Espropriazione per pubblica utilità, Procedimento amministrativo

L’istanza del privato volta a sollecitare l’adozione di un provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001 comporta l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere su di essa, accogliendola o respingendola.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 2 maggio 2022, n. 530)

«[L’]appellante, con una prima istanza del 25 luglio 2019, ma soprattutto con la seconda, ampiamente motivata, del 14 gennaio 2020, ha chiesto al Comune l’avvio del procedimento volto alla legittima acquisizione delle aree indebitamente occupate […] mediante un negozio traslativo consensuale, ovvero ai sensi dell’art. 42 bis del d.P.R. n. 327/2001, con adozione del provvedimento di acquisizione sanante e contestuale liquidazione, oltre che dell’attuale valore venale delle aree, anche dell’indennizzo previsto al comma 1 del medesimo art. 42 bis. Nell’istanza è precisato che essa «è diretta proprio a ottenere l’avvio del procedimento prodromico alla definizione di una delle due soluzioni sopra indicate e nell’adozione di tutti gli atti amministrativi conseguenti».
Con l’odierno gravame l’appellante sottolinea come, a fronte del silenzio dell’Amministrazione, non gli restava che adire il T.a.r. al fine di vedere accertata l’illegittimità dell’inerzia comunale e di ottenere una condanna dell’Ente all’adozione di un provvedimento espresso che consentisse di acquisire legittimamente le aree di proprietà già da tempo occupate dalla sede stradale.
9. Il Collegio, fatte queste premesse, ritiene che il primo il primo motivo di censura appare fondato essendo ammesso il ricorso per silenzio inadempimento anche nel caso, come quello in esame, in cui l’occupazione sia avvenuta al di fuori di una procedura espropriativa. È orientamento condiviso, infatti, che «l’occupazione sine titulo di beni immobili appartenenti a privati è una situazione di fatto del tutto contrastante con quella di diritto e l’amministrazione deve tempestivamente adoperarsi per ripristinare una situazione di legalità; il privato può quindi legittimamente domandare o l’emissione del provvedimento di acquisizione o, in difetto, la restituzione del fondo con la sua riduzione in pristino. Inoltre, fermo il carattere discrezionale della valutazione rimessa all’amministrazione sulla possibilità di procedere all’acquisizione c.d. sanante, non v’è dubbio che l’esercizio di tale potestà non possa protrarsi indefinitamente nel tempo poiché altrimenti l’inerzia si tradurrebbe in un illecito permanente. Pertanto, sebbene l’art. 42-bis, t.u. espropriazioni non contempli espressamente un avvio del procedimento ad istanza di parte, il privato può sollecitare la p.a. ad avviare il relativo procedimento, istanza sulla quale sussiste l’obbligo di provvedere; l’inadempimento dell’obbligo legittima colui che ha presentato l’istanza ad esperire l’azione avverso il silenzio ex artt. 31 e 117 c.p.a.» (Cgars, sez. giur., 28 giugno 2021, n. 631).
10. Secondo il Collegio, nel caso di specie, sussisteva l’obbligo del Comune di concludere il procedimento, mediante l’adozione di un provvedimento espresso, anche eventualmente di diniego, ove l’Amministrazione non avesse riscontrato la ricorrenza delle condizioni dell’art. art. 42 bis del d.P.R. 327/2001. Per consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti, «l’obbligo giuridico di provvedere – ai sensi dell’art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, come modificato dall’art. 7 della legge 18 giugno 2009, n. 69 – sussiste in tutte quelle fattispecie particolari nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongano l’adozione di un provvedimento e quindi, tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano) dell’Amministrazione. Nei giudizi di tale natura, il giudice amministrativo di regola non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere; gli resta precluso il potere di accertare direttamente la fondatezza della pretesa fatta valere dal richiedente, sostituendosi all’Amministrazione stessa. Le disposizioni relative, ove interpretate diversamente, attribuirebbero illegittimamente, in modo indiscriminato, una giurisdizione di merito» (Cons. di Stato, Sez. IV, 30 giugno 2017, n. 3234).
Pertanto, «l’istanza del privato volta a sollecitare l’amministrazione ad adottare un provvedimento ai sensi dell’art. 42 bis d.P.R. 327/2001, pur non espressamente prevista dalla legge, è configurabile in base al sistema, e soprattutto comporta l’obbligo dell’amministrazione di provvedere su di essa accogliendola o respingendola». (Cons. Stato, Sez. IV., 28 giugno 2021, n. 4903). Cosicché l’inerzia serbata dall’Amministrazione sull’istanza del privato, in quanto stigmatizzabile quale inadempimento di un preciso obbligo giuridico di provvedere, è pertanto impugnabile di fronte al giudice amministrativo con il rito di cui agli artt. 31 e 117 c.p.a. (Cons. di Stato, Ad. Plen., 20 gennaio 2020, n. 4/2020). E ciò, si ribadisce, al di là della scelta finale dell’Amministrazione, financo quella del respingimento, poiché «alla stregua della vigente formulazione dell’art. 2 della l. n. 241/1990 (per come conformata all’esito delle modifiche introdotte con l. n. 190/2012), anche nelle ipotesi in cui la domanda di parte si appalesi manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, la pubblica Amministrazione è comunque tenuta ad esitare il procedimento con un provvedimento espresso, ancorché redatto in forma semplificata, né può sottacersi il ruolo centrale che il fattore “tempo” assume nel moderno diritto amministrativo quale valore ordinamentale fondamentale» (T.a.r., Sez. Seconda Quater, 13 dicembre 2021, n. 12837). Ovviamente il Comune mantiene integra la discrezionalità in merito al contenuto dei provvedimenti da adottare anche relativamente alla richiesta dei danni derivanti dalla illegittima occupazione dovendosi determinare mediante la corretta valutazione degli interessi contrapposti nell’ambito delle opzioni previste dalle norme di settore.
Il Comune dovrà pertanto valutare se sussistono i presupposti per adottare un provvedimento di acquisizione del bene ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, provvedendo in tal caso alla corresponsione della indennità di espropriazione, ovvero un provvedimento di restituzione del bene al privato, corrispondendo in tal caso il ristoro per la illegittima occupazione, nei limiti della eventuale già maturata prescrizione».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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