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imparzialità

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Termine di durata dei procedimenti sanzionatori di cui alla l. n. 689/1981: poiché il legislatore non è ancora intervenuto a colmare il vuoto normativo stigmatizzato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 151 del 12 luglio 2021, la questione deve essere risolta tenendo presenti le coordinate ermeneutiche dettate dalla Consulta, dunque avendo riguardo ai princìpi generali di economicità, di efficacia, di buon andamento ed imparzialità, che devono presidiare tutta l’attività amministrativa (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha confermato l’illegittimità dell’operato dell’Amministrazione, non avendo la stessa addotto alcuna valida ragione giustificatrice del lungo tempo – ben 26 mesi – impiegato per irrogare la sanzione).

(Consiglio di Stato, sez. VII, 14 febbraio 2022, n. 1081) «La questione controversa è se possa ritenersi applicabile al caso di specie il termine generale di conclusione del procedimento di cui alla L. 241/90 ovvero se debba applicarsi tout court il termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 28 L. 689/81. Sul tema si registra, … Continua a leggere

L’Amministrazione ha l’obbligo di rispettare il principio del concorso pubblico, quale mezzo ordinario di accesso al pubblico impiego, anche per quanto attiene i passaggi a qualifiche funzionali superiori.

(Consiglio di Stato, sez. V, 7 settembre 2015, n. 4139) «La giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenze n. 227 del 2013, n. 90 e n. 62 del 2012, n. 310 e n. 299 del 2011) ha più volte ribadito che il concorso pubblico costituisce la modalità ordinaria di accesso nei ruoli delle pubbliche amministrazioni, in coerenza … Continua a leggere

Il C.G.A. – aderendo ad un orientamento per così dire intermedio – ritiene che la scelta circa la necessità di sostituire o no una commissione di concorso a posti di pubblico impiego dopo l’annullamento del procedimento non si fonda sull’applicazione necessaria di un preciso comando legislativo, ma comporta la valutazione discrezionale delle circostanze che hanno portato all’annullamento degli atti, atteso che in tale ipotesi occorre valutare se le stesse evidenzino problemi tali da diminuire l’autorevolezza dell’organo, e quindi dell’Amministrazione alla quale vengono imputati i suoi atti, sotto i differenti profili dell’imparzialità manifestata e della correttezza delle scelte tecniche adottate (nella fattispecie, il C.G.A. ha ritenuto che, in concreto, fosse giuridicamente impraticabile la via di richiedere allo stesso organo di scegliere il più meritevole tra i candidati, poiché la commissione esaminatrice aveva già formulato una valutazione finale di positiva equivalenza tra i due candidati ritenuti meritevoli dell’idoneità, sicché il medesimo organo non poteva in sostanza rinnegare tale valutazione di parità e formulare invece nuovi giudizi individuali in modo da far prevalere uno dei due candidati).

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 27 febbraio 2015, n. 165) «Con il primo e centrale motivo di impugnazione [l’appellante] deduce che ha errato il TAR nel disporre in sostanza l’annullamento del solo segmento finale della procedura, affidandone la riedizione alla medesima commissione esaminatrice, risultando tale scelta contraria ai principi di imparzialità e … Continua a leggere

Il momento della valutazione comparativa delle varie domande di concessione demaniale marittima è imprescindibile e si pone quale requisito di legittimità della scelta finale tra i candidati.

(Tar Calabria, Reggio Calabria, 24 settembre 2014, n. 505) «Nel merito, il ricorso è fondato e merita di essere accolto nei termini che appresso si specificano. Il Collegio reputa decisive le seguenti circostanze, come emergenti dall’istruttoria e dagli atti di causa: L’autorità procedente non ha svolto la valutazione comparativa tra le varie istanze presentate dagli … Continua a leggere

Rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie sorte in occasione di procedure di selezione del personale poste in essere da società a partecipazione pubblica che non gestiscono servizi pubblici locali, né esercitano poteri autoritativi pubblicistici.

(Consiglio di Stato, sez. V, 4 dicembre 2012, n. 6178) «[L’]art. 18 del D.L. 25 giugno 2008 n. 112 convertito con legge 6 agosto 2008 n. 133 dispone: – al comma 1 che: “A decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, le società che … Continua a leggere

In tema di responsabilità della Pubblica Amministrazione da provvedimento illegittimo, l’elemento soggettivo – riferito alla Pubblica Amministrazione intesa come apparato – si configura nel caso in cui vi sia stata inosservanza di un canone di condotta agevolmente percepibile nella sua portata vincolante: cioè, in definitiva, quando la violazione risulti grave e commessa in un contesto di circostanze di fatto ed in un quadro di riferimenti normativi e giuridici tali da palesare la negligenza della P.A. nell’assunzione del provvedimento viziato.

(Tar Lazio, Roma, sez. I, 27 settembre 2012, n. 8171) «In tema di responsabilità della Pubblica Amministrazione da provvedimento illegittimo, l’elemento soggettivo del dolo o della colpa della stessa Amministrazione rappresenta difatti elemento imprescindibile, ai sensi dell’art. 2043 c.c., perché si formi una fattispecie che possa dare luogo al danno ingiusto. Viceversa, la mancanza dell’elemento … Continua a leggere

La tutela del legittimo affidamento del privato deve essere contenuta entro precisi limiti delineati dall’esistenza di elementi positivi idonei ad ingenerare, ragionevolmente, il convincimento circa un determinato assetto degli interessi.

(Tar Lazio, Roma, sez. I, 16 maggio 2012, n. 4455) «[R]isolvendosi la tutela del legittimo affidamento del destinatario dei provvedimenti amministrativi in un limite all’azione della Pubblica Amministrazione, la quale, nel rispetto dei principi fondamentali fissati dall’art. 97 della Costituzione, è tenuta ad improntare la sua azione non solo agli specifici principi di legalità, imparzialità … Continua a leggere

La regola di cui all’art. 84, comma 2 del Codice dei contratti pubblici non ha una valenza meramente procedimentale ed impone che la commissione giudicatrice sia composta da “veri” esperti nello specifico settore cui si riferisce l’oggetto del contratto.

(Consiglio di Stato, sez. III, 10 aprile 2012, n. 2054) «[L]a regola di cui all’art. 84 co. 2 [del Codice dei contratti] è il portato dei principi di rango costituzionale dell’imparzialità e del buon andamento dell’azione amministrativa, appare evidente che se è già di per sé discutibile l’assoluta mancanza di ingegneri all’interno di una Commissione … Continua a leggere

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