Edilizia e urbanistica

Il rilascio del titolo edilizio in sanatoria al titolare di un diritto personale di godimento presuppone il consenso, quanto meno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie.

(Tar Lazio, Roma, sez. II Bis, 16 gennaio 2015, n. 693)

«[A] riguardo deve richiamarsi la giurisprudenza amministrativa che, specificamente sulla questione oggetto di causa, ha affermato che (cfr. Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana nella sent. n. 3 del 2 gennaio 2012): il rilascio del titolo edilizio in sanatoria al titolare di un diritto personale di godimento “presuppone il consenso, quanto meno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie”. Infatti, deve ritenersi prioritaria la volontà del proprietario quale “dominus dell’intero procedimento e dei suoi esiti”.
Ai sensi, infatti, dell’art. 31, l. n. 47 del 1985, è ammissibile la presentazione di una domanda di condono da parte del soggetto titolare di un diritto personale di godimento (conduttore), ma nel contempo la medesima posizione giuridica soggettiva non consente di per sé il rilascio della conseguente concessione edilizia in sanatoria, che presuppone il consenso, quantomeno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie. Ne consegue che la semplice disponibilità, per espressa volontà del legislatore, non è sufficiente per conseguire l’effetto finale conseguente all’instaurazione di un procedimento amministrativo preordinato al rilascio di una concessione edilizia, in presenza di un esplicito atto di opposizione – come nella specie – del proprietario.
A riguardo il TAR Sicilia, Catania, Sez. I, con la sent. n. 2911 dell’8 giugno 2010 – con un’interpretazione a cui questo Tar ritiene di dover aderire – aveva precisato che “Tale interpretazione si basa sulla considerazione che il condono di un’opera eseguita abusivamente, o comunque in modo contrario alle norme urbanistiche, non fa sorgere alcun diritto nei confronti dei terzi in colui che ha ottenuto detto condono, che ha effetti solo di carattere amministrativo o penale.
Pertanto, se l’opera contraria a norme urbanistiche lede diritti soggettivi di terzi, fra i quali va annoverato anche il proprietario dell’immobile, ove questi sia soggetto diverso, essi ben possono farli valere giudizialmente al fine di ottenere una sentenza di eliminazione della stessa e/o, a seconda delle ipotesi, di risarcimento dei danni (Cfr. Cass. Civ., Sez. II, 17.4.2001 n. 5611).
Sarebbe, pertanto, illogico che la legge consentisse di sanare opere realizzate non solo “contra legem”, ma anche contro la volontà del proprietario dell’immobile, che si sia opposto alla sanatoria e che è legittimato a chiederne giudizialmente la demolizione”
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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