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Abusi edilizi e sanzioni: per gli interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali, va senz’altro disposta la demolizione delle opere abusive; per gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire, la legge prevede la demolizione, a meno che, non potendo essa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, debba essere applicata una sanzione pecuniaria.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 30 marzo 2017, n. 1484) «La disciplina sanzionatoria degli abusi nelle costruzioni contempla tre fattispecie ordinate secondo la gravità dell’abuso: l’ipotesi di interventi in assenza di permesso o di totale difformità; l’ipotesi intermedia di variazioni essenziali dal titolo edilizio; l’ipotesi residuale della parziale difformità da esso. In particolare, l’art. 31 … Continua a leggere

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Il mancato rispetto del termine di novanta giorni previsto per l’emanazione del parere della Soprintendenza in relazione alla sanatoria di abuso edilizio ricadente su area vincolata: a) consente all’interessato di proporre il ricorso previsto dall’art. 117 c.p.a. avverso il silenzio dell’amministrazione; b) non rende illegittimo il parere tardivo; c) comporta che comunque il provvedimento conclusivo del procedimento deve far riferimento motivato al parere emesso dall’organo statale, sia pure dopo il superamento del termine fissato dall’art. 167, co. 5, del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 13 maggio 2016, n. 1935) «[S]i deve ricordare che l’art. 146, comma 4, del d.lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, dopo aver ricordato che l’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli … Continua a leggere

Qualora un abuso edilizio sia stato posto in essere su un immobile concesso in locazione, la relativa responsabilità va riferita al conduttore, che è l’unico soggetto che ha la materiale disponibilità del bene, salvo che non emerga un manifesto coinvolgimento del proprietario che ha consentito l’abuso vietato; ne conseguono l’illegittimità dell’ordine di demolizione adottato nei confronti del proprietario estraneo all’abuso e altresì l’inoperatività dell’effetto acquisitivo discendente “ex lege” dall’inottemperanza allo stesso ordine di demolizione.

(Tar Campania, Salerno, sez. I, 20 aprile 2015, n. 873) «Le ricorrenti, in qualità di proprietarie (della maggior porzione) dei terreni, su cui le opere edilizie abusive contestate erano state, a più riprese, ed anche su area demaniale, edificate, hanno dedotto la loro estraneità alla realizzazione delle medesime, e hanno censurato la pronuncia delle suddette … Continua a leggere

Non osta alla possibilità di qualificare un’opera quale intervento di ristrutturazione edilizia il fatto che la stessa determini un aumento di volumetria, come si evince dall’art. 10, co. 1, lett. c), del d.P.R. n. 380/2001, che assoggetta a permesso di costruire gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino a modifiche del volume, così ammettendo che i medesimi interventi possano fra l’altro determinare aumenti di volumetria (nella fattispecie, il Tar ha perciò statuito che l’intervento in esame – pur avendo determinato un aumento della superficie lorda di pavimento e, quindi, della volumetria complessiva – può essere ascritto alla categoria della ristrutturazione edilizia, in quanto diretto alla trasformazione di un locale interrato da deposito a locale con permanenza di persone, in linea con la definizione contenuta nell’art. 3, co. 1, lett. d, del d.P.R. n. 380/2001, il quale dispone che sono interventi di ristrutturazione edilizia quelli “rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”).

(Tar Lombardia, Milano, sez. II, 21 gennaio 2015, n. 246) «Con il quarto motivo il ricorrente sostiene che il Comune […] avrebbe errato nella qualificazione dell’abuso oggetto dell’istanza di condono, avendolo qualificato quale intervento di nuova costruzione da ascrivere alla tipologia 1, di cui alla tabella allegata al decreto-legge n. 269 del 2003, in luogo … Continua a leggere

La lottizzazione abusiva non può essere sanata attraverso la presentazione di un’istanza di sanatoria edilizia ex art. 36 D.P.R. n. 380/2001, né la presunta condizione di ‘lotto intercluso’ dell’area di insediamento potrebbe giustificare il tipo di abuso determinato dall’edificazione in assenza di preventiva approvazione del piano di lottizzazione prescritto dal P.R.G.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 17 novembre 2014, n. 616) «Il provvedimento con cui è stata negata la concessione in sanatoria, in particolare, è stato così motivato: a) perché la società ha realizzato le opere in questione su un terreno ricadente in zona ‘T’ del P.R.G. vigente, senza che fosse stato precedentemente … Continua a leggere

E’ possibile ottenere la sanatoria delle opere abusive realizzate in zona sottoposta ad un vincolo di inedificabilità relativa soltanto qualora non si tratti di opere realizzate dopo l’imposizione del vincolo ed in assenza o in difformità del titolo abilitativo e che risultino non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.

(Tar Abruzzo, L’Aquila, sez. I, 10 luglio 2014, n. 595) «Il provvedimento gravato giustifica il rigetto dell’istanza di condono anche perché l’intervento è realizzato in zona soggetta a vincolo paesaggistico, non è stata richiesta la sanatoria ambientale e non è sanabile ai sensi del comma 27 dell’art. 32 del d.l. n. 269 del 2003. Parte … Continua a leggere

Nell’ipotesi in cui – per il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell’abuso ed il protrarsi dell’inerzia dell’Amministrazione preposta alla vigilanza – si sia ingenerata una posizione di affidamento nel privato, l’esercizio del potere repressivo delle violazioni in materia edilizia richiede un onere di motivazione che non potrebbe non chiamare in causa, tra gli altri elementi da considerare, anche la condizione di possibile buona fede dei soggetti che si vorrebbero in ipotesi sanzionare, né potrebbe andar disgiunto da una verifica circa gli eventuali indebiti vantaggi che questi avrebbero ritratto dall’illecito.

(Consiglio di Stato, sez. V, 24 ottobre 2013, n. 5158) «Osserva la Sezione che è pacifico nel caso di specie che le difformità emerse rispetto alla licenza edilizia risalivano all’epoca della costruzione dello stabile interessato e che l’intervento sanzionatorio in contestazione è stato compiuto dopo circa mezzo secolo dalla commissione dell’abuso. Peraltro l’Amministrazione non ha … Continua a leggere

L’Amministrazione comunale non può adottare provvedimenti sanzionatori di abusi edilizi prima di aver definito, con pronuncia espressa e motivata, il procedimento di concessione in sanatoria.

(Tar Sardegna, sez. II, 13 gennaio 2012, n. 16) «Per giurisprudenza consolidata […] l’Autorità comunale non può adottare provvedimenti sanzionatori (nella fattispecie, di carattere ripristinatorio) di abusi edilizi prima di aver definito, con pronuncia espressa e motivata, il procedimento di concessione in sanatoria, in quanto in caso di eventuale sussistenza della conformità dell’abuso alla disciplina … Continua a leggere

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