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titolo edilizio

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È illegittimo, per difetto di presupposto nonché per difetto di istruttoria e di motivazione (con conseguente necessità di una più compiuta riedizione del potere), l’ordine di demolizione adottato a fronte di un’incertezza che appare imputabile a disattenzioni e negligenze di entrambe le parti del “rapporto amministrativo” (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha rilevato che, rispetto alla presunzione inerente l’unicità del progetto di trasformazione, l’attività concretatasi nei provvedimenti impugnati afferma e non spiega sia il presupposto della diversità progettuale sia gli elementi attestanti le presunte difformità, peraltro a fronte della produzione in giudizio, da parte del privato, di una rilevante documentazione da cui emerge una sostanziale sovrapposizione fra quanto assentito e quanto realizzato).

(Consiglio di Stato, sez. VI, 14 novembre 2023, n. 9749) «Dall’esame degli atti risultano fondati i rilievi dedotti in termini di difetto di istruttoria e di motivazione in ordine ad alcuni dei presupposti fondanti la disposta demolizione, che risultano quindi carenti nella rispettiva individuazione.3.1 Infatti, se per un verso successivamente alla licenza edilizia del 1961 … Continua a leggere

Per poter ordinare la demolizione l’Amministrazione deve avere la certezza in ordine alla natura dell’opera, al titolo necessario per realizzarla e, dunque, alla possibilità di qualificarla come “abusiva” tout court (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha annullato l’ordine di demolizione di una pedana in legno di rilevanti dimensioni realizzata sulla scogliera, in considerazione della carenza di detti accertamenti e qualificazioni, anche in ordine alla natura – precaria o meno – del manufatto, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che il Comune potrà adottare all’esito di compiuta istruttoria).

(Consiglio di Stato, sez. VII, 18 ottobre 2023, n. 9055) «[I]l Comune, per poter ordinare la demolizione della pedana in quanto realizzata in assenza di permesso di costruire, avrebbe dovuto effettuare, oltre a tutti gli accertamenti documentali di cui si è detto, anche una corretta qualificazione dell’opera: accertamenti e qualificazioni che sono del tutto mancati.Sicchè … Continua a leggere

Per la formazione del silenzio assenso in materia edilizia non è essenziale che sussistano anche i presupposti per il “rilascio” del titolo edilizio, in quanto spetta all’Amministrazione il tempestivo rilievo, in particolare, di eventuali carenze progettuali ostative al rilascio del titolo (nella fattispecie, il Tar ha altresì escluso la ricorrenza della distinta ipotesi della radicale “inconfigurabilità” giuridica dell’istanza, anche in considerazione della circostanza che l’istanza e i suoi allegati si presentavano aderenti al modello normativo astratto prefigurato dal legislatore).

(Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, 17 ottobre 2023, n. 319) «Quel che tra le parti è in realtà constatato è se rilevi o meno, al fine della formazione del silenzio assenso, la circostanza che il progetto di cui all’istanza del permesso di costruire presenti elementi di criticità rispetto alla vigente disciplina pianificatoria ed edilizia.Secondo … Continua a leggere

Le amministrazioni comunali, al fine di rilasciare il permesso di costruire, non sono tenute a verificare la sussistenza di limiti negoziali al diritto di proprietà: difatti, mentre i limiti legali sono destinati ad investire anche il rapporto pubblicistico, quelli negoziali ne esulano e, quindi, il Comune non è tenuto a ricercarli, a meno che questi ultimi siano o immediatamente conoscibili, o effettivamente e legittimamente conosciuti nonché del tutto incontestati, di guisa che il controllo si traduca in una semplice presa d’atto.

(Tar Valle D’Aosta, 12 aprile 2016, n. 16) «Con il primo motivo, il ricorrente sostiene che il permesso di costruire impugnato sarebbe stato rilasciato a soggetto non legittimato, con violazione dell’art. 1, primo comma, del d.P.R. n. 380 del 2001 e dell’art. 60, primo comma, della legge regionale n. 11 del 1998. In particolare, l’interessato … Continua a leggere

L’effetto conformativo che discende dalla sentenza di annullamento del titolo edilizio non comporta affatto per il Comune l’obbligo, sempre e comunque, di disporre la demolizione di quanto realizzato sulla base del titolo annullato.

(Tar Veneto, sez. II, 18 dicembre 2014, n. 1533) «Con il ricorso in oggetto e per i motivi in esso dedotti, così come riassunti in fatto, gli odierni istanti hanno chiesto l’annullamento del provvedimento con il quale il Comune […] ha disposto l’irrogazione della sanzione pecuniaria, in alternativa all’ordine di demolizione, ai sensi dell’art. 38 … Continua a leggere

L’ordinanza di demolizione non perde efficacia a seguito della mera presentazione di una domanda di condono (o di sanatoria), poiché nessuna disposizione contenuta nelle varie leggi sul condono edilizio prevede ciò, mentre l’art. 38 l. n. 47 del 1985 si limita a disporre per questo caso la sospensione dei procedimenti sanzionatori amministrativi.

(Consiglio di Stato, sez. V, 28 luglio 2014, n. 3990) «[R]ileva il Collegio che, diversamente da quanto sostiene il Comune appellato, sulla base delle disposizioni rilevanti ratione temporis, la presentazione di un’istanza di condono non è impedita dall’acquisizione al patrimonio comunale dell’area di sedime su cui è stato realizzato l’abuso, potendo l’accoglimento dell’istanza determinare, ai … Continua a leggere

Anche l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio di un titolo edilizio deve rispondere ai requisiti di legittimità codificati nell’art. 21-nonies l. n. 241/1990 e s.m.i.

(Consiglio di Stato, sez. III, 9 maggio 2012, n. 2683) «[C]om’è noto, anche l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio di un titolo edilizio deve rispondere ai requisiti di legittimità codificati nell’art. 21 nonies della legge 7 agosto 1990 n. 241 ss.mm.ii., consistenti nell’illegittimità originaria del titolo e nell’interesse pubblico concreto ed attuale alla sua rimozione … Continua a leggere

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