Contratti pubblici, Giustizia amministrativa

Sull’art. 120, comma 7 c.p.a.: conseguenze della violazione di tale disposizione ed influenza della stessa previsione normativa anche in materia di decorrenza dei termini per l’impugnazione del provvedimento depositato in giudizio.

(Tar Abruzzo, Pescara, sez. I, 14 novembre 2012, n. 479)

«L’articolo 120 comma 7 del d.lgs. n.104 del 2012 (c.p.a.) testualmente dispone che “I nuovi atti attinenti la medesima procedura di gara devono essere impugnati con ricorso per motivi aggiunti”.
Come noto, tale disposizione risponde ad una precisa esigenza di concentrazione, celerità ed economia processuale, particolarmente avvertita dal legislatore in materia di aggiudicazione di appalti pubblici.
Secondo la giurisprudenza, la violazione della indicata disposizione non determina, tuttavia, l’inammissibilità del nuovo ricorso eventualmente proposto in modo autonomo, e regolarmente notificato alle controparti, non essendo stata prevista l’automatica applicazione della sanzione dell’inammissibilità del nuovo ricorso; ma la violazione può essere sanata solo mediante la richiesta di trattazione congiunta del nuovo ricorso con il ricorso precedentemente proposto (cfr. Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 3597 del 20 giugno 2012; nella fattispecie oggetto di tale sentenza, peraltro, la ricorrente aveva indicato nel secondo ricorso autonomo, proposto avverso l’aggiudicazione della gara, la pendenza del precedente ricorso avverso il bando di gara e ciò aveva consentito al giudice di primo grado di riunire i due ricorsi, raggiungendo così lo scopo che la norma citata ha inteso salvaguardare).
Circostanza che, nel caso di specie, non è più possibile, non essendo ancora pendente il primo ricorso.
Di qui la manifesta inammissibilità.
In ogni caso, secondo il Collegio, tale previsione appare influire anche in materia di decorrenza dei termini per l’impugnazione del provvedimento depositato in giudizio.
Nel senso che, sul piano sostanziale della volontà del ricorrente, se, vigente la previsione di cui all’articolo 120 cit., la parte, come nel caso di specie, affida al difensore anche la procura per la proposizione dei motivi aggiunti, delega al medesimo anche la decisione di impugnare il nuovo provvedimento secondo l’unico paradigma previsto espressamente dalla legge, senza ulteriore consultazione con il cliente (scelta che, per quanto illustrato, deve essere fatta nell’ambito dello stesso giudizio, con il temperamento della sanatoria fintantoché il primo procedimento sia ancora pendente); con la conseguenza che il termine per l’impugnazione non può che decorrere, necessariamente, quantomeno dalla prova della conoscenza che abbia avuto il difensore in giudizio.
Viceversa si determinerebbe l’irragionevole vigenza di due termini di impugnazione dello stesso provvedimento, a seconda che esso sia impugnato con motivi aggiunti o con ricorso autonomo (si ribadisce, comunque, che ciò può avvenire solo se pende ancora quello principale e ai fini della riunione con quest’ultimo); e il termine più lungo sarebbe quello per impugnare al di fuori del giudizio, cioè in violazione del principio di concentrazione e quindi in violazione del principio di celerità ed economia processuale stabilito in materia dal legislatore
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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