Edilizia e urbanistica

Le amministrazioni comunali, al fine di rilasciare il permesso di costruire, non sono tenute a verificare la sussistenza di limiti negoziali al diritto di proprietà: difatti, mentre i limiti legali sono destinati ad investire anche il rapporto pubblicistico, quelli negoziali ne esulano e, quindi, il Comune non è tenuto a ricercarli, a meno che questi ultimi siano o immediatamente conoscibili, o effettivamente e legittimamente conosciuti nonché del tutto incontestati, di guisa che il controllo si traduca in una semplice presa d’atto.

(Tar Valle D’Aosta, 12 aprile 2016, n. 16)

«Con il primo motivo, il ricorrente sostiene che il permesso di costruire impugnato sarebbe stato rilasciato a soggetto non legittimato, con violazione dell’art. 1, primo comma, del d.P.R. n. 380 del 2001 e dell’art. 60, primo comma, della legge regionale n. 11 del 1998. In particolare, l’interessato sostiene che, pur essendo il controinteressato proprietario dell’immobile oggetto dell’atto impugnato, all’esecuzione dei lavori osterebbe un atto di transazione stipulato fra i precedenti proprietari delle due aree confinanti; atto col quale i danti causa del [controinteressato] si sono impegnati a mantenere la costruzione adibita a legnaia nello stato in cui si trova.
7. Il motivo è infondato per le ragioni di seguito esposte.
8. Stabilisce l’art. 11 primo comma, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. Testo A) che “Il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo”. Analoga disposizione è contenuta nell’art. 60, primo comma, della legge della Regione Valle d’Aosta 6 aprile 1998, n. 11 (Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta).
9. Da queste norme si ricava il principio secondo cui il titolo edilizio può essere richiesto ed ottenuto solo da colui che sia legittimato ad eseguire le opere che ne costituiscono oggetto.
10. I comuni sono pertanto tenuti a verificare, prima di rilasciare il titolo, che il richiedente versi in tale posizione qualificata.
11. Va però osservato che, secondo la giurisprudenza, l’amministrazione è onerata del solo accertamento della sussistenza del titolo astrattamente idoneo da parte del richiedente alla disponibilità dell’area oggetto dell’intervento edilizio, senza che si possa pretendere che questa assuma il compito di risolvere eventuali conflitti di interesse tra le parti private in ordine all’assetto proprietario (cfr., fra le tante . T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 19 maggio 2015, n. 2763)
12. In sede di rilascio di un titolo abilitativo edilizio, il Comune ha quindi l’obbligo di verificare il rispetto da parte dell’istante dei limiti privatistici solo a condizione che tali limiti siano facilmente conoscibili ovvero effettivamente conosciuti e non contestati, di modo che il controllo da parte dell’ente locale si traduca in una semplice presa d’atto dei limiti medesimi, senza necessità di procedere ad una accurata e approfondita disamina dei rapporti civilistici.
13. Va in proposito ricordato che, in base al terzo comma dell’art. 11 del d.P.R. n. 380 del 2001, il permesso di costruire non comporta la limitazione dei diritti dei terzi; questi ultimi pertanto, qualora ritengono che l’attività edilizia che ne costituisce oggetto possa pregiudicare un loro diritto, possono sempre rivolgersi al giudice ordinario al fine di tutelare i propri interessi.
14. Ciò premesso si deve osservare che, nel caso concreto, il ricorrente, a sostegno delle proprie argomentazioni (secondo cui il controinteressato non sarebbe legittimato ad eseguire l’intervento oggetto del titolo impugnato), invoca un atto di transazione stipulato dai loro danti causa, atto in cui si dispone che la costruzione adibita a legnaia debba rimanere nello stato in cui si trova.
15. Il ricorrente sostiene che il Comune era a conoscenza della sussistenza di questo contratto già prima del rilascio del permesso costruire impugnato.
16. Questa circostanza tuttavia non è stata provata.
17. In proposito, si deve rilevare che la nota n. 3338 del 26 settembre 2015, invocata dal ricorrente a comprova di quanto sopra, non afferma affatto che il Comune era già a conoscenza dell’atto di transazione prima del rilascio del permesso di costruire: la nota è successiva al permesso di costruire e da essa è possibile ricavare solo la conoscenza attuale (alla data del 26 settembre 2015) della sussistenza dell’atto di transazione, trasmesso dal ricorrente al medesimo Comune solamente il giorno 9 settembre 2015 (giorno anch’esso successivo a quello di rilascio del titolo qui avversato).
18. Va a questo punto chiarito, precisando quanto in precedenza esposto, che, secondo la giurisprudenza, le amministrazioni comunali, al fine di rilasciare il permesso di costruire, non sono tenute a verificare la sussistenza di limiti negoziali al diritto di proprietà (quale sarebbe la servitù di cui si discute). Difatti, mentre i limiti legali sono destinati ad investire anche il rapporto pubblicistico, quelli negoziali ne esulano e quindi il comune non è tenuto a ricercarli a meno che questi ultimi siano o immediatamente conoscibili, o effettivamente e legittimamente conosciuti nonché del tutto incontestati, di guisa che il controllo si traduca in una semplice presa d’atto (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 12 marzo 2007, n. 1206; T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 7 gennaio 2015, n. 30).
19. Ne consegue che, nel caso concreto, il Comune, una volta accertato che il richiedente il permesso di costruire era proprietario dell’immobile, non era tenuto ad effettuare ricerche per verificare la sussistenza di eventuali limiti negoziali al diritto di proprietà, e non poteva, quindi, far altro che rilasciare il titolo; salva, come detto, la possibilità per il ricorrente di far valere le proprie ragioni dinanzi al giudice civile.
20. Per queste ragioni va ribadita l’infondatezza della censura esaminata
».

Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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