Autotutela, Edilizia e urbanistica

Sui presupposti di legittimità dell’annullamento in autotutela in materia edilizia.

(Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 5 aprile 2013, n. 340)

«I primi due motivi del ricorso principale, come si è detto riproposti nel ricorso per motivi aggiunti per dedurre il vizio di illegittimità derivata dei provvedimenti in tal sede contestati, vanno esaminati congiuntamente in quanto connessi, dato che rappresentano due profili di violazione di una medesima norma, e risultano entrambi fondati ed assorbenti.
2. Dispone al primo comma l’art. 21 novies della l. 241/1990: “Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’articolo 21 octies può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge”.
3. La norma, come è noto, è stata introdotta con l. 11 febbraio 2005 n°15 e recepisce regole pacifiche emerse dalla precedente elaborazione giurisprudenziale, per la quale si cita per tutte ad esempio C.d.S. sez. IV 17 luglio 2002 n°3997; va quindi interpretata in conformità a tale elaborazione: un auto annullamento dell’atto è legittimo solo ove supportato da un interesse pubblico specifico, distinto dal mero interesse al ripristino della legalità, che ad un giudizio di comparazione prevalga sull’interesse del privato al mantenimento dell’atto stesso. Si veda, come particolarmente significativa, la recente C.d.S. sez. VI 20 settembre 2012 n°4997, per cui la comparazione dell’interesse privato con quello pubblico è regola assoluta, la quale “non tollera eccezioni di sorta, per quanto rilevante possa essere l’interesse pubblico a salvaguardia del quale l’autotutela viene in concreto esercitata”.
4. Si è poi concordi nell’affermare che, ove si tratti, come evidente nella specie, di atti i quali non comportino esborso continuativo di danaro, la motivazione debba essere tanto più rigorosa quanto più risalente nel tempo è l’atto che si va ad annullare. Nella specifica materia edilizia, è poi degno di nota l’orientamento condiviso da C.d.S. sez. IV 3 agosto 2010 n°5170, che considera in linea di principio ragionevole l’annullamento in autotutela di una concessione edilizia nel termine massimo di dieci anni dal suo rilascio, argomentando dall’identica estensione nel tempo del potere di annullamento regionale ai sensi dell’art. 39 T.U. 6 giugno 2001 n°380. Si noti poi che il caso di specie riguardava un intervento di rilievo, ovvero una lottizzazione abusiva di diciotto fabbricati su un’area di circa 28.000 mq.
5. Applicando i suddetti principi al caso di specie, occorre dire che nel provvedimento di annullamento impugnato, e nella consequenziale ordinanza di demolizione, il Comune si è limitato ad enunciare un prevalente interesse pubblico, del quale non ha dato conto con riguardo alle circostanze, invero specifiche. Va infatti ricordato che le opere di cui si ragiona sono un accessorio –portico e terrazza- di un immobile abitativo già esistente, che secondo logica ricade anch’esso nella fascia del presunto vincolo: non è stato spiegato per qual ragione il fabbricato principale possa rimanere al suo posto, ma non con le opere in questione, e quale specifico pregiudizio da esse sia cagionato. Nemmeno è stato considerato che una di tali opere, il portico, pacificamente realizzato in abuso, esiste dal 1983 (doc. ti ricorrente da 2 a 9, cit.) e non pare avere sino ad ora cagionato pregiudizio alcuno. Infine, non è stato dato adeguato conto della preesistenza del vincolo all’opera, su cui non sono stati acquisiti elementi definitivi.
6. Anche sotto il profilo temporale, l’intervento in autotutela appare privo di motivazione, considerando non solo che interviene al di là del termine tendenziale di cui si è detto, ovvero nel novembre 2011 su una concessione del maggio 2001, concessione relativa all’opera su cui poggiano le altre, ma anche che tale sanatoria intervenne su una domanda addirittura del 1986 (sempre doc. ti ricorrente da 2 a 9, cit.), sì che all’amministrazione il tempo per attivarsi non era mancato.
7. Per tali ragioni, di carattere assorbente, in quanto riguardano la possibilità stessa di colpire l’abuso, gli atti impugnati vanno annullati, rimanendo appunto assorbiti i residui motivi
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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