Appalti pubblici, Contratti pubblici

Quando l’offerta presentata non risulti anomala ai sensi dell’art. 86, comma 2 del Codice dei contratti pubblici, la stazione appaltante non è obbligata ad attivare il sub procedimento di verifica della congruità, né risulta censurabile – di per sé – la mancata attivazione della verifica di anomalia facoltativa ai sensi del comma 3, trattandosi di un potere discrezionale dell’Amministrazione il cui mancato esercizio non richiede di essere supportato da specifica motivazione ed è in definitiva sindacabile in sede di legittimità solo in presenza di profili di evidente irragionevolezza e illogicità.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 27 novembre 2013, n. 901)

«In materia di gare pubbliche di appalto, ai sensi dell’art. 86 comma 2 del codice, quando il criterio di aggiudicazione è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, le stazioni appaltanti valutano la congruità delle offerte in relazione alle quali sia i punti relativi al prezzo, sia la somma dei punti relativi agli altri elementi di valutazione, sono entrambi pari o superiori ai quattro quinti dei corrispondenti punti massimi previsti dal bando di gara.
In sostanza, dal momento che il punteggio tecnico è proporzionale alla qualità delle prestazioni mentre il punteggio economico è inversamente proporzionale al prezzo offerto, il Legislatore considera de iure sospetta di anomalia l’offerta che –in rapporto alle altre – coniuga prestazioni molto elevate ad un prezzo estremamente modesto.
Ai sensi del successivo comma 3 dello stesso articolo, tuttavia, in ogni caso le stazioni appaltanti possono valutare la congruità di ogni altra offerta che, in base ad elementi specifici, appaia anormalmente bassa.
Come precisato dalla giurisprudenza, mentre il richiamato art. 86, comma 2, impone dunque un obbligo di procedere alla verifica nei casi di anomalia da quella stessa previsione individuati, il successivo comma 3 si limita invece a facoltizzare la stazione appaltante a procedere alla suddetta verifica sempre che l’offerta, pur in assenza delle condizioni indicate dal comma precedente, appaia, in base ad elementi specifici, anormalmente bassa.
Nel caso di specie è pacifico che l’offerta presentata dall’aggiudicataria non è risultata anomala ai sensi dell’art. 86 comma 2 in quanto il punteggio attribuito per merito tecnico è risultato inferiore ai quattro quinti del punteggio massimo previsto per tale voce: pertanto la stazione appaltante non era obbligata ad attivare il sub procedimento di verifica della congruità.
Nè risulta censurabile la mancata attivazione della verifica di anomalia facoltativa ai sensi del comma 3, trattandosi di un potere discrezionale dell’Amministrazione il cui mancato esercizio non richiede di essere supportato da specifica motivazione ( cfr. VI Sez. n. 4489 del 2011) ed è in definitiva sindacabile in sede di legittimità, secondo i principi correttamente richiamati dal TAR , solo in presenza di profili di evidente irragionevolezza e illogicità che nella specie l’appellante – pur profondendo diffuse osservazioni – non perviene secondo il Collegio a evidenziare in modo pertinente
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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