Giustizia amministrativa

Anche a seguito della riforma del comma 1 dell’art. 108 c.p.a. (ad opera del d.lgs. n. 195/2011), gli aventi causa ed i creditori di una delle parti sono legittimati a proporre opposizione revocatoria alla sentenza unicamente nelle forme del comma 2 del detto articolo, fornendo quindi prova che la sentenza sia stata effetto di dolo o collusione a loro danno, senza potersi valere della diversa disciplina dell’opposizione ordinaria.

(Consiglio di Stato, sez. IV, 11 settembre 2012, n. 4829)

«L’art. 108 del codice del processo amministrativo (D.Lgs. 2 luglio 2010 , n. 104 “Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo”), nella sua formulazione originaria, recitava:
“1. Un terzo, titolare di una posizione autonoma e incompatibile, può fare opposizione contro una sentenza del tribunale amministrativo regionale o del Consiglio di Stato pronunciata tra altri soggetti, ancorché passata in giudicato, quando pregiudica i suoi diritti o interessi legittimi.
2. Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono fare opposizione alla sentenza, quando questa sia effetto di dolo o collusione a loro danno”.
Con la modifica intervenuta a seguito dell’articolo 1, comma 1, lettera aa), del D.Lgs. 15 novembre 2011, n. 195, l’inciso “, titolare di una posizione autonoma e incompatibile” è stato soppresso, ampliando la platea dei soggetti legittimati all’opposizione di terzo ordinaria, mantenendo i limiti previgenti in relazione alla sola opposizione di terzo revocatoria, di cui al comma 2.
Sulla scorta dell’intervenuta modifica le parti ricorrenti hanno ritenuto sussistere la loro legittimazione, proponendo pertanto la detta azione, volta a sentire dichiarare la nullità della decisione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, n. 1884 del 28 aprile 2008.
3. – Osserva la Sezione che gli interventi legislativi in tema di opposizione di terzo hanno consentito un superamento, ancora più marcato dopo il correttivo del 2011, delle originarie posizioni giurisprudenziali e dottrinali tendenti a limitare la legittimazione per tale tipo di impugnativa solo a categorie ristrette di soggetti, categorie normalmente individuate in quella dei controinteressati pretermessi, ossia coloro ai quali non presenti in giudizio a causa della mancata notifica nei loro confronti del ricorso, e in quella dei controinteressati sopravvenuti, ossia i soggetti titolari di una situazione giuridica soggettiva discendende dal provvedimento impugnato ed in conseguenza del suo annullamento.
Nella formulazione originaria dell’art. 108 del codice del processo amministrativo, il primo comma, legittimando in via ordinaria unicamente i terzi titolari di una posizione autonoma ed incompatibile con le statuizioni della sentenza emessa in un giudizio a cui non erano stati messi in condizione di partecipare, si poneva in linea con la lettura data dalla giurisprudenza amministrativa e da quella civile in merito.
La Corte di cassazione aveva infatti precisato che il pregiudizio che legittima il terzo alla proposizione dell’opposizione di terzo ordinaria presuppone, in capo all’opponente, la titolarità di un diritto autonomo la cui tutela sia incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza pronunciata tra altre parti (da ultimo ed ex multis, in quanto espressivo di un orientamento pacifico, Cassazione civile, sez. lav., 14 aprile 2010 n. 8888; id., sez. III, 13 marzo 2009 n. 6179). Del pari, anche questo Consiglio aveva aderito ad una formulazione analoga, statuendo come la legittimazione a proporre l’opposizione di terzo nei confronti di una sentenza del giudice amministrativo spetti al soggetto titolare di una posizione pregiudicata dalla decisione interessata dal ricorso in opposizione, ossia di una situazione incompatibile con la statuizione giurisdizionale, precisando che tale incompatibilità non deve essere intesa come riferita solo a colui il quale aspiri al medesimo bene conseguito dal ricorrente vittorioso ma, in senso più lato, colui che intenda difendere un bene della vita inciso negativamente, nella sua integrità o nel suo valore, dalla sentenza opposta (Consiglio di Stato, sez. V, 28 settembre 2011 n. 5391).
Su questo assetto consolidato, si è inserita la riforma dell’art. 108 del codice del processo amministrativo, come derivante dal citato D.Lgs. n. 195 del 2001, che ora, ferma rimanendo l’originaria struttura del secondo comma, vede eliminato nel primo comma, ed in relazione all’opposizione di terzo ordinaria, ogni accenno alla titolarità di una posizione autonoma e incompatibile.
Rileva la Sezione come la detta modifica normativa porti a compimento il riferito processo di ampliamento della legittimazione, rendendo di fatto azionabile il rimedio oppositivo da parte di tutti i soggetti comunque non intervenuti nel processo, quando tale assenza non sia dipesa da una loro decisione, ma sia conseguenza di un’omissione comunque rilevante, sia essa dovuta alla controparte, come pure alla mancata attivazione dei poteri di integrazione del contraddittorio del giudice o, addirittura, derivante da vizi del procedimento amministrativo a monte, per mancata corretta individuazione dei soggetti di cui al capo III della legge n. 241 del 1990.
La citata modifica del comma 1 dell’art. 108 del codice del processo amministrativo rende quindi ragione delle peculiarità dell’azione della pubblica amministrazione e della sua ontologica incidenza su interessi sopraindividuali e quindi su soggetti terzi, non necessariamente conosciuti o conoscibili, permettendo così un più facile accesso alla tutela giurisdizionale delle situazioni di interesse legittimo che più frequentemente, rispetto a quelle di diritto soggettivo, coinvolgono figure soggettive non espressamente evocate nella formalità degli atti.
4. – Evidenziata così la funzione della norma e quindi la condivisibile estensione della legittimazione, nell’opposizione ordinaria, a tutti i soggetti terzi rispetto al decisum giurisprudenziale, non deve però sottacersi il profilo del necessario coordinamento tra il primo comma del citato art. 108 ed il secondo comma, che regola l’opposizione di terzo revocatoria continuando a prevedere che a questa siano legittimati “gli aventi causa e i creditori di una delle parti” nei soli casi in cui la sentenza “sia effetto di dolo o collusione a loro danno”.
A parere della Sezione, esigenze di carattere sistematico ed ordinamentale portano ad escludere che la riforma dell’art. 108, e quindi l’estensione generalizzata della legittimazione a tutti i terzi, possa essere intesa come comprensiva anche delle situazioni soggettive disciplinate dal comma 2 dello stesso articolo. Ed in effetti, mentre in precedenza, nell’ambito del generale concetto di terzo rispetto alla sentenza, ossia di soggetto non contemplato nell’ambito della pronuncia del giudice, i due commi dell’art. 108 individuavano due diverse sfere di terzi, tra loro autonome e non intersecanti (ossia quella dei terzi titolari di una posizione autonoma e incompatibile, da un lato, e quella degli aventi causa e i creditori di una delle parti, dall’altro), dopo la riforma l’ambito della prima categoria appare tanto vasto da ricomprendere anche il secondo insieme, e quindi da fare ipotizzare che l’opposizione di terzo ordinaria possa essere proposta anche da creditori ed aventi causa, così superando i limiti probatori del dolo o della collusione che caratterizzano l’opposizione revocatoria.
Tale lettura non appare però compatibile con l’assetto normativo, in relazione sia ad esigenze sistematiche che alle tecniche di tutela delle situazioni giuridiche. In relazione al primo profilo, deve osservarsi come la disposizione del comma secondo dell’art. 108 si ponga in rapporto di specialità rispetto a quella del primo, giustificando in tal modo la permanenza di una trattazione differenziata delle due situazioni; in relazione al secondo profilo, va evidenziato come la supposta lettura estensiva ed omnicomprensiva dell’ambito applicativo del primo comma porterebbe ad una facile elusione dei termini decadenziali o addirittura prescrizionali di tutela, essendo sufficiente la trasmissione a titolo derivativo del rapporto controverso per legittimare una nuova azione da parte del nuovo titolare.
Conclusivamente, deve affermarsi come, anche a seguito della riforma del comma 1 dell’art. 108 del codice del processo amministrativo, gli aventi causa e i creditori di una delle parti solo legittimati a proporre opposizione alla sentenza unicamente nelle forme del comma 2 del detto articolo, fornendo quindi prova che la sentenza sia stata effetto di dolo o collusione a loro danno, senza potersi valere della diversa disciplina dell’opposizione ordinaria
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.