archives

giudizio di ottemperanza

Questo tag è associato a 10 articoli.

L’ampiezza del rinvio operato dall’art. 79, co. 1, c.p.a. alla sospensione del processo come disciplinata dal c.p.c. comporta l’applicabilità, nel processo amministrativo, dell’intera gamma delle disposizioni riguardanti la materia, dunque non solo dell’art. 295 c.p.c. (espressamente richiamato dall’art. 79, co. 3, c.p.a.), ma anche dell’art. 624, co. 1, c.p.c. ovvero dell’art. 337, co. 2, c.p.c., e di ogni altra disposizione compatibile in forza del rinvio operato dall’art. 39 c.p.a., posto che non si ravvisano ostacoli logico giuridici a tale estensione (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha ritenuto preferibile disporre la sospensione del giudizio di ottemperanza in attesa dell’esito della pregiudiziale controversia civile in corso, al fine di una più esaustiva pronuncia conclusiva del giudizio di esecuzione).

(Consiglio di Stato, sez. V, 16 febbraio 2015, n. 806) «In diritto il Collegio osserva quanto segue – in adesione ai principi elaborati sui punti controversi da consolidata giurisprudenza (cfr. da ultimo Cons. Stato, sez. V, 27 maggio 2014, n. 2742; Sez. III, 7 gennaio 2014, n. 3; Ad. plen., 15 gennaio 2013, n. 2; … Continua a leggere

Pubblicità

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 112, co. 3, c.p.a., i danni pretesi a titolo di perdita di ‘chances’ e di lesione esistenziale non costituiscono tipologie di danni configurabili come conseguenza immediata e diretta della mancata reintegrazione nel posto di lavoro – e non possono perciò essere richiesti in sede di giudizio di ottemperanza – senza una previa puntuale dimostrazione delle ‘chances’ perdute, ovvero delle afflizioni morali e relazionali subite, a causa della mancata reintegrazione.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 14 novembre 2014, n. 600) «Impregiudicato – e , comunque, non rilevante in ragione degli esiti di merito della controversia – il giudizio sul primo motivo di gravame, sia il secondo che il terzo motivo di gravame in sostanza fanno leva sull’assunto che il primo Giudice avrebbe … Continua a leggere

Il ricorso per ottemperanza non è utilizzabile per l’esecuzione delle pronunce di rigetto, che lasciano invariato l’assetto giuridico dei rapporti precedente alla proposizione del giudizio.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 21 maggio 2013, n. 2724) «Per orientamento ripetutamente seguito dal Consiglio di Stato e dal quale il Collegio non ha ragione di discostarsi, “il ricorso per l’esecuzione del giudicato – strumento processuale previsto dall’ordinamento per l’esecuzione coattiva delle pronunce passate in giudicato – non è utilizzabile per l’esecuzione delle pronunce … Continua a leggere

Per il Tar Abruzzo, il meccanismo dilatorio previsto dall’art. 14 d.l. n. 669/1996 – che si basa sulla notifica del titolo in forma esecutiva – è ormai inapplicabile al giudizio di ottemperanza, poiché, per quest’ultimo, la necessità dell’apposizione della formula esecutiva è esclusa dall’art. 115, comma 3 c.p.a.

(Tar Abruzzo, L’Aquila, sez. I, 11 ottobre 2012, n. 658) «Deve, innanzi tutto, essere esaminata l’eccezione pregiudiziale con cui l’Avvocatura Distrettuale dello Stato ha dedotto l’inammissibilità del ricorso perché proposto prima del termine dilatorio previsto dall’art. 14 D.L. n. 669/96, secondo cui “le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici completano le procedure … Continua a leggere

Il proprietario del fondo illegittimamente occupato dall’Amministrazione, ottenuta la declaratoria di illegittimità dell’occupazione e l’annullamento dei relativi provvedimenti, può legittimamente domandare nel giudizio di ottemperanza sia il risarcimento, sia la restituzione del fondo che la sua riduzione in pristino.

(Consiglio di Stato, sez. IV, 29 agosto 2012, n. 4650) «[A]i fini della definizione della presente controversia, occorre considerare: – sia l’intervenuta espunzione dal nostro ordinamento dell’istituto dell’acquisizione de facto della proprietà in mano pubblica, a seguito della realizzazione di un’opera pubblica; – sia l’intervenuto annullamento dell’art. 43 DPR n. 427/2001; – sia l’intervenuta introduzione … Continua a leggere

Nel giudizio di ottemperanza bisogna anche verificare se le sopravvenienze di fatto e/o di diritto rispetto al provvedimento impugnato siano idonee a limitare o addirittura ad escludere gli effetti del giudicato.

(Consiglio di Stato, sez. V, 13 giugno 2012, n. 3468) «[L]a peculiare natura, mista di cognizione ed esecuzione, propria del giudizio di ottemperanza, non rende ininfluenti le sopravvenienze di fatto e/o di diritto rispetto al provvedimento impugnato, onde occorre verificare se esse siano idonee a limitare o addirittura ad escludere gli effetti del giudicato. Infatti … Continua a leggere

Nel processo amministrativo, la cd. penalità di mora (“astreinte”) è applicabile anche alle sentenze di condanna pecuniarie della p.a. e può essere fissata con la sentenza di ottemperanza.

(Consiglio di Stato, sez. V, 14 maggio 2012, n. 2744) «[D]eve essere accolta la specifica domanda presentata dalla parte ricorrente ex articolo 114, comma 4, lettera e) del codice del processo amministrativo, che ha introdotto, in via generale, nel processo amministrativo, l’istituto della cd. penalità di mora, già regolato per il processo civile, con riguardo … Continua a leggere

La sanzione eventualmente prevista dall’ordinamento per i provvedimenti adottati in violazione di sentenze esecutive ma non coperte dal giudicato formale è quella dell’inefficacia, non quella della nullità; in ogni caso, la nullità degli atti adottati in violazione del giudicato deve essere oggetto di declaratoria espressa ad opera del giudice dell’ottemperanza e non può quindi essere altrimenti rilevata o eccepita in sede di legittimità.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 29 marzo 2012, n. 352) «In primo luogo, dal punto di vista sostanziale va osservato che ai sensi del combinato disposto dell’art. 21 septies l. n. 241 del 1990 e dell’art. 114 comma 4 lettera b) c.p.a., la nullità in senso tecnico può oggi predicarsi soltanto per … Continua a leggere

Sull’impugnabilità delle sentenze emesse in sede di ottemperanza, alla stregua di quanto disposto -in applicazione dell’art. 125 della Costituzione- dal Codice del processo amministrativo (art. 100).

(Consiglio di Stato, sez. VI, 15 febbraio 2012, n. 759) «[I]l Collegio ritiene di dover sottolineare, in primo luogo, non solo la pacifica impugnabilità delle sentenze emesse in sede di ottemperanza, quando il gravame non investa mere questioni esecutive, ma anche l’effetto devolutivo pieno che – ad avviso del Collegio stesso – deve riconoscersi quando, … Continua a leggere

Nel giudizio di ottemperanza, la scelta delle modalità per raggiungere il risultato è riservata al giudice, nell’ambito dei confini segnati dal giudicato, e non è vincolata dai suggerimenti e dalle richieste di parte.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 12 dicembre 2011, n. 6501) «[N]el giudizio di ottemperanza il vincolo che deriva al giudice dalla domanda di parte attiene solo al risultato e non al quomodo per raggiungere un tale risultato. Vale a dire, che a fronte di una fondata domanda di ottemperanza il giudice ha il dovere di … Continua a leggere

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.