Edilizia e urbanistica

Non osta alla possibilità di qualificare un’opera quale intervento di ristrutturazione edilizia il fatto che la stessa determini un aumento di volumetria, come si evince dall’art. 10, co. 1, lett. c), del d.P.R. n. 380/2001, che assoggetta a permesso di costruire gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino a modifiche del volume, così ammettendo che i medesimi interventi possano fra l’altro determinare aumenti di volumetria (nella fattispecie, il Tar ha perciò statuito che l’intervento in esame – pur avendo determinato un aumento della superficie lorda di pavimento e, quindi, della volumetria complessiva – può essere ascritto alla categoria della ristrutturazione edilizia, in quanto diretto alla trasformazione di un locale interrato da deposito a locale con permanenza di persone, in linea con la definizione contenuta nell’art. 3, co. 1, lett. d, del d.P.R. n. 380/2001, il quale dispone che sono interventi di ristrutturazione edilizia quelli “rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”).

(Tar Lombardia, Milano, sez. II, 21 gennaio 2015, n. 246)

«Con il quarto motivo il ricorrente sostiene che il Comune […] avrebbe errato nella qualificazione dell’abuso oggetto dell’istanza di condono, avendolo qualificato quale intervento di nuova costruzione da ascrivere alla tipologia 1, di cui alla tabella allegata al decreto-legge n. 269 del 2003, in luogo della tipologia 3.
29. Ritiene il Collegio che, per le ragioni di seguito esposte, vadano confermate le conclusioni cui è giunta di recente la Sezione in casi analoghi a quello in esame.
30. In base alla tabella allegata al decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito in legge 24 novembre 2003, n. 326, vanno ascritte in tipologia 3 le opere di ristrutturazione edilizia come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera d), del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio.
31. La Sezione ha già avuto modo di chiarire che (come peraltro afferma testualmente la norma) per stabilire se un intervento possa essere ascritto a tale tipologia, occorre fare riferimento alla definizione contenuta nel citato art. 3, comma 1, lett. d) del d.P.R. n. 380 del 2001 (cfr. TAR Lombardia Milano, sez. II, 13 maggio 2014, n. 1304; id. 11 luglio 2011 n. 1863).
32. Stabilisce questa disposizione che sono interventi di ristrutturazione edilizia quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.
33. E’ peraltro pacifico che non osta alla possibilità di qualificare un’opera quale intervento di ristrutturazione il fatto che la stessa determini un aumento di volume: in tal senso è dirimente l’art. 10, comma 1, lett. c) dello stesso d.P.R. n. 380 del 2001 che assoggetta a permesso di costruire “gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino… (a) modifiche del volume…”. Come si vede infatti, questa disposizione, nell’ammettere esplicitamente che gli interventi di ristrutturazione possano anche determinare modifiche del volume, ammette implicitamente che i medesimi interventi possano fra l’altro determinare aumenti di volumetria.
34. A contrario non si può invocare l’inciso contenuto nel citato art. 3, comma 1, lett. d) che esclude dall’ambito della ristrutturazione edilizia gli interventi di demolizione e ricostruzione con modifiche volumetriche. La norma, in questa parte, si riferisce soltanto ai casi in cui l’intervento consista appunto nella demolizione e ricostruzione di un preesistente manufatto; negli altri casi, quando cioè non si procede a demolizione e ricostruzione, torna a valere la regola generale che, come visto, ammette che la ristrutturazione edilizia possa comportare modifiche del volume.
35. Ciò chiarito, va rilevato che i lavori oggetto dell’intervento di cui è causa hanno determinato la trasformazione di un locale interrato da deposito a locale con permanenza di persone con aumento della superficie lorda di pavimento (s.l.p.) e, quindi, della volumetria complessiva.
36. Appare evidente, per le ragioni sopra illustrate, come questo intervento, nonostante abbia determinato aumento della s.l.p., non possa che essere ascritto alla categoria della ristrutturazione edilizia, essendo esso diretto alla trasformazione di un edificio esistente.
37. Di conseguenza l’abuso in questione va senz’altro inquadrato nella tipologia 3 di cui alla tabella allegata al decreto-legge n. 269 del 2003, e non alla tipologia 1 come vorrebbe invece il Comune
[…].
38. Per completezza si deve peraltro evidenziare come la giurisprudenza invocata dalla difesa di parte resistente (Consiglio di Stato, sez. VI, 3 luglio 2014, n. 3358) non sia del tutto attinente al caso in esame. Difatti, mentre nella fattispecie esaminata dal giudice di appello si era in presenza di un consistente aumento di volumetria, nel caso in esame l’aumento è molto contenuto, riguardando esso solo una porzione dell’immobile trasformato.
39. Il motivo in esame è quindi fondato.
40. Per queste ragioni il ricorso deve essere accolto. Per l’effetto l’atto impugnato deve essere annullato e il Comune
[…] deve ricalcolare l’ammontare del contributo tenendo in considerazione le indicazioni sopra fornite».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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