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dies a quo

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Sulla decorrenza del termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno erariale.

(Corte dei conti, sez. giurisdizionale per la Regione Lazio, 10 aprile 2017, n. 70) «Ai sensi dell’art. 1, co. 2, legge n. 20 del 1994, il termine quinquennale di prescrizione del diritto al risarcimento del danno erariale inizia a decorrere dalla verificazione del fatto dannoso. Secondo l’orientamento giurisprudenziale avallato da una pronuncia a Sezioni Riunite … Continua a leggere

Sia per la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione che per quella relativa al costo di costruzione, il termine di prescrizione del diritto di credito comincia a decorrere dal momento stesso del rilascio della concessione edilizia (il Tar ha rilevato che, nella fattispecie, la prescrizione del credito sussisteva anche seguendo la tesi giurisprudenziale secondo cui il termine prescrizionale inizierebbe a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’ultimazione delle opere, in quanto – dovendo l’opera essere comunque ultimata entro tre anni dal rilascio della concessione – a tutto concedere il “dies a quo” poteva essere portato avanti di un triennio, per cui, anche in mancanza dell’allegazione della dichiarazione di ultimazione lavori, delle due l’una: o i lavori non erano ultimati alla scadenza dei tre anni e allora la concessione edilizia era venuta meno, ovvero erano terminati, e allora l’Amministrazione avrebbe dovuto richiedere il pagamento del contributo in questione).

(Tar Calabria, Catanzaro, sez. II, 9 dicembre 2015, n. 1846) «I ricorrenti espongono che il de cuius avrebbe realizzato un fabbricato per civile abitazione in agro del Comune [resistente], giusta concessione edilizia n.16/80 e successiva variante n.10 al progetto esecutivo (che dall’atto impugnato risulta del 14 luglio 1984); affermano, altresì, che l’ultimazione dei lavori sarebbe … Continua a leggere

Per il Tar Veneto, in caso di deposito di documenti in giudizio con il rispetto dei termini relativi, il termine per la proposizione di motivi aggiunti generalmente decorre dalla data del deposito stesso (poiché è configurabile un onere del ricorrente di accertare in segreteria l’eventuale deposito), mentre quando i termini di deposito, peraltro ordinatori, siano rimasti inosservati, la decorrenza del termine è legata all’effettiva conoscenza del deposito stesso, con dimostrazione di questa a carico della controparte che eccepisce la tardività.

(Tar Veneto, sez. III, 4 aprile 2014, n. 467) «Considerato: che con i ricorsi in epigrafe, da riunirsi per connessione oggettiva e soggettiva, vengono impugnati in via principale i provvedimenti con cui i soggetti controinteressati, i cui esercizi commerciali confinano con quello della società ricorrente, sono stati autorizzati all’occupazione di suolo pubblico con tavolini e … Continua a leggere

La “piena conoscenza” dell’atto, ai fini del decorso del termine per proporre impugnazione, è integrata dalla percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della sfera giuridica del potenziale ricorrente.

(Consiglio di Stato, sez. V, 27 marzo 2013, n. 1829) «Negli ultimi anni […], la giurisprudenza amministrativa ha mostrato maggiore sensibilità nella lettura della nozione di conoscenza dell’atto dalla quale decorre il termine per impugnare, sposando un approccio più attento alle ragioni del ricorrente, che deve poter essere in grado di apprezzare l’esercizio del potere … Continua a leggere

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