Concorsi pubblici

Le prove orali dei concorsi pubblici devono svolgersi in un’aula o sala aperta al pubblico, accessibile a chiunque voglia assistervi e, quindi, non soltanto a terzi estranei, ma anche e soprattutto ai candidati (sia che abbiano già sostenuto il colloquio, sia che non vi siano stati ancora sottoposti), atteso che ciascun candidato è titolare di un interesse qualificato a presenziare alle prove degli altri candidati, al fine di verificare di persona il corretto operare della commissione.

(Consiglio di Stato, sez. V, 27 marzo 2015, n. 1627)

«Con il terzo motivo di censura, gli appellanti lamentano l’erroneità della sentenza gravata nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto illegittimo l’operato della commissione esaminatrice che ha precluso l’accesso ai candidati non ancora esaminati, all’aula di svolgimento della prova orale, con conseguente violazione del principio di pubblicità.
Gli appellanti sostengono che l’esigenza di precludere l’accesso ai soli candidati non esaminati era legittima, in quanto la commissione esaminatrice aveva stabilito di iniziare la prova con una domanda omogenea per tutti i concorrenti e, conseguentemente, la presenza di candidati in attesa di sostenere il colloquio, avrebbe potuto determinare dalle risposte altrui un vantaggio a loro favore.
6b.- Al riguardo, si osserva che le descritte modalità di svolgimento della prova non possono non ritenersi illegittime, alla stregua delle più basilari regole di trasparenza, imparzialità e buon andamento da osservarsi in merito.
Di ciò è evidente espressione l’art. 6, comma 4, del d.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, secondo il quale “le prove orali devono svolgersi in un’aula aperta al pubblico, di capienza idonea ad assicurare la massima partecipazione”, nonché gli artt. 7 comma 5 e 16 comma 2, del d.P.R. 27 marzo 2001 n. 220 secondo i quali la prova orale deve svolgersi in un’aula o sala aperta al pubblico.
E perché un’aula o sala sia aperta al pubblico, occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale ove esse si tengono, a chiunque voglia assistervi e quindi non soltanto a terzi estranei, ma anche e “soprattutto ai candidati, sia che abbiano già sostenuto il colloquio, sia che non vi siano stati ancora sottoposti “(Cons. Stato, Sez. III, 7 aprile 2014, n. 1722).
Ciascun candidato è titolare, infatti, di un interesse qualificato a presenziare alle prove degli altri candidati, al fine di verificare di persona il corretto operare della commissione.
A nulla rileva sostenere, come gli appellanti fanno, che la scelta operata dalla commissione sarebbe stata motivata dalla circostanza che i quesiti, pur essendo in numero pari a quello dei concorrenti (così da evitare che la stessa domanda fosse posta a due candidati), erano tra loro “strettamente interconnessi” e “l’ascolto delle risposte da parte degli altri concorrenti avrebbe comunque avvantaggiato questi ultimi in violazione della par condicio”.
Tale assunto, oltre ad essere inconferente, non è condivisibile, atteso che le materie d’esame, per la loro ampiezza, ben consentivano di sottoporre domande sempre variate, ancorché di equivalente difficoltà tecnica
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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