Edilizia e urbanistica

Sia per la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione che per quella relativa al costo di costruzione, il termine di prescrizione del diritto di credito comincia a decorrere dal momento stesso del rilascio della concessione edilizia (il Tar ha rilevato che, nella fattispecie, la prescrizione del credito sussisteva anche seguendo la tesi giurisprudenziale secondo cui il termine prescrizionale inizierebbe a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’ultimazione delle opere, in quanto – dovendo l’opera essere comunque ultimata entro tre anni dal rilascio della concessione – a tutto concedere il “dies a quo” poteva essere portato avanti di un triennio, per cui, anche in mancanza dell’allegazione della dichiarazione di ultimazione lavori, delle due l’una: o i lavori non erano ultimati alla scadenza dei tre anni e allora la concessione edilizia era venuta meno, ovvero erano terminati, e allora l’Amministrazione avrebbe dovuto richiedere il pagamento del contributo in questione).

(Tar Calabria, Catanzaro, sez. II, 9 dicembre 2015, n. 1846)

«I ricorrenti espongono che il de cuius avrebbe realizzato un fabbricato per civile abitazione in agro del Comune [resistente], giusta concessione edilizia n.16/80 e successiva variante n.10 al progetto esecutivo (che dall’atto impugnato risulta del 14 luglio 1984); affermano, altresì, che l’ultimazione dei lavori sarebbe avvenuta il 26 giugno 1985, senza che sia stato mai vantato il credito in questione da parte dell’Amministrazione intimata.
Orbene, il Consiglio di Stato, pronunciatosi, anche di recente (Cons. Stato, sez. IV, 10 gennaio 2014, n.2949; 16 gennaio 2009 n. 216; 6 giugno 2008 n. 2686), sul tema della decorrenza della prescrizione del diritto di credito relativo al contributo per costo di costruzione ex art. 11 l. n. 10/1977 (oggi art.16 del d.p.r. 6 giugno 2001, n.380), ha affermato che il detto termine di prescrizione comincia a decorrere dal momento stesso del rilascio della concessione edilizia. La disposizione dell’art. 11 della legge n. 10 del 1977, in tema di “Versamento del contributo afferente alla concessione”, stabilisce quanto segue: “La quota di contributo di cui al precedente articolo 6 è determinata all’atto del rilascio della concessione ed è corrisposta in corso d’opera con le modalità e le garanzie stabilite dal comune e, comunque, non oltre sessanta giorni dalla ultimazione delle opere”. Da tale norma si desume, invero, che il fatto costitutivo dell’obbligo giuridico del titolare della concessione edilizia, di versare il contributo previsto, è rappresentato dal rilascio della concessione medesima ed è a tale momento, quindi, che occorre avere riguardo per la determinazione dell’entità del contributo, divenendo il relativo credito certo, liquido o agevolmente liquidabile ed esigibile.
Né alcun rilevo, in senso contrario, può assumere la circostanza che al Comune sia espressamente riconosciuta la facoltà di stabilire modalità e garanzie per il pagamento del contributo, atteso che l’atto di imposizione non ha carattere autoritativo, ma si risolve in un mero atto ricognitivo e contabile, applicativo di precedenti provvedimenti di carattere generale e la sua mancata tempestiva adozione non implica alcun potere dell’Amministrazione di differire il suo diritto di credito, configurandosi, piuttosto, come mancato esercizio del diritto stesso, idoneo a far decorrere il periodo di prescrizione (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 10 gennaio 2014, n.2949; Cons. Stato, Sez. V, 13 giugno 2003, n. 3332).
Detta decorrenza, secondo la giurisprudenza maggioritaria, vale sia per la quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione che per quella relativa al costo di costruzione.
4.1. Nel caso in esame, la concessione risulta essere stata rilasciata nel 1980 e la variante in data 14 luglio 1984; l’ultimazione dei lavori sarebbe avvenuta in data 26 giugno 1985, ma non risulta agli atti del giudizio comunicazione della data di ultimazione degli stessi.
Orbene, l’impugnata ingiunzione è diventata esecutoria in data 26 giugno 1998 ed è stata notificata in data 17 dicembre 1998, ossia quando ormai il diritto di credito del Comune si era estinto per compimento di oltre dieci anni dal rilascio della variante (14 luglio 1984).
4.2. Va aggiunto che la prescrizione del credito sussiste anche se si volesse seguire la tesi giurisprudenziale, secondo cui, a norma dell’art.11, comma 2, della legge 28 gennaio 1977 n.10 (oggi art.16, comma 3, del d.p.r. n.380/2001), il termine prescrizionale comincia a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’ultimazione delle opere.
La citata disposizione va, infatti, coordinata con quella di cui all’art.4, comma 4, della stessa legge citata n.10/1977 (oggi art.15, comma 2, del d.p.r. n.380/2001), ai sensi del quale “Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno; il termine di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere abitabile o agibile, non può essere superiore a tre anni e può essere prorogato, con provvedimento motivato, solo per fatti esterni alla volontà del concessionario …”.
Poiché la norma citata prevede che, comunque, l’opera deve essere ultimata entro tre anni dal rilascio della concessione, a tutto concedere, il “dies a quo” poteva essere portato avanti di un triennio (al 14 luglio 1987), per cui, anche in mancanza dell’allegazione della dichiarazione di ultimazione lavori, delle due l’una, o i lavori non erano ultimati alla scadenza dei tre anni e allora la concessione edilizia era venuta meno, ovvero erano terminati, e allora l’Amministrazione avrebbe dovuto richiedere il pagamento del contributo in questione (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, 16 gennaio 2009, n.216).
4.3. Alla luce delle considerazioni esposte, essendo ampiamente trascorso il termine decennale di prescrizione, il ricorso merita, per tale motivo, accoglimento
».

Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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