso dinanzi alla Corte d’appello di Messina ai sensi della legge n. 89/2001 (legge Pinto), chiedendo l’equa riparazione, ai sensi dell’art. 3 di detta legge, per violazione del termine ragionevole del giudizio intentato dinanzi al Tar Sicilia – Catania con ricorso … Continua a leggere

In caso di sospensione in sede giudiziale di un atto negativo, l’Amministrazione non può limitare la propria attività conformativa alla mera rimozione del provvedimento negativo oggetto d’impugnativa (ovvero, come nel caso di specie, alla conferma del diniego attraverso l’introduzione nella serie procedimentale ormai sostanzialmente conclusa di nuovi elementi ostativi fino a quel momento mai dichiarati), poiché, in tal modo operando, l’Amministrazione determina il venir meno del continuum funzionale (anche in chiave procedimentale) che necessariamente deve intercorrere fra lo iussum giudiziale e le conseguenze conformative, risolventisi nella riedizione del potere, secondo l’assetto delineato con il comando del giudice.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 11 dicembre 2013, n. 5949) «Giunge alla decisione del Collegio il ricorso proposto da un’associazione attiva nel settore portuale al fine di ottenere la corretta esecuzione dell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 2760/2013 con cui è stata riformata l’ordinanza del T.A.R. della Puglia con la quale era stata respinta l’istanza … Continua a leggere

L’istituto del reclamo da attività commissariale, espressamente previsto dal c.p.a. solo in relazione al giudizio di ottemperanza, è applicabile anche per le attività surrogatorie dell’ausiliario del giudice volte a superare il silenzio-rifiuto dell’amministrazione, ma tenendo a mente che, nel caso di inerzia della P.A., il comando giudiziale intende solo supplire ad un “non liquet” dell’amministrazione, senza che il giudice – direttamente o mediante suo commissario – possa sostituire la sua volontà provvedimentale in luogo dell’attività amministrativa omessa, a meno che non si verta nella fattispecie ex art. 31, comma 3 c.p.a. (qui non in rilievo).

(Tar Abruzzo, L’Aquila, sez. I, 26 settembre 2013, n. 794) «Il reclamo è inammissibile, nei sensi che il Collegio si appresta a puntualizzare. Occorre in proposito premettere alcune considerazioni generali in ordine all’istituto del reclamo da attività commissariale, espressamente previsto dal CPA solo in relazione al giudizio di ottemperanza, ma applicabile -nei limiti di seguito … Continua a leggere

Sulla scia dell’Adunanza Plenaria n. 2/2013, il Consiglio di Stato chiarisce gli effetti processuali che si verificano nelle ipotesi di congiunta devoluzione al medesimo giudice di una impugnazione in ottemperanza e di un ricorso di legittimità.

(Consiglio di Stato, sez. IV, 25 giugno 2013, n. 3439) «La questione prospettata in forma di eccezione dall’intimata Amministrazione è stata funditus presa in esame dalla recente decisione dell’Adunanza Plenaria n. 2/2013: ivi è stato chiarito che, nella ipotesi di congiunta devoluzione al medesimo giudice di una impugnazione in ottemperanza e di un ricorso di … Continua a leggere

La sospensione ex art. 295 c.p.c. è inapplicabile al giudizio di ottemperanza.

(Consiglio di Stato, sez. V, 10 settembre 2012, n. 4767) «L’appellante deduce […] una violazione dell’art. 295 c.p.c. per l’omessa sospensione del giudizio di ottemperanza. […] Il Giudice di prime cure ha fatto però rettamente notare la mancanza dei presupposti per l’invocata sospensione, non esistendo tra i due procedimenti un nesso di pregiudizialità necessaria, in … Continua a leggere

Sulla cumulabilità, in astratto, delle domande di nomina di un commissario ad acta e di applicazione dell’astreinte, ferma restando l’inammissibilità di quest’ultima forma di tutela qualora l’esecuzione del giudicato consista nel pagamento di una somma di denaro.

(Tar Campania, Napoli, sez. IV, 29 maggio 2012, n. 2512) «[L]a parte ricorrente ha chiesto, oltre alla nomina del commissario ad acta, anche la fissazione della “somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato”, statuizione che costituisce titolo esecutivo, ai sensi dell’art. 114 co. … Continua a leggere

Dato che la pronuncia giurisdizionale non contiene accertamenti relativi alla situazione giuridica dei soggetti estranei al giudicato, questi ultimi non possono agire in sede di ottemperanza e tuttavia – essendo l’atto espunto dalla realtà giuridica – essi possono promuovere ricorso in sede di giurisdizione di legittimità contro gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione elusivi del giudicato, i quali assumono a fondamento un’entità giuridicamente non più esistente.

(Tar Lombardia, Brescia, 3 maggio 2012, n. 739) «Preliminarmente il Collegio deve richiamare i principi elaborati in materia di limiti soggettivi del giudicato amministrativo, tenuto conto del canone generale della sua efficacia “inter partes” ai sensi dell’art. 2909 del c.c. per cui il contenuto della pronuncia non si estende ai soggetti terzi che non hanno … Continua a leggere

Il Tar Campania esamina la funzione e il regime processuale dell’istituto c.d. delle astreintes (o “penalità di mora”), ora previsto anche dall’art. 114, comma 4, lett. e) c.p.a., ritenendo altresì che non vi sia incompatibilità tra l’irrogazione di astreintes e la richiesta di nomina di commissario ad acta.

(Tar Campania, Napoli, sez. VIII, 23 febbraio 2012, n. 959) «Quanto alla richiesta di nomina del commissario ad acta e di applicazione della sanzione prevista dall’art. 114, comma 4, lettera e), del cod. proc. amm., il Collegio osserva quanto segue. La disposizione dianzi richiamata ha introdotto anche nel processo amministrativo l’istituto c.d. delle astreintes (o … Continua a leggere

Sull’impugnabilità delle sentenze emesse in sede di ottemperanza, alla stregua di quanto disposto -in applicazione dell’art. 125 della Costituzione- dal Codice del processo amministrativo (art. 100).

(Consiglio di Stato, sez. VI, 15 febbraio 2012, n. 759) «[I]l Collegio ritiene di dover sottolineare, in primo luogo, non solo la pacifica impugnabilità delle sentenze emesse in sede di ottemperanza, quando il gravame non investa mere questioni esecutive, ma anche l’effetto devolutivo pieno che – ad avviso del Collegio stesso – deve riconoscersi quando, … Continua a leggere

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