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codice dei beni culturali e del paesaggio

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Collegio perfetto e collegio imperfetto: indici per l’individuazione della natura e dei quorum degli organi collegiali amministrativi (con particolare riferimento, nella fattispecie, alla Commissione regionale di cui all’art. 137 del d.lgs. n. 42 del 2004).

(Consiglio di Stato, sez. VI, 12 settembre 2023, n. 8271) «Il Collegio, in primo luogo, rileva che l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 17 del 2018, ha rammentato che: ”la strutturazione di un organo collegiale di natura amministrativa quale collegio perfetto, sebbene integri opzione a più riprese prescelta dal Legislatore, non risponde … Continua a leggere

Sul sindacato giurisdizionale in caso di vincolo di tutela di un bene riconosciuto di interesse culturale.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 9 maggio 2023, n. 4686) «Le valutazioni dei fatti complessi richiedenti particolari competenze (c.d. «discrezionalità tecnica») ‒ a differenza delle scelte politico-amministrative (c.d. «discrezionalità amministrativa»), rispetto alle quali il sindacato giurisdizionale è incentrato sulla ‘ragionevole’ ponderazione di interessi non previamente selezionati e graduati dalle norme ‒ vanno vagliate dal giudice … Continua a leggere

Autorizzazione paesaggistica e adozione del parere della Soprintendenza oltre il termine di 45 giorni previsto dall’art. 146, comma 8, del d.lgs. n. 42/2004.

(Tar Campania, Salerno, sez. II, 2 novembre 2022, n. 2896) «[I]l parere della Soprintendenza risulta emesso ben dopo il decorso dei 45 giorni previsti dall’art. 146, comma 8, del D.lgs. n. 42/2004, decorrenti, nella specie concreta, dal 17.05.2022: data in cui tutti la documentazione completa è pervenuta all’attenzione della Soprintendenza. Questa, infatti, ha comunicato i … Continua a leggere

Il mancato rispetto del termine di novanta giorni previsto per l’emanazione del parere della Soprintendenza in relazione alla sanatoria di abuso edilizio ricadente su area vincolata: a) consente all’interessato di proporre il ricorso previsto dall’art. 117 c.p.a. avverso il silenzio dell’amministrazione; b) non rende illegittimo il parere tardivo; c) comporta che comunque il provvedimento conclusivo del procedimento deve far riferimento motivato al parere emesso dall’organo statale, sia pure dopo il superamento del termine fissato dall’art. 167, co. 5, del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 13 maggio 2016, n. 1935) «[S]i deve ricordare che l’art. 146, comma 4, del d.lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, dopo aver ricordato che l’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli … Continua a leggere

Autorizzazione paesaggistica: è illegittimo il diniego espresso dal responsabile del procedimento fondato erroneamente sulla ritenuta vincolatività del parere espresso dalla Soprintendenza (dopo il decorso del termine di quarantacinque giorni previsto dall’art. 146, co. 8, d.lgs. n. 42/2004) e sulla conseguente impossibilità di discostarsene, nonché emanato in assenza di un’autonoma valutazione circa la compatibilità paesaggistica dell’opera.

(Tar Puglia, Lecce, sez. I, 23 ottobre 2015, n. 3034) «L’art.146 c.8. prevede che “Il soprintendente rende il parere di cui al comma 5, limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico ovvero alla specifica disciplina di cui all’articolo 140, comma 2, … Continua a leggere

La circostanza che l’intervento edilizio abbia prodotto aumenti di superfici e di volumi esclude che possa trattarsi di un abuso cd. minore e rende di per sé inammissibile l’autorizzazione paesaggistica postuma, essendo chiaro, sul punto, l’art. 167, co. 4, d.lgs. n. 42/2004; del resto, afferma il Tar Campania, la previsione di cui al menzionato art. 167, co. 4, assume un indubbio carattere restrittivo e di rigore sanzionatorio, in ossequio all’esigenza di elevare e potenziare il livello effettivo di salvaguardia del bene paesaggio, assistito da protezione di rango costituzionale, sicché – con una scelta non censurabile in quanto coerente con l’accentuato profilo costituzionale dell’interesse pubblico alla preservazione del paesaggio – il legislatore italiano ha intenzionalmente differenziato la disciplina in materia di accertamento postumo di conformità degli interventi effettuati in assenza o in difformità dal titolo, a seconda che il bene da tutelare sia l’ordinato assetto del territorio per i profili urbanistici ed edilizi ovvero per i profili attinenti la tutela del paesaggio.

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 24 marzo 2015, n. 1718) «Va chiarito in via preliminare che la circostanza per la quale l’intervento è stato effettuato su area sita in zona esterna al Piano Territoriale Paesistico […], circostanza peraltro confermata dalla stessa Soprintendenza, è, nel caso specifico priva di concreta rilevanza, assumendo rilievo comunque la presenza … Continua a leggere

Sopraelevazione del tetto in area vincolata e accertamento di compatibilità paesaggistica ex art. 167, co. 5, d.lgs. n. 42/2004: se l’altezza di un edificio viene aumentata in misura modesta e l’effetto sul paesaggio non è evidente – in quanto la differenza risulta spalmata sui preesistenti elementi architettonici e non può essere percepita come un’aggiunta o un’incongruenza – il maggior volume non si può definire come “utile”, e di conseguenza non rappresenta un ostacolo all’accertamento di compatibilità (ferma restando, peraltro, la necessità di quantificare il suddetto volume ai fini della determinazione del risarcimento ambientale previsto dal citato art. 167, in quanto la maggiore altezza dei locali costituisce comunque una misura del vantaggio ricavato dal proprietario dell’edificio).

(Tar Lombardia, Brescia, sez. I, ord. 13 gennaio 2015, n. 39) «1. Il ricorrente […], nel corso dei lavori di ristrutturazione di un edificio […], ha eseguito una serie di opere non previste dal titolo edilizio. 2. Trattandosi di area sottoposta a vincolo paesistico, il ricorrente ha chiesto al Comune l’accertamento di compatibilità ex art. … Continua a leggere

La tutela di beni di interesse storico, archeologico o artistico può essere astrattamente perseguita dal Ministero per i beni e le attività culturali sia con il ricorso al cd. vincolo indiretto ex art. 45 del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, sia mediante il piano paesaggistico di cui all’art. 143 dello stesso d.lgs. cit.: infatti, nessuna norma, di qualsiasi natura, vincola la scelta dello strumento di tutela alla titolarità del bene sul quale quel vincolo va ad incidere, né trova alcun fondamento normativo l’affermazione secondo cui il vincolo indiretto può essere imposto solo su beni che non coinvolgano una pluralità di interessi, mentre sarebbe indispensabile la scelta pianificatoria quando i beni siano già destinati a diverse utilizzazioni pubbliche.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 20 ottobre 2014, n. 5163) «La sentenza qui impugnata afferma preliminarmente che “in linea di principio, la Sezione ritiene di non poter condividere l’orientamento giurisprudenziale che ha limitato l’utilizzo del c.d. vincolo indiretto, oggi previsto dall’art. 45 del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del … Continua a leggere

Il d.lgs. n. 259/2003 ha disciplinato un procedimento semplificato per la realizzazione delle infrastrutture delle comunicazioni elettroniche ai soli fini urbanistici, edilizi ed igienico sanitari – che è destinato a prevalere unicamente sulla disciplina edilizia dettata con il T.U. di cui al d.p.r. n. 380/2001 – restando salva invece la piena applicabilità delle norme a tutela paesaggistica, sicché è legittimo il rigetto della domanda di autorizzazione paesaggistica in sanatoria relativamente ad un traliccio avente funzione di sostegno di impianti per radiotrasmissione, fondato sull’incompatibilità paesaggistica dell’intervento in questione (date anche le dimensioni del traliccio, nell’ordine di 20 metri di altezza).

(Consiglio di Stato, sez. III, 13 gennaio 2014, n. 96) «[E’] necessario ricordare e precisare come alla base dell’atto di diniego impugnato con il ricorso in primo grado vi fosse una richiesta di autorizzazione paesaggistica in sanatoria, presentata dalla proprietà a norma dell’art. 181, co. 1 quater, del d.lgs. 42/2004, nell’ambito di un procedimento sanzionatorio … Continua a leggere

Contratti di sponsorizzazione nella pubblica amministrazione: limiti di applicabilità a tali accordi della disciplina comunitaria e nazionale sugli appalti pubblici e regime processuale delle relative controversie.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 31 luglio 2013, n. 4034) «Il Collegio è chiamato ad esaminare un’iniziativa, assunta dal Commissario Delegato per la realizzazione degli interventi urgenti sulle Aree Archeologiche di Roma e Ostia Antica, ai sensi dell’art. 120 del d.lgs. 22.1.2004, n. 42 (codice dei beni culturali e del paesaggio), secondo la disciplina di … Continua a leggere

La normativa in tema di protezione paesaggistica non tutela l’estetica in quanto tale, ma i valori tradizionali che si mostrano alla vista.

(Tar Lazio, Roma, sez. II Bis, 8 febbraio 2012, n. 1241) «L’estetica che la normativa in tema di protezione paesaggistica intende tutelare è l’esteriore, tradizionale aspetto del territorio, ciò che tutti possono godere con la vista. Si tratta di quell’aspetto del territorio che è ritenuto “tradizionale”, ossia l’ordine e la forma fisica esteriore ereditati dalla … Continua a leggere

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