Giustizia amministrativa

La sospensione ex art. 295 c.p.c. è inapplicabile al giudizio di ottemperanza.

(Consiglio di Stato, sez. V, 10 settembre 2012, n. 4767)

«L’appellante deduce […] una violazione dell’art. 295 c.p.c. per l’omessa sospensione del giudizio di ottemperanza. […]
Il Giudice di prime cure ha fatto però rettamente notare la mancanza dei presupposti per l’invocata sospensione, non esistendo tra i due procedimenti un nesso di pregiudizialità necessaria, in quanto non si sarebbe potuto configurare alcun pericolo di conflitto tra giudicati.
Il fatto è, invero, che, mentre l’art. 295 c.p.c. concerne i rapporti tra due giudizi di cognizione, il giudizio di ottemperanza, almeno quando preordinato all’attuazione dei giudicati di giudici di ordine diverso da quello amministrativo, è invece un tipico giudizio di esecuzione (cfr. C.d.S., Ad.Pl., n. 1 del 1997). Da qui la non invocabilità della suddetta norma nell’ambito della procedura ora retta dagli artt. 112 e segg. del C.P.A. (nel senso che l’art. 295 c.p.c. si riferisce alla sospensione del processo di cognizione, e non alla sospensione di quello di esecuzione, cui fanno invece riferimento gli art. 618 e 623 ss. c.p.c., cfr. Cass. civ., sez. III, 23 luglio 2009, n. 17267).
La sospensione necessaria del processo, ove non imposta da specifiche disposizioni di legge, ha per fondamento, infatti, non solo l’indispensabilità logica dell’antecedente avente carattere pregiudiziale, ma anche la sua indispensabilità giuridica, nel senso che l’antecedente logico venga postulato con efficacia di giudicato per evitare un possibile conflitto tra giudicati (Cass. civ., sez. II, 28 aprile 2006, n. 9901). Una simile eventualità, però, nella specie non si profilava. Il giudizio di ottemperanza, specie quando rivolto a dare attuazione a una pronuncia giurisdizionale emessa da un Giudice di ordine diverso, non ha difatti la funzione di dare vita ad un proprio giudicato, come il giudizio di cognizione, bensì è diretto a sfociare in semplici misure di attuazione del dictum da eseguire.
Alle esigenze pratiche rinvenibili a base della censura in esame sovviene, del resto, la previsione dell’art. 407 c.p.c. (“Sospensione dell’esecuzione”), che stabilisce che il giudice dell’opposizione di terzo può pronunciare, su istanza di parte inserita nell’atto di citazione, l’ordinanza prevista dall’art. 373 dello stesso codice, vale a dire quella di sospensione dell’esecuzione, qualora da questa possa derivare “grave e irreparabile danno”. In difetto di applicazione di questa norma, dunque, l’esecuzione del giudicato, pur in pendenza dell’opposizione di terzo, può normalmente proseguire
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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