Ambiente, Energia

La misura di mitigazione della distanza di 200 metri degli impianti eolici dalle unità abitative, dettata dal D.M. 10.9.2010, deve intendersi riferita a tutte le unità abitative giuridicamente assentite sotto i profili urbanistico-edilizio e censite, che siano quindi suscettibili di essere stabilmente abitate.

(Tar Campania, Salerno, sez. II, 5 marzo 2012, n. 433)

«[Q]uanto alla questione della distanza dell’impianto eolico dal fabbricato rurale dei ricorrenti, deve osservarsi che l’esame s’incentra sulla formula usata dal suddetto punto 5.3 dell’Allegato A del D.M. 10/9/2010 che, nel dettare la misura di mitigazione della distanza di mt. 200 dell’impianto eolico dalle unità abitative, ne specifica la connotazione indicandole in quelle “munite di abitabilità, regolarmente censite e stabilmente abitate”; e su di siffatta connotazione la società controinteressata fa leva ed insiste per derivarne l’infondatezza della censura al riguardo dedotta da parte ricorrente.
In proposito ritiene il Collegio che la formula normativa connotante l’unità abitativa usata dal D.M. va intesa, in consonanza con i caratteri del diritto di proprietà che ai sensi dell’art. 832 c.c. consente il godimento della cosa in modo pieno senza restringimenti non specificamente previsti dalla legislazione primaria, nel senso in cui, per la normativa secondaria in esegesi, oggetto di tutela sono le unità abitative giuridicamente assentite sotto i profili urbanistico-edilizio e censite e, quindi, suscettibili di essere stabilmente abitate e non, diversamente da quanto assume la società controinteressata, non abitate di fatto.
In altri termini, la norma in parola ha escluso dal rispetto delle distanze, in quanto non meritevoli di protezione, i fabbricati che, per abusività costruttive o per diversi profili d’irregolarità, non sono suscettibili di abitabilità per carenza di conformità alla normativa disciplinante il corretto uso del territorio.
Invero, la diversa mera lettura della norma non legata logicamente alla ratio ad essa sottesa ed ai principi cardini che legislativamente regolano la proprietà privata, finirebbe col conculcare il diritto di proprietà nelle sue piene intrinseche facoltà consentendo una sorta d’inammissibile diversificato regime sul distinguo tra edificio “abitato” e “non abitato”, mentre la suscettibilità abitativa (come per l’immobile non abitato per scelta del proprietario) non fa perdere alcuna facoltà o diritto al proprietario.
S’impone, pertanto, l’interpretazione della normativa del suddetto D.M. secondo i principi della legislazione primaria che, come è noto, è preferibile nelle ipotesi di formule testuali non di univoca lettura e di coerente senso
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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