Giustizia amministrativa, Processo amministrativo

In caso di sospensione in sede giudiziale di un atto negativo, l’Amministrazione non può limitare la propria attività conformativa alla mera rimozione del provvedimento negativo oggetto d’impugnativa (ovvero, come nel caso di specie, alla conferma del diniego attraverso l’introduzione nella serie procedimentale ormai sostanzialmente conclusa di nuovi elementi ostativi fino a quel momento mai dichiarati), poiché, in tal modo operando, l’Amministrazione determina il venir meno del continuum funzionale (anche in chiave procedimentale) che necessariamente deve intercorrere fra lo iussum giudiziale e le conseguenze conformative, risolventisi nella riedizione del potere, secondo l’assetto delineato con il comando del giudice.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 11 dicembre 2013, n. 5949)

«Giunge alla decisione del Collegio il ricorso proposto da un’associazione attiva nel settore portuale al fine di ottenere la corretta esecuzione dell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 2760/2013 con cui è stata riformata l’ordinanza del T.A.R. della Puglia con la quale era stata respinta l’istanza cautelare avverso gli atti con cui l’Autorità portuale di Bari ha respinto l’istanza finalizzata al rilascio di una licenza suppletiva in ambito portuale per il mancato pagamento nei termini delle somme a tal fine richieste.
2. Il ricorso per ottemperanza è fondato nei termini che seguono.
2.1. Secondo princìpi più che consolidati, il contenuto conformativo rinveniente dal “giudicato”, (qui inteso in senso delimitato alla fase cautelare e, perciò, in senso descrittivo della esecutività del relativo provvedimento definitivo). oggetto di esecuzione, deve essere desunto dalle concrete statuizioni rinvenibili dalla decisione oggetto di ottemperanza, nell’effettivo atteggiarsi della specifica vicenda fattuale e procedimentale.
Ne consegue che il concreto apprezzamento della vicenda fattuale nel cui ambito si inserisce la fase dell’ottemperanza costituisce un imprescindibile passaggio per giungere a determinare il contenuto effettivo dell’attività da realizzare in sede di riedizione. E un siffatto apprezzamento si rende tanto più necessario nelle ipotesi in cui (come nel caso – che qui ricorre – dell’esecuzione di ordinanze cautelari) il iussum giudiziale pervenga all’esito di una fase a cognizione sommaria e si estrinsechi in un provvedimento decisorio assistito da motivazione necessariamente succinta.
In tali ipotesi, l’esatta ricostruzione del quadro fattuale e procedimentale nel cui ambito dovrà esplicarsi l’attività di riedizione implica il riconoscimento di un valore determinante (e talora di sostanziale integrazione ai fini conoscitivi) alle vicende del rapporto giuridico sotteso e agli atti in cui esso si è concretato.
2.2. Ebbene, ricostruiti in tal modo i termini sistematici della questione, appare determinante, ai fini della definizione del presente ricorso in ottemperanza, richiamare lo stato effettivo del procedimento amministrativo all’origine dei fatti di causa al momento in cui è stato adottato il provvedimento di rigetto in data 12 marzo 2013.
Il provvedimento in questione è intervenuto nell’ambito di una serie procedimentale che era stata caratterizzata dall’adozione, da parte dell’Autorità, della nota prot. 900/2013.
La nota in questione, come si è anticipato in premessa, aveva affermato claris verbis che il procedimento istruttorio finalizzato al rilascio della richiesta licenza suppletiva si era “concluso favorevolmente” e che l’unica condizione posta all’effettivo rilascio del titolo era rappresentata dal versamento di alcune somme a titolo di spese di istruttoria, canone ed elevazione della cauzione in atto.
In questa fase del procedimento, l’amministrazione (per sua stessa ammissione, ormai pronta ad emanare la richiesta licenza suppletiva all’unica condizione del pagamento delle ridette somme) non aveva individuato alcuna delle ulteriori (dodici) ragioni di diniego che solo in seguito sono esposte negli scritti difensivi di primo grado e poi con la nota del 2 agosto 2013
E l’ordinanza cautelare oggetto del presente ricorso per ottemperanza era, appunto, intervenuta a confutare le ragioni di diniego fondate sul presunto, intempestivo versamento dei canoni e delle spese di istruttoria (i.e.: si era pronunciata sulle uniche ragioni che, fino a quel momento dell’iter amministrativo finalizzato al rilascio del titolo richiesto, risultavano dirimenti al fine di accordare o negare il rilascio stesso).
2.3. Ne consegue che, in sede di riedizione del potere a seguito dell’adozione dell’ordinanza n. 2760/2013, l’Autorità non poteva introdurre nell’ambito della fattispecie presunti elementi ostativi mai fino a quel momento ritualmente opposti (se non – in modo intempestivo – nella sede giudiziale), discostandosi in modo inammissibile da quanto la stessa Autorità aveva affermato appena pochi mesi prima con la più volte richiamata nota n. 900/2013.
2.4. Si ritiene, in definitiva, che nel caso di specie debba farsi applicazione del principio secondo cui, in caso di sospensione in sede giudiziale di un atto negativo, non è ammissibile che l’amministrazione limiti la propria attività conformativa alla mera rimozione del provvedimento negativo oggetto d’impugnativa (ovvero – come nel caso di specie – alla conferma del diniego attraverso l’introduzione nella serie procedimentale ormai sostanzialmente conclusa di nuovi elementi ostativi fino a quel momento mai dichiarati). Ed infatti, in tal modo operando, l’amministrazione determina il venir meno del continuum funzionale (anche in chiave procedimentale) che necessariamente deve intercorrere fra lo iussum giudiziale e le conseguenze conformative, risolventisi nella riedizione del potere, secondo l’assetto delineato con il comando del giudice (in tal senso: Cons. Stato, III, 13 settembre 2012, n. 4887).
3. Per le ragioni sin qui esposte, il ricorso in ottemperanza in epigrafe deve essere accolto e per l’effetto, ai sensi dell’articolo 114, comma 4, lettera b) del cod. proc. amm., deve essere dichiarata la nullità dell’atto dell’Autorità in data 2 agosto 2013 in quanto violativo del decisum esecutivo cautelare rinveniente dall’ordinanza di questo Consiglio n. 2760/2013.
Conseguentemente, l’amministrazione intimata dovrà provvedere, nelle more della decisione sul ricorso di primo grado e non oltre il trentesimo giorno dalla comunicazione in via amministrativa della presente ordinanza, al rilascio della licenza suppletiva alla licenza n. 21/2008 (come modificata dalle successive licenze suppletive numm. 76/2009, 11/2010 e 62/2010), finalizzata allo spostamento del pontile, secondo quanto più compiutamente riportato in premessa.
In caso di infruttuoso decorso del richiamato termine di 30 giorni, al rilascio del richiamato titolo provvederà, su semplice richiesta dell’associazione ricorrente, un Commissario ad acta che sin da ora viene nominato nella persona del Prefetto di Bari, il quale potrà provvedervi attraverso un proprio delegato
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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