Contratti pubblici, Processo amministrativo

Il Tar Sicilia osserva che solo nella misura in cui le parti offrano al giudice atti defensionali chiari e sintetici è possibile che il giudice renda un celere servizio di giustizia, con la tempestiva pubblicazione del dispositivo e il deposito di una sentenza chiara e sintetica (e possibilmente anche semplificata).

(Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 8 luglio 2014, n. 1787)

«[R]ileva pregiudizialmente il Collegio che la complessità dei ricorsi anche con riferimento al numero dei motivi e al peculiare intreccio delle posizioni processuali, ha evidentemente impedito la celere definizione della controversia, il che di regola dovrebbe peraltro avvenire con la pubblicazione del dispositivo e la successiva pubblicazione di una sentenza in forma semplificata (v. art. 120, c. 9 e c. 10, c.p.a., che rinvia all’art. 74 c.p.a.).
Ciò dipende anche dalla palese violazione del principio di sinteticità degli atti processuali (v. artt. 3, c. 2 e 120, c. 10, c.p.a., che codificano un principio, senza peraltro prevedere esplicitamente una sanzione per la sua violazione ai sensi dell’art. 26, c. 2, c.p.a.).
Detto principio, in un’ottica di efficace collaborazione tra le parti e il giudice, costituisce elemento pregiudiziale rispetto alla definizione della controversia secondo il modello accelerato voluto dal legislatore e trasposto nell’art. 120 c.p.a.
In sostanza, ad avviso del Collegio, solo nella misura in cui le parti offrano al giudice atti defensionali chiari e sintetici è possibile che il giudice renda un celere servizio di giustizia con la tempestiva pubblicazione del dispositivo e il deposito di una sentenza chiara e sintetica (e possibilmente anche semplificata).
In mancanza del rispetto, a monte, del fondamentale principio di sinteticità degli atti di parte, il giudice, per assicurare, a valle, il rispetto del principio di sinteticità della sentenza, dovrà necessariamente circoscrivere la materia del contendere ai soli punti controversi (anche alla luce delle indicazioni già fornite in sede cautelare e all’esito dell’attività istruttoria eventualmente disposta); dovrà poi fare contemporanea applicazione dei principi dell’acquiescenza e dell’assorbimento dei motivi non esaminati (secondo il disposto di cui all’art. 39, c. 1, c.p.a., che rinvia alle disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili o espressione di principi generali).
In ossequio ai principi di speditezza che necessariamente connotano il rito in materia di appalti, specie quanto si tratta dei provvedimenti di esclusione dalla gara e anche di ammissione (il quali, de iure condendo, sarebbe opportuno fossero assoggettati allo stesso onere di immediata impugnazione a pena di decadenza, così da evitare successivi travolgimenti dell’aggiudicazione) va peraltro riconosciuta la piena legittimità della redazione della motivazione della sentenza per relationem, attraverso il richiamo delle contrarie argomentazioni contenute negli scritti delle parti che il giudice riterrà quindi di fare proprie
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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