Edilizia e urbanistica, Paesaggio

La circostanza che l’intervento edilizio abbia prodotto aumenti di superfici e di volumi esclude che possa trattarsi di un abuso cd. minore e rende di per sé inammissibile l’autorizzazione paesaggistica postuma, essendo chiaro, sul punto, l’art. 167, co. 4, d.lgs. n. 42/2004; del resto, afferma il Tar Campania, la previsione di cui al menzionato art. 167, co. 4, assume un indubbio carattere restrittivo e di rigore sanzionatorio, in ossequio all’esigenza di elevare e potenziare il livello effettivo di salvaguardia del bene paesaggio, assistito da protezione di rango costituzionale, sicché – con una scelta non censurabile in quanto coerente con l’accentuato profilo costituzionale dell’interesse pubblico alla preservazione del paesaggio – il legislatore italiano ha intenzionalmente differenziato la disciplina in materia di accertamento postumo di conformità degli interventi effettuati in assenza o in difformità dal titolo, a seconda che il bene da tutelare sia l’ordinato assetto del territorio per i profili urbanistici ed edilizi ovvero per i profili attinenti la tutela del paesaggio.

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 24 marzo 2015, n. 1718)

«Va chiarito in via preliminare che la circostanza per la quale l’intervento è stato effettuato su area sita in zona esterna al Piano Territoriale Paesistico […], circostanza peraltro confermata dalla stessa Soprintendenza, è, nel caso specifico priva di concreta rilevanza, assumendo rilievo comunque la presenza del vincolo paesaggistico.
Con l’intervento edilizio oggetto di contestazione, parte ricorrente ha realizzato diversi corpi di fabbrica ad unico livello, con utilizzo di pannelli coibentati prefabbricati. Non può negarsi, quindi, che l’intervento abbia prodotto aumenti di superficie e di volumi. Ciò rende di per sé inammissibile l’autorizzazione paesaggistica postuma.
5.4.- Sul punto è chiaro l’art. 167, comma 4, d. lgs. 42/2004 per il quale: “L’autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei seguenti casi: a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati”.
6.- Il Collegio, infine, considera infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale, sollevata in via subordinata dalla ricorrente, degli artt. 146, comma 12 e 167, commi 4 e 5 del d. lgs. 42/2004 per violazione degli artt. 3, 9, 32, 41, 42 e 97 Cost.
6.1.- In tema di autorizzazione paesaggistica postuma, il fondamento delle menzionate norme è di consentire, in deroga al già indicato divieto generale, l’autorizzazione paesaggistica postuma esclusivamente per i c.d. abusi minori, ossia quelli che non producano aumento di “superfici utili”, “volumi” ovvero “aumento di quelli legittimamente realizzati”.
La previsione di cui al menzionato art. 167, comma 4, assume una indubbio carattere restrittivo e di rigore sanzionatorio. Tale carattere, ancorché vada a scapito della facoltà edificatorie connesse al diritto di proprietà, viene decisamente in ossequio all’esigenza di elevare e potenziare il livello effettivo di salvaguardia del bene paesaggio, assistito da protezione di rango costituzionale.
In altri termini, il legislatore italiano ha intenzionalmente differenziato la disciplina in materia di accertamento postumo di conformità degli interventi effettuati in assenza o in difformità dal titolo, a seconda che il bene da tutelare sia l’ordinato assetto del territorio per i profili urbanistici ed edilizi ovvero per i profili attinenti la tutela del paesaggio. Questa differenziazione
Ed invero, la conformità postuma è sempre possibile nel primo caso, anche qualora sia presente un incremento dei volumi o delle superfici (art. 36 d.p.r. 380/2001); risulta al contrario inammissibile nel secondo caso, qualora vi sia da presidiare il paesaggio.
Questa scelta del legislatore non appare censurabile per contrasto ai principi costituzionali della ragionevolezza e della parità di trattamento nonché per quelli dell’ordinamento comunitario, perché si muove su un piano di coerenza con l’accentuato profilo costituzionale dell’interesse pubblico alla preservazione del paesaggio. La necessità di difendere al massimo livello il paesaggio impone una soluzione legislativa che, nei confronti degli interventi edilizi sine titulo, abbia carattere fortemente dissuasivo se non punitivo-sanzionatorio.
6.2.- Il diverso approccio del legislatore, più pragmatico e disponibile nel caso di attività edilizia senza titolo od in difformità da questo, rispetto ai casi di attività edilizia prive di nulla osta paesaggistico trova, peraltro, una chiara spiegazione anche sotto il profilo logico/giuridico. Ed invero, per quanto riguarda l’attività edilizia senza titolo o in difformità da questo, l’amministrazione locale non ha che da svolgere un controllo di conformità tra la singola costruzione abusiva e le previsioni contenute nei piani di programmazione e nella regolamentazione edilizia comunale (regolamento edilizio e norme tecniche di attuazione). Simile riscontro postumo è invece inimmaginabile in tema di paesaggio, per il quale l’amministrazione competente deve svolgere un giudizio che non si riduce ad un riscontro deduttivo di conformità ma implica una valutazione di merito, sugli aspetti anche estetici, valutazione che potrebbe essere irrimediabilmente compromessa nel momento in cui il nuovo volume è già venuto ad esistenza (sul punto, cfr. Tar Salerno, sez. I, 25 giugno 2013 n. 1429).
7.- Per quanto sopra il ricorso va respinto
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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