Appalti pubblici, Contratti pubblici, Lavori pubblici

Poiché l’art. 38, co. 1, lett. m-quater, d.lgs. n. 163/2006 è volto ad impedire la contestuale partecipazione ad una gara di soggetti facenti capo, in varie forme non tipizzate (né tipizzabili) dalla legge, ad un unico centro decisionale, il soggetto che sia socio di maggioranza di una società e, allo stesso tempo, rivesta l’incarico di direttore tecnico di altra società partecipante alla medesima gara di appalto, ha l’obbligo di dichiarare tale fonte di collegamento sostanziale tra le imprese (nella fattispecie, il Tar ha evidenziato la rilevanza e l’influenza della figura del direttore tecnico nell’ambito della concreta pianificazione operativa di un’impresa, in particolare in relazione alla specifica e puntuale enucleazione delle condizioni offerte alla committenza).

(Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 16 dicembre 2014, n. 3324)

«Il Collegio osserva che l’art. 38, comma I, lett. m-quater), D.Lgs. 163/2006 impone l’esclusione dalle procedure volte all’affidamento di appalti pubblici dei “soggetti che si trovino, rispetto ad un altro partecipante alla medesima procedura … in una qualsiasi relazione, anche di fatto, se … la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale”.
Nel caso di specie il socio al 50% della ricorrente riveste, altresì, l’incarico di direttore tecnico di altra società concorrente: tale circostanza è ex se in frontale tensione con l’esigenza, prima facie sottesa alla disposizione in parola, di impedire la contestuale partecipazione ad una gara di soggetti facenti capo, in varie forme non tipizzate (né tipizzabili) dalla legge, ad un unico centro decisionale, specie ove si tenga in debito conto la rilevanza e l’influenza della figura del direttore tecnico nell’ambito della concreta pianificazione operativa di un’impresa e, in particolare, in relazione alla specifica e puntuale enucleazione delle condizioni offerte alla committenza.
La sostanziale identità dei ribassi percentuali offerti dalle due imprese, inoltre, fornisce un’evidenza per così dire fisica dell’assenza di una concreta alterità strategico-decisionale fra le due società e conferma appieno il collegamento “di fatto” tra esse che già l’esposta duplice veste sociale
[del suindicato socio-direttore tecnico] consentiva di intravedere.
Il Collegio, peraltro, osserva ad abundantiam che dalla documentazione camerale in atti emerge: che
[…].
L’identità del cognome di tutti i componenti delle società in questione lascia ragionevolmente presumerne l’appartenenza ad un medesimo nucleo familiare e rappresenta un ulteriore elemento da valutare e valorizzare nell’ambito dello scrutinio circa la violazione del disposto dell’art. 38, comma I, lett. m quater), D.Lgs. 163/2006
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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