Atto amministrativo, Giustizia amministrativa

La sanzione eventualmente prevista dall’ordinamento per i provvedimenti adottati in violazione di sentenze esecutive ma non coperte dal giudicato formale è quella dell’inefficacia, non quella della nullità; in ogni caso, la nullità degli atti adottati in violazione del giudicato deve essere oggetto di declaratoria espressa ad opera del giudice dell’ottemperanza e non può quindi essere altrimenti rilevata o eccepita in sede di legittimità.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 29 marzo 2012, n. 352)

«In primo luogo, dal punto di vista sostanziale va osservato che ai sensi del combinato disposto dell’art. 21 septies l. n. 241 del 1990 e dell’art. 114 comma 4 lettera b) c.p.a., la nullità in senso tecnico può oggi predicarsi soltanto per gli atti adottati in violazione del giudicato formale e cioè in violazione di sentenza non passibile di impugnazione, laddove nel caso all’esame la dedotta violazione è intervenuta quando la sentenza di primo grado era ancora suscettibile di appello.
Per quanto concerne i provvedimenti adottati in violazione di sentenze esecutive ma non coperte dal giudicato formale – cfr. art. 114 comma 4 lettera c) c.p.a. – la sanzione eventualmente prevista dall’ordinamento è invece quella dell’inefficacia.
E all’inefficacia non sembra immediatamente ricollegabile quello specifico regime di rilevabilità – d’ufficio o su eccezione di parte – che consente in definitiva al giudice amministrativo in sede di legittimità di non applicare l’atto nullo.
In ogni caso, anche a voler prescindere da tale rilievo, deve altresì escludersi che questo Collegio possa prendere atto del vizio (di nullità e non di inefficacia) eccepito dagli appellati in questa sede di legittimità.
L’art. 31 comma 4 c.p.a. prevede sì che le nullità contemplate dalla legge – oltre ad essere oggetto principale di accertamento su azione testualmente proponibile solo nel termine decadenziale – sono sempre opponibili dalla parte resistente (secondo il brocardo “quae temporalia ad agendum ….” operante in ambito civilistico per l’annullabilità) e inoltre rilevabili d’ufficio.
Ma tale peculiare (e obiettivamente assai composito) regime disciplinare non si applica, ai sensi dell’ultimo periodo del comma stesso, alla nullità di cui all’art. 114 comma 4 lettera b) – cioè alla nullità derivante dalla violazione del giudicato – la quale resta regolata invece soltanto dalle norme sul giudizio di ottemperanza.
In base all’interpretazione di tali norme che sembra preferibile e che ha trovato primi riscontri in dottrina, la nullità degli atti adottati in violazione del giudicato (oltre ad essere soggetta al termine prescrizionale e non a quello decadenziale) deve essere oggetto di declaratoria espressa ad opera del giudice dell’ottemperanza, adito ad istanza di parte e dotato di competenza funzionalmente inderogabile, e non può quindi essere altrimenti rilevata o eccepita in sede di legittimità.
Diversamente, secondo il discrezionale disegno legislativo, le altre cause di nullità del provvedimento (mancanza elementi esssenziali, difetto assoluto di attribuzione, nullità speciali) possono invece per la loro natura essere apprezzate incidentalmente in qualunque processo amministrativo nel quale venga in controversia l’applicazione del provvedimento stesso
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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