Giurisdizione, Giustizia amministrativa, Sanzioni amministrative

Quanto al riparto di giurisdizione in materia di sanzioni amministrative, è necessario – tra l’altro – distinguere tra sanzioni punitive e misure ripristinatorie, riconoscendo solo nel secondo caso la giurisdizione del giudice amministrativo.

(Consiglio di Stato, sez. V, 27 giugno 2012, n. 3786)

«E’ pacifico il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine all’impugnativa del procedimento sanzionatorio disciplinato dalla l. n. 689 del 1981.
Il collegio osserva sul punto (conformemente alla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione e di questo Consiglio, cfr., ex plurimis, Cass. civ., sez. un., 26 novembre 2008, n. 2816; sez. un., 2 luglio 2008, n. 18040; sez. un., 16 febbraio 2006, n. 63; Cons. St., sez. VI, 17 dicembre 2007, n. 6474; sez. IV, 4 febbraio 1999, n. 112, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli art. 74, co. 1, 88, co. 1, lett. d), e 99, co. 3, c.p.a.), che dall’esame della causa petendi della domanda proposta davanti al giudice amministrativa emerge che la situazione soggettiva di cui si chiede tutela ha la consistenza del diritto soggettivo sotto i seguenti profili:
a) è dedotta la lesione della libertà di impresa e di iniziativa economica (in particolare per la situazione di incertezza che si viene a creare per la futura attività di commercializzazione di prodotti uguali a quelli oggetto di contestazione);
b) ogni qualvolta si verifichi in concreto la fattispecie astrattamente prevista, l’applicazione della sanzione costituisce un obbligo per l’amministrazione; quindi non v’è discrezionalità in ordine all’an e al quando: l’individuazione degli estremi che integrano la fattispecie illecita non è operazione che possa tollerare alcun margine di discrezionalità amministrativa; l’attività svolta è interamente assimilabile a quella dell’autorità giudiziaria, intesa come attività di applicazione obbiettiva e imparziale della legge al caso concreto; l’amministrazione, al pari del giudice penale, ha l’obbligo di esercitare l’azione e di concludere il procedimento: il principio di officialità deriva dalla vigenza, in materia di sanzioni punitive, del principio di legalità sostanziale ricavato dagli artt. 23 e 97 Cost., in virtù del quale il privato è titolare di un diritto soggettivo perfetto a non subire imposizioni patrimoniali al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge; pertanto l’applicazione della sanzione in difetto della fattispecie contravvenzionale integra gli estremi della lesione sine titulo della sfera soggettiva del soggetto inciso, e non costituisce un’ipotesi di scorretto esercizio del potere discrezionale;
c) al fine del riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo, è necessario distinguere tra sanzioni punitive e misure ripristinatorie, riconoscendo solo nel secondo caso la giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto, nel caso di sanzioni punitive queste hanno carattere meramente afflittivo (come nella vicenda per cui è causa), e sono ricollegate al verificarsi concreto della fattispecie legale, restando esclusa ogni discrezionalità in ordine alla loro irrogazione se non quanto alla misura, con la conseguenza che la contestazione dell’intimato si risolve nel dedurre il proprio diritto soggettivo a non subire l’imposizione di prestazioni patrimoniali fuori dei casi espressamente previsti dalla legge; mentre al contrario, nel caso di misure ripristinatorie, queste ultime tendono a realizzare direttamente l’interesse pubblico di settore leso dall’atto illecito, e all’amministrazione è data, di regola, la scelta della misura repressiva più idonea a soddisfare quell’interesse, con la conseguenza che, in tal caso, sussistono in capo al privato soltanto posizioni soggettive di interesse legittimo;
d) i provvedimenti sanzionatori sono di norma estranei all’ambito della giurisdizione esclusiva, sulla base della loro disomogeneità funzionale rispetto agli altri atti dell’amministrazione e dell’assenza di un intreccio inestricabile fra diritti soggettivi ed interessi legittimi.
7.1. Le norme sancite dagli artt. 22, co. 1, e 22 bis, l. n. 689 del 1981 (quest’ultima disposizione ora abrogata e sostituita dall’art. 6, d.lgs. n. 150 del 2011, inapplicabile ratione temporis ai sensi dell’art. 36 del medesimo decreto), affidano al giudice ordinario la cognizione sulle controversie aventi ad oggetto sanzioni amministrative e, nel ripartire la competenza tra giudice di pace e tribunale per le opposizioni alle inflitte sanzioni, confermano l’attribuzione dell’intera «materia» delle sanzioni amministrative alla giurisdizione <> del giudice ordinario (potendo annullare o riformare l’atto sanzionatorio), salvo diversa e specifica previsione di legge e, in particolare, quanto previsto dall’art. 133 c.p.a. che non include, nel suo tassativo catalogo, le controversie come quella oggetto del presente giudizio; in quest’ottica è sufficiente rilevare, per completezza, che l’art. 296 d.lgs. n. 152 del 2006 cit. –Controlli e sanzioni– nel richiamare espressamente la l. n. 689 del 1981, si colloca nell’alveo della su esposta impostazione sistematica.
7.2. Ciò non toglie che il privato sia fornito (già sul piano astratto) di adeguata tutela davanti al giudice ordinario: invero, pur non potendo avvalersi (nel confronti dei verbali di accertamento) del rimedio oppositorio, in presenza di tutte le condizioni previste dalla legge, potrà esperire l’ordinaria azione di accertamento della inesistenza degli elementi essenziali dell’illecito amministrativo, cui affiancare l’eventuale richiesta di erogazione di tutela cautelare secondo le forme e i modi previsti dal c.p.c.
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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