Atto amministrativo, Edilizia e urbanistica, Pareri, Procedimento amministrativo, Provvedimento amministrativo

L’eccesso di “consultazione” (il fatto ciò che l’Amministrazione procedente chieda pareri non previsti o non imposti) non determina – di per sé – un vizio dell’istruttoria, né vale ad inficiare la legittimità del provvedimento finale la semplice circostanza che, in sede di risposta alle osservazioni presentate dal ricorrente in seguito al preavviso di rigetto, detti pareri siano stati erroneamente indicati come pareri obbligatori e vincolanti.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 29 aprile 2013, n. 2343)

«In primo luogo, a fronte della chiara assenza dei presupposti per il condono, non vale ad inficiare la legittimità del provvedimento il fatto che l’Amministrazione abbia utilizzato, a sostegno dello stesso, due pareri (formulati rispettivamente dalla CEIC in data 18.6.2008 e dalla Soprintendenza per i beni ambientali e paesaggistici in data 6.10.2008) resi nell’ambito del diverso procedimento di accertamento di compatibilità paesaggistica. Il richiama a tali pareri, come emerge dal tenore del provvedimento di rigetto, è fatto, infatti, ad abundatiam, ovvero per dare ulteriore supporto ad una conclusione in grado di sorreggersi autonomamente, a prescindere da tali contributi consultivi.
14.2. Del resto, su un piano più generale, l’eccesso di “consultazione” (il fatto ciò che l’Amministrazione procedente chieda pareri non previsti o non imposti) non determina un vizio dell’istruttoria, ma, al contrario, ne arricchisce i contenuti. Tale modus procedendi, pertanto, non è di per sé sufficiente ad inficiare la legittimità del provvedimento che risulti nel suo contenuto dispositivo sostanzialmente corretto. Il motivo di appello, quindi, solleva una questione meramente formale, ma non evidenzia in che modo, l’acquisizione dei due pareri contestati, abbia potuto tradursi in una diminuzione di garanzie procedimentali. Il fatto, invero, che un determinato parere non sia previsto (o non sia reso obbligatorio) non impedisce all’Amministrazione procedente, ove ritenga utili le valutazioni di una diversa Amministrazione o di un determinato organo, di acquisire, prima di decidere, il suo apporto valutativo.
Ciò ovviamente non mette in discussione la pacifica e non contestata diversità tra i due procedimenti instaurati dal ricorrente: quello relativo al condono edilizio di cui all’art. 32 legge n. 326/2003 e quello di compatibilità paesaggistica di cui all’art. 1, comma 27, legge n. 308/2004.
14.3. Ugualmente non vale ad inficiare la legittimità del provvedimento finale la semplice circostanza che in sede di risposta alle osservazioni presentate dal ricorrente in seguito al preavviso di rigetto, detti pareri siano stati erroneamente indicati come pareri obbligatori e vincolanti.
La motivazione del provvedimento non è inficiata solo perché l’Amministrazione erra nella qualificazione giuridica della fattispecie o nella individuazione delle norme giuridiche di riferimento. Ciò che è essenziale è che sia corretta e trasparente la ricostruzione dei presupposti di fatto e delle ragioni di diritto che giustificano l’esercizio del potere e che vi sia corrispondenza tra le ragioni del provvedimento negativo e il tipo di potere (e di interesse pubblico) che l’Amministrazione è chiamata ad esercitare (e a tutelare).
Nel caso di specie, tale corrispondenza, certamente vi è stata.
Ed invero, a sostegno del diniego l’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica viene richiamata la mancanza dei “necessari presupposti di compatibilità delle opere abusivamente realizzate a causa, sia dei materiali estranei al contesto paesaggistico (fabbricato 3), sia delle modalità di aggregazione e composizione (tipologia edilizia degli altri fabbricati), che rendono i manufatti incongruenti con le preesistenze e il paesaggio tutelato caratterizzato dalle costruzioni di fattura tradizionale e dal disegno dei campi degradanti verso l’ambito lagunare” (parere della Soprintendenza del 6.10.2008).
14.4. Al di là della qualificazione giuridica del parere come obbligatorio e vincolante, non vi è dubbio che si tratta di motivazione congrua e sufficientemente dettagliata che sfugge, nel merito, alle contestazione formulate dal ricorrente. Va rilevato, infatti, che il legislatore, nel disciplinare l’accertamento di compatibilità paesaggistica, non predetermina i parametri sulla cui base deve essere compiuta la valutazione, lasciando quindi alla più ampia discrezionalità dell’autorità competente qualsiasi tipo di scelta (Cass. pen. Sez. III, 3 febbraio 2006, n. 4495)
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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