Autorità amministrative indipendenti, Corte costituzionale, Giurisdizione, Processo amministrativo, Sanzioni amministrative

Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 162/2012, i giudizi in materia di sanzioni amministrative irrogate dalla Consob non appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo, ma di quello ordinario.

(Tar Lazio, Roma, sez. I, 8 luglio 2013, n. 6659)

«Con sentenza depositata il 27 giugno 2012, pubblicata nella G.U. del 4 luglio 2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 133, comma 1, lettera l), 135, comma 1, lettera c), e 134, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al Governo per il riordino del processo amministrativo), nella parte in cui attribuivano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo con cognizione estesa al merito e alla competenza funzionale del Tar Lazio – sede di Roma, le controversie in materia di sanzioni irrogate dalla Commissione nazionale per le società e la borsa – Consob, e dell’art. 4, comma 1, numero 19), dell’Allegato numero 4 dello stesso d.lgs. n. 104 del 2010.
Al riguardo, è stato rammentato che, in riferimento alle deleghe per il riordino o il riassetto di settori normativi, la Corte Costituzionale ha sempre inquadrato in limiti rigorosi l’esercizio, da parte del legislatore delegato, di poteri innovativi della normazione vigente, non strettamente necessari in rapporto alla finalità di ricomposizione sistematica perseguita con l’operazione di riordino o riassetto.
In particolare, la Corte ha ricordato di aver sempre rimarcato che, a proposito di deleghe che abbiano a oggetto la revisione, il riordino ed il riassetto di norme preesistenti, «l’introduzione di soluzioni sostanzialmente innovative rispetto al sistema legislativo previgente è (…) ammissibile soltanto nel caso in cui siano stabiliti principi e criteri direttivi idonei a circoscrivere la discrezionalità del legislatore delegato», giacché quest’ultimo non può innovare «al di fuori di ogni vincolo alla propria discrezionalità esplicitamente individuato dalla legge-delega» (sentenza n. 293 del 2010), specificando che «per valutare se il legislatore abbia ecceduto [i] – più o meno ampi – margini di discrezionalità, occorre individuare la ratio della delega» (sentenza n. 230 del 2010; sentenza n. 80 del 2012).
Tali principi, ha proseguito la sentenza in commento, impongono, nel caso di deleghe per il riordino o il riassetto normativo, un’interpretazione restrittiva dei poteri innovativi del legislatore delegato, da intendersi in ogni caso strettamente orientati e funzionali alle finalità esplicitate dalla legge di delega.
Alla stregua dei predetti canoni, la Corte Costituzionale ha osservato che la delega al Governo per il riassetto del processo amministrativo, di cui all’art. 44 della legge n. 69 del 2009, iscrivendosi nel novero delle deleghe per il riordino e il riassetto normativo, legittimava sì il legislatore delegato ad intervenire, oltre che sul processo amministrativo, sulle azioni e sulle funzioni del giudice amministrativo anche rispetto alle altre giurisdizioni e in riferimento alla giurisdizione estesa al merito, ma solo entro i limiti del riordino della normativa vigente.
Indi, secondo la sentenza, in virtù della delega in parola, il legislatore delegato, nell’intervenire in modo innovativo sul riparto di giurisdizione tra giudici ordinari e giudici amministrativi, non poteva non tener conto della giurisprudenza della Corte Costituzionale e delle giurisdizioni superiori in materia di concentrazione delle tutele, secondo quanto prescritto dalla legge di delega (art. 44, commi 1 e 2, della legge n.69 del 2009).
La Corte ha, indi, ritenuto che nell’attribuire le controversie relative alle sanzioni inflitte dalla Consob alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (con la competenza funzionale del Tar Lazio – sede di Roma, e con cognizione estesa al merito), il legislatore delegato non ha tenuto conto della giurisprudenza delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, formatasi specificamente sul punto.
Tale giurisprudenza, ha ricordato la sentenza in parola, ha sempre precisato che la competenza giurisdizionale a conoscere delle opposizioni (art. 196 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) avverso le sanzioni inflitte dalla Consob ai promotori finanziari, anche di tipo interdittivo, spetta all’autorità giudiziaria ordinaria, posto che anche tali sanzioni, non diversamente da quelle pecuniarie, debbono essere applicate sulla base della gravità della violazione e tenuto conto dell’eventuale recidiva e quindi sulla base di criteri che non possono ritenersi espressione di discrezionalità amministrativa (Cass. SS.UU. Civ. 22 luglio 2004, n. 13703; 11 febbraio 2003, n. 1992; 11 luglio 2001, n. 9383). La stessa sentenza ha ulteriormente rilevato come, precedentemente all’entrata in vigore dell’art. 133 (materie di giurisdizione esclusiva), comma 1, lettera l), del d.lgs. n. 104 del 2010, che prevede testualmente che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo «le controversie aventi ad oggetto tutti i provvedimenti, compresi quelli sanzionatori ed esclusi quelli inerenti ai rapporti di impiego privatizzati, adottati (…) dalla Commissione nazionale per la società e la borsa», anche il Consiglio di Stato avesse riconosciuto, in punto di giurisdizione sulle controversie aventi per oggetto sanzioni inflitte dalla Consob, la sussistenza della giurisdizione ordinaria (C. Stato, VI, 6 novembre 2007, n. 6474; 19 marzo 2002, n. 4148).
La Corte Costituzionale ha, indi, sancito che la citata giurisprudenza della Corte di Cassazione, la quale esclude che l’irrogazione delle sanzioni da parte della Consob sia espressione di discrezionalità amministrativa, unitamente alla considerazione che tali sanzioni possono essere sia di natura pecuniaria, sia di tenore interdittivo (giungendo persino ad incidere sulla possibilità che il soggetto sanzionato continui ad esercitare l’attività intrapresa), impedisce di giustificare sul piano della legittimità costituzionale l’intervento del legislatore delegato che, incidendo profondamente sul precedente assetto, ha trasferito alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie relative alle sanzioni inflitte dalla Consob, discostandosi dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, che, invece, avrebbe dovuto orientare l’intervento del legislatore delegato, secondo quanto prescritto dalla delega.
Di conseguenza, il giudice delle leggi ha concluso che, limitatamente a simile attribuzione di giurisdizione, siano stati ecceduti i limiti della delega conferita, con conseguente violazione dell’art. 76 Cost..
La Corte ha, infine, precisato che per le medesime ragioni sopra illustrate deve ritenersi affetto da illegittimità costituzionale anche l’intero articolo 4, comma 1, numero 19), dell’Allegato numero 4, del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, nella parte in cui abrogava le disposizioni del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, che attribuiscono alla Corte di Appello la competenza funzionale in materia di sanzioni inflitte dalla Consob, con la conseguenza che queste ultime disposizioni, illegittimamente abrogate, tornano ad avere applicazione.
3. Tanto basta per affermare che la cognizione della controversia in esame, afferente a sanzioni irrogate dalla Consob, spetta al giudice ordinario, e che deve, quindi, dichiararsi al riguardo il difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo.
Per l’effetto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo in favore del giudice ordinario.
Alla dichiarazione di difetto di giurisdizione consegue il rinvio della causa al giudice ordinario, con salvezza, ferme restando le eventuali preclusioni e decadenze intervenute, degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta davanti al giudice privo di giurisdizione, ai sensi del disposto di cui all’art.11, comma 2, c.p.a., che fa “salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi dal suo passaggio in giudicato”
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.