Aziende municipalizzate, Giurisdizione, Pubblico impiego

Rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie sorte in occasione di procedure di selezione del personale poste in essere da società a partecipazione pubblica che non gestiscono servizi pubblici locali, né esercitano poteri autoritativi pubblicistici.

(Consiglio di Stato, sez. V, 4 dicembre 2012, n. 6178)

«[L’]art. 18 del D.L. 25 giugno 2008 n. 112 convertito con legge 6 agosto 2008 n. 133 dispone:
– al comma 1 che: “A decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”;
– al comma 2 che: “Le altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità”.
Ciò posto , non vi è dubbio alcuno che all’appellante sia applicabile esclusivamente il comma 2 della sopra richiamata disposizione, in quanto
[l’appellante] è una persona giuridica privata che non gestisce alcun tipo di servizio pubblico locale e che opera sul mercato come un qualsiasi altro imprenditore.
Sennonché , tale disposizione normativa non incardina affatto la giurisdizione del giudice amministrativo sulle controversie sorte in occasione di procedure di selezione poste in essere da società a partecipazione pubblica che non gestiscono servizi pubblici locali, limitandosi, viceversa, a prescrivere unicamente a tali società di adottare criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei principi di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità ed imparzialità.
In altri termini , la sopra menzionata norma non dispone alcunchè in relazione alla giurisdizione e, di conseguenza, non individua affatto il giudice competente con riferimento alle cause, come quella del caso di specie, sorte in occasione di procedura selettiva per il reclutamento di personale.
Ne consegue che, in tali fattispecie, in assenza di una specifica indicazione legislativa attributiva della giurisdizione, il criterio da adottare per l’individuazione del giudice competente è quello della causa petendi.
E l’applicazione di tale criterio, nel caso de quo, esclude certamente la giurisdizione del giudice amministrativo atteso che
[l’appellante], come già precisato, non è un soggetto che gestisce un servizio pubblico, né esercita poteri autoritativi pubblicistici a fronte di cui siano rinvenibili posizioni di interesse legittimo .
In questo senso, del resto , si è già espressa la Sezione in relazione ad una vicenda sostanzialmente analoga sorta anch’essa dopo l’entrata in vigore dell’art. 18 della legge n. 133/2008 , precisando che la controversia in quanto relativa alla “contestazione di una procedura selettiva per l’assunzione di personale dipendente bandita da una società privata, ancorchè partecipata, da una pubblica Amministrazione (…)” non rientra nella “giurisdizione amministrativa in materia di concorsi prevista dall’art. 63 del T.U. del pubblico impiego di cui al D.lgs. 30.03.2011 n. 165” (cfr. sentenza n. 3356/2010).
Detta decisione peraltro, mette conto di evidenziarlo, è stata da ultimo confermata dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione le quali hanno precisato che “in tema di lavoro alle dipendenze delle aziende municipalizzate, il principio secondo cui le relative controversie rientrano – anche per quanto riguarda l’espletamento delle procedure concorsuali – nella giurisdizione del g.o. in conseguenza della natura privatistica del rapporto con tali aziende, trova applicazione anche nel caso in cui l’intero capitale sociale appartenga al Comune, in quanto, anche in questo caso, l’Azienda municipalizzata costituisce struttura autonoma rispetto all’organizzazione pubblicistica e non può essere equiparata alle pubbliche amministrazioni cui l’art. 63 del D.lgs. n. 165 del 2001 riserva la giurisdizione del g.a. per le sole procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti” (cfr. Cass. civ. sez. unite, n. 5685 del 10 marzo 2011).
Del resto, nello stesso senso la Sezione in sede cautelare , nel sospendere l’esecutività della sentenza odiernamente gravata , ha già avuto modo di rilevare, in senso conforme al principio testè richiamato , che
[l’appellante] non è, in ogni caso, riconducibile ad una pubblica amministrazione ex art. 63 del D.lgs. n. 165/2001 né esercita, in osservanza dei principi di cui all’art. 18 del D.L. 25 giugno 2008 n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008 n. 133, poteri autoritativi tali da attrarre la controversia nella giurisdizione amministrativa.
Non vi è dubbio, quindi, che nell’assenza di una specifica indicazione, l’art. 18 non abbia inciso sull’assetto delle competenze fissato dal D.lgs. n. 165 del 2001, attribuendo al giudice amministrativo la giurisdizione esclusiva sulle controversie che possono sorgere in occasione di procedure di selezione poste in essere da società a partecipazione pubblica che non gestiscono servizi pubblici locali come
[l’appellante], ma si sia, viceversa, limitato a disporre che queste ultime debbano adottare criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei principi di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità ed imparzialità.
Conclusivamente gli specifici atti di selezione del personale da parte dell’appellante sono da ricondursi nell’ambito di un’attività di organizzazione di natura privatistica, essendo preordinati alla provvista di mezzi umani attraverso cui la società che, non gestisce servizi pubblici locali, esercita la sua impresa in regime di libero mercato.
Pertanto le controversie che possono sorgere con riguardo ai predetti atti sono, senz’altro, da ricondursi nell’ambito della competenza del giudice ordinario.
Ne consegue che erroneamente il giudice di prime cure ha disatteso l’eccezione sollevata in primo grado dall’appellante sul presupposto che gli atti gravati fossero diretta espressione di un potere pubblicistico che nella specie, viceversa, non sussiste
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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