Giudizio elettorale, Processo amministrativo

E’ ammissibile un ricorso in materia elettorale supportato da dichiarazioni sostitutive di atto notorio ad esso allegate, anche se le contestazioni riferite nelle suddette dichiarazioni non siano state messe a verbale nel corso delle operazioni elettorali, a condizione, però, che si dimostri, con la querela di falso, che tale incompletezza si risolve in realtà in una falsa attestazione implicita (nella fattispecie, il Tar ha rilevato che la contestazione in ordine al dato numerico contenuto del verbale sezionale, ancorché derubricata dal ricorrente a “mero errore di trascrizione”, implica comunque un accertamento in ordine alla sua “non corrispondenza” con il risultato della tabella di scrutinio, che si risolve pur sempre ed inevitabilmente nella valutazione della sua falsità, intesa come “non fedele” rappresentazione di un certo dato storico che il pubblico ufficiale attesta essere stato verificato in sua presenza e che il ricorrente assumeva, invece, essere diverso dal dato reale).

(Tar Sicilia, Palermo, sez. II, 11 febbraio 2015, n. 417)

«Cita, il ricorrente, giurisprudenza del Consiglio di Stato affermante la non necessità della proposizione delle querela di falso allorquando venga “dedotta la sussistenza di un mero errore materiale, commesso dal verbalizzante nella trascrizione dei dati relativi alle preferenze rivenienti dal semplice scrutinio delle schede, agevolmente verificabile attraverso una semplice indagine istruttoria circa il corretto conteggio delle schede stesse e non, invece, una falsità materiale o ideologica nella redazione dei verbali, sindacabile solo attraverso tale impugnativa di falso” .
“L’atto pubblico fa prova fino a querela di falso della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti e, quindi, prova che la verifica documentale è stata eseguita, ma non anche fa fede delle valutazioni compiute dal pubblico ufficiale sulla documentazione esaminata e neppure esclude la possibilità di errori commessi in tale valutazione; da ciò consegue che nessuna preclusione può derivare dai verbali recanti i dati relativi alle preferenze rivenienti dallo scrutinio delle schede elettorali all’esperimento di nuove verifiche, vuoi, se del caso, in sede di autotutela da parte della p.a., vuoi dinanzi al giudice amministrativo, come nel caso di specie” (Consiglio di Stato sez. V 18 novembre 2003 n. 7320 )
Il ricorrente ha poi prodotto, in occasione della discussione in pubblica udienza, taluni contributi giurisprudenziali che deporrebbero in senso conforme (Consiglio di Stato 2541/2011; 5851/2010; 2829/2001).
3.2. La controinteressata ha invece insistito sulla necessità della proposizione della querela di falso, rilevando da un lato la risalenza nel tempo delle pronunzie giurisprudenziali citate dal ricorrente e rilevando, dall’altro, come a fronte di un annoso contrasto giurisprudenziale sul punto, contrassegnato da discordanti pronunzie del Consiglio di Stato, si sia da ultimo espressa l’Adunanza Plenaria con la recente sentenza n.32 del 20/11/2014.
4. Ai fini della soluzione del detto contrasto, l’Adunanza Plenaria ha ritenuto necessario tenere distinte: “a) le doglianze con le quali si intenda contestare il contenuto del verbale sezionale, sostenendo che lo stesso non espone i fatti come realmente accaduti, dalle doglianze con le quali, b) fermo quanto emerge dal verbale, il ricorrente lamenti che le determinazioni assunte dal seggio siano il frutto di una errata e perciò illegittima applicazione della normativa che regola le operazioni in questione”.
a) “Con riferimento al primo gruppo di contestazioni, merita condivisione e conferma l’avviso secondo cui la forza fidefacente del verbale sezionale in quanto atto pubblico non possa essere validamente contrastata se non mediante l’esperimento della querela di falso, e che pertanto nessun rilievo probatorio può riconoscersi alle dichiarazioni sostitutive dell’atto notorio. In tali casi, anche la acquisizione officiosa degli atti del procedimento si rivelerebbe inutile, per l’evidente difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a desumerne la fondatezza della doglianza”.
b) “La stessa conclusione non può estendersi, invece, alle ipotesi sub b), nella quali, come detto, si sottopone al giudice amministrativo, non la veridicità di un atto pubblico, bensì il vaglio della legittimità delle decisioni assunte dal seggio elettorale, giudizio che non potrebbe essere condotto senza l’esame di quella documentazione di cui il ricorrente non dispone e di cui occorre ordinare l’acquisizione mediante l’esercizio dei poteri istruttori da parte del giudice anche d’ufficio”.
4.1. Ritiene il Collegio, alla luce dei qui condivisi criteri delineati dall’Adunanza Plenaria, come il caso in esame sia riconducibile all’ipotesi sopra calendata con la lettera a), e come l’accertamento del preteso errore materiale, o di trascrizione, denunziato dal ricorrente, non possa efficacemente essere fatto valere se non mediante l’esperimento della querela di falso.
Deve, infatti, rilevarsi che la contestazione in ordine al dato numerico contenuto del verbale sezionale (atto pubblico), ancorché derubricata dal ricorrente a “mero errore di trascrizione”, implica comunque un accertamento in ordine alla sua “non corrispondenza” con il risultato della tabella di scrutinio, che si risolve pur sempre ed inevitabilmente nella valutazione della sua falsità, intesa come “non fedele” rappresentazione di un certo dato storico che il pubblico ufficiale attesta essere stato verificato in sua presenza e che il ricorrente assume, invece, essere diverso dal dato reale.
E ciò certamente prescinde dalla semplicità o complessità dello strumento (indagine istruttoria) con cui accertare la veridicità del dato numerico sostenuto del ricorrente, perché l’accertamento della presunta veridicità di un dato diverso da quello consacrato dal pubblico ufficiale nel verbale da egli formato – avente fede privilegiata – comporta necessariamente ed imprescindibilmente, quale conseguenza riflessa, il contestuale e corrispondente accertamento della falsità del dato storico trascritto nell’atto pubblico, per la cui affermazione è, appunto, sempre necessaria la proposizione della querela di falso dinanzi al giudice ordinario, stante il disposto dell’art.8, comma 2, cod.proc.amm.
Unica eccezione, è che l’errore di trascrizione sia chiaramente riconoscibile da chiunque e rilevabile dal contesto stesso dell’atto, senza bisogno di alcuna indagine ricostruttiva della volontà, il cui contenuto resti individuabile ed individuato con certezza.
Ma nel caso in esame il ricorrente non ha rappresentato la ricorrenza di tali presupposti, né l’esame del verbale palesa errori evidenti ed intrinseci dell’atto che siano riconoscibili ictu oculi dal Collegio, senza necessità di alcuna indagine istruttoria.
Con la conseguenza che deve affermarsi, nel caso in esame, la necessità dell’esperimento della querela di falso, non potendo riconoscersi alcun rilievo probatorio alle dichiarazioni sostitutive dell’atto notorio prodotte dal ricorrente, e non potendosi ricorrere all’acquisizione officiosa degli atti del procedimento, per l’evidente difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a desumere la fondatezza della doglianza.
4.2. Sotto quest’ultimo profilo, l’ordinamento stabilisce un’implicita (ma necessaria) preclusione alla possibilità di presentare un ricorso in materia elettorale, nel caso di mancata esplicitazione delle contestazioni nel verbale delle operazioni elettorali, lì dove attribuisce al predetto verbale fede privilegiata e capacità di fare piena prova fino a querela di falso (cfr. C.d.S., Sez. V, 28 febbraio 2012, n. 1151): ed infatti, l’efficacia probatoria del verbale fino a querela di falso non riguarda solo le circostanze ivi attestate, ma deve ritenersi che si estenda anche alle circostanze non verbalizzate (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. II, n. 4897/2011, cit.), cosicché per la dimostrazione di tali circostanze gli interessati dovranno proporre querela di falso (che, nel caso ora in esame, è mancata).
In altre parole, ad avviso del Collegio è ammissibile un ricorso in materia elettorale supportato da dichiarazioni ad esso allegate, anche se le contestazioni riferite nelle suddette dichiarazioni non siano state messe a verbale nel corso delle operazioni elettorali, a condizione, però, che si dimostri, con la querela di falso, che tale incompletezza si risolve, in realtà, in una falsa attestazione implicita. Ove si opinasse diversamente, infatti, verrebbe annullata la funzione fondamentale che assolve il verbale nella documentazione degli adempimenti eseguiti, delle operazioni svolte e degli eventuali contrasti sorti nel corso di esse: funzione che – salvo il caso di proposizione vittoriosa della querela di falso – non può esser integrata/surrogata da dichiarazioni successive, le quali presentano il rischio palese di fornire una rappresentazione di quanto accaduto deformata dalla personale interpretazione dei fatti del singolo dichiarante (T.A.R. Sez. I Latina , Lazio, 09/10/2013 n.741).
4.3. Orbene, a fronte dell’eccezione proposta in giudizio dalla controinteressata, il ricorrente ha replicato ritenendo che la delibazione del ricorso elettorale proposto non necessiterebbe dell’accertamento – in via pregiudiziale e a mezzo di proposizione di querela di falso – della falsità del verbale sezionale impugnato ed ha insistito per l’accoglimento delle domande proposte con il ricorso; pertanto, non ha nemmeno chiesto al Collegio, la concessione di un termine ai sensi dell’art. 77, comma 1, cod.proc.amm., il quale stabilisce che “chi deduce la falsità di un documento deve provare che sia stata già proposta la querela di falso o domandare la fissazione di un termine entro cui possa proporla innanzi al tribunale ordinario competente”.
Conseguentemente, stante la mancata proposizione della querela di falso da parte del ricorrente, non resta al Collegio che dichiarare l’inammissibilità del ricorso
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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