ANAC, Atto amministrativo, Processo amministrativo, Provvedimento amministrativo

Le determinazioni adottate dall’ANAC in sede di vigilanza non assumono natura provvedimentale e come tali non sono produttive di effetti immediatamente lesivi nella sfera dei soggetti vigilati, di talché è inammissibile il ricorso proposto avverso i relativi atti (nella fattispecie, il Tar ha peraltro evidenziato che la deliberazione censurata – impugnata quale atto presupposto rispetto al provvedimento dirigenziale di revoca dell’incarico di direttore dei lavori e recante l’accertamento dell’esistenza di un errore progettuale, ex art. 132, co. 1, lett. e), d.lgs. n. 163/2006, con riferimento al progetto in discussione – si limitava a formulare nei confronti dell’Amministrazione comunale l’invito “a valutare se e quali misure ritiene congrue …”, non potendo quindi assurgere neppure al ruolo di “proposta vincolante”, anche solo rispetto all’assunzione di una qualche “misura”).

(Tar Sicilia, Catania, sez. I, 1° luglio 2015, n. 1850)

«[I] ricorrenti impugnano la determina dirigenziale n. 05/47 emessa il 27.02.2015 – con la quale il Direttore dei Lavori Pubblici del Comune […] ha revocato e risolto l’affidamento dell’incarico di Direttore dei Lavori e Coordinatore della Sicurezza in fase di esecuzione, relativo al Progetto SIC AC 01 […] – e la presupposta deliberazione ANAC n. 6 del 30.09.2014, con la quale Autorità Nazionale Anticorruzione ha accertato l’esistenza di un errore progettuale, ex art. 132, co. 1, lett. e) codice contratti pubblici, con riferimento al progetto in discussione, ed invitato l’amministrazione comunale a valutare l’eventuale adozione di misure nei confronti del progettista.
Deducono vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, rilevando l’esistenza di vizi procedimentali nella fase avanti l’ANAC e l’inapplicabilità della normativa di riferimento da questa utilizzata, la contraddittorietà della condotta dell’amministrazione comunale, nonché contestando la sussistenza dell’errore progettuale.
Si sono costituite l’amministrazione comunale – deducendo l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione, nonché la sua infondatezza – e l’ANAC, che ha rilevato l’inammissibilità dell’impugnativa delle deliberazione assunta in quanto atto non avente natura ed efficacia provvedimentale.
Alla camera di consiglio dell’11.06.2015, di trattazione dell’istanza cautelare, la causa è stata assunta in decisione anche ai fini dei una eventuale sentenza di merito in forma abbreviata.
Il ricorso è inammissibile.
Per quanto attiene alla impugnativa della deliberazione ANAC n. 6 del 30.09.2014, il Collegio ritiene di dovere aderire all’orientamento giurisprudenziale (Consiglio di Stato, sez. VI, 3/05/2010 n. 2503; conf. TAR Lazio, Roma nn. 5816/2004 e 3804/2009, TAR Sicilia, Palermo n. 785/2009 e TAR Lombardia, Milano n. 2129/2013) secondo il quale le determinazioni adottate, in sede di vigilanza, dall’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, non assumono natura provvedimentale e come tali non sono produttive di effetti immediatamente lesivi nella sfera dei soggetti vigilati. Di talché, è inammissibile il ricorso proposto avverso i relativi atti.
Ed invero, anche in questo specifico caso, la deliberazione censurata si limita a formulare nei confronti dell’amministrazione comunale l’invito “a valutare se e quali misure ritiene congrue …”, non potendo quindi assurgere neppure al ruolo di “proposta vincolante”, anche solo rispetto alla assunzione di una qualche “misura”.
Per quanto attiene alla impugnativa della provvedimento dirigenziale n. 05/47 emesso il 27.02.2015, con il quale è stata disposta la “revoca e risoluzione” del contratto, osserva il Collegio che esso ha operato sull’ulteriore svolgimento del contratto di prestazione d’opera professionale – e non sull’originario conferimento dello stesso, così interrompendo esclusivamente la fase esecutiva dello stesso – nell’esercizio di una facoltà espressamente riconosciuta dall’art. 2237 cod. civ..
Non si ravvisa, quindi, alcuno degli elementi tradizionalmente individuati dalla giurisprudenza per radicare la giurisdizione amministrativa e riconducibili all’esercizio di un potere autoritativo “esterno” al rapporto contrattuale: né l’esercizio di poteri di autotutela riferibili alla fase di individuazione del professionista e di conferimento dell’incarico, né l’utilizzo di poteri amministrativi “estranei” al rapporto contrattuale ed eccedenti il novero dei “diritti e facoltà” attribuiti ai contraenti dalla ordinaria disciplina civilistica.
Trattandosi, quindi, di disciplina tipicamente civilistica, essa avrebbe è di competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria, avanti la quale potrà essere riproposta ai sensi e per gli affetti di cui all’art. 11 c.p.a.
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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