Giustizia amministrativa

Dato che la pronuncia giurisdizionale non contiene accertamenti relativi alla situazione giuridica dei soggetti estranei al giudicato, questi ultimi non possono agire in sede di ottemperanza e tuttavia – essendo l’atto espunto dalla realtà giuridica – essi possono promuovere ricorso in sede di giurisdizione di legittimità contro gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione elusivi del giudicato, i quali assumono a fondamento un’entità giuridicamente non più esistente.

(Tar Lombardia, Brescia, 3 maggio 2012, n. 739)

«Preliminarmente il Collegio deve richiamare i principi elaborati in materia di limiti soggettivi del giudicato amministrativo, tenuto conto del canone generale della sua efficacia “inter partes” ai sensi dell’art. 2909 del c.c. per cui il contenuto della pronuncia non si estende ai soggetti terzi che non hanno preso parte al giudizio.
Detta regola subisce un’eccezione in presenza di atti generali ad efficacia inscindibile, il cui annullamento – che provoca la loro eliminazione dal mondo giuridico – non può che valere “erga omnes”.
[…] In proposito, la giurisprudenza scinde gli effetti caducatori derivanti dall’annullamento dell’atto a contenuto generale – i quali espandono la propria efficacia erga omnes – dagli effetti conformativi del giudicato che statuiscono vincoli e limiti alla successiva azione amministrativa, producendo effetti preclusivi (e vietando pertanto di assumere nuovi provvedimenti di contenuto analogo a quelli annullati) solo nei confronti di coloro che sono stati parti in quel giudizio (cfr. T.A.R. Veneto, sez. III – 4/8/2011 n. 1346; 21/4/2010 n. 1494; T.A.R. Campania Salerno, sez. II – 18/2/2010 n. 1510). E’ stato puntualmente osservato (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV – 15/6/2004 n. 3939) che “la sfera di efficacia soggettiva di una pronuncia giurisdizionale amministrativa di annullamento va differenziatamente individuata a seconda che si abbia riguardo alla sua parte dispositiva-cassatoria dell’atto, ovvero a quella ordinatoria-prescrittiva, statuente limiti e vincoli per la successiva azione dell’Amministrazione. Infatti, in ordine alla prima parte, in quanto comportante l’eliminazione dal mondo giuridico di una entità obiettiva quale il provvedimento impugnato, la pronuncia non può che operare, necessariamente, erga omnes, essendo l’istituto dell’annullamento ontologicamente insuscettibile di produrre la caducazione di un atto per taluni e non per altri. Al contrario, relativamente alla parte ordinatoria-prescrittiva, la pronuncia si atteggia come tipicamente inerente al rapporto giuridico dedotto in giudizio …., che viene esaminato ed in ordine al quale prescrizioni e vincoli sono posti negli stretti limiti degli interessi sostanziali fatti valere dall’istante, delle censure dedotte e delle contrapposte eccezioni sollevate. Donde l’applicabilità in parte qua … del principio proprio delle pronunce giurisdizionali civili – pur esse, di norma, tipicamente inerenti a rapporti – secondo cui il giudicato fa stato unicamente fra le parti, i loro eredi ed aventi causa (art. 2909 del c.c.)”.
In base a tale distinzione, dato che la pronuncia giurisdizionale non contiene accertamenti relativi alla situazione giuridica dei soggetti estranei al giudicato, questi ultimi non possono agire in sede di ottemperanza e tuttavia – essendo l’atto espunto dalla realtà giuridica – essi possono promuovere ricorso in sede di giurisdizione di legittimità contro gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione elusivi del giudicato, i quali assumono a fondamento un’entità giuridicamente non più esistente
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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