Avvocato

Composizione della commissione dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato: per il Tar Molise, con la l. n. 247/2012 è venuto meno il principio di piena fungibilità fra membri effettivi e membri supplenti indipendentemente dalla qualifica professionale e, pertanto, nelle singole sedute della commissione devono essere sempre rappresentate le tre diverse realtà del mondo giuridico nelle proporzioni stabilite dall’art. 47, comma 1, l. n. 247/2012 (ovvero tre avvocati, un professore universitario e un magistrato).

(Tar Molise, sez. I, 17 agosto 2016, n. 335)

«Ravvisata l’applicabilità anche all’odierno giudizio della nuova disciplina concernente la composizione della commissione dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, occorre stabilire se tali regole consentano ancora la piena fungibilità tra membri effettivi e supplenti di guisa che questi ultimi possano sostituire qualunque membro effettivo anche se appartenente a categoria diversa, ovvero se, invece, le tre categorie professionali che il Legislatore ha indicato (avvocati, magistrati e professori universitari) debbano invariabilmente partecipare a tutte le operazioni di esame.
Giova prendere le mosse dall’art. 47 della l. n. 247/2012 a mente del quale: «1. La commissione di esame è nominata, con decreto, dal Ministro della giustizia ed è composta da cinque membri effettivi e cinque supplenti, dei quali: tre effettivi e tre supplenti sono avvocati designati dal CNF tra gli iscritti all’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, uno dei quali la presiede; un effettivo e un supplente sono di regola prioritariamente magistrati in pensione, e solo in seconda istanza magistrati in servizio; un effettivo e un supplente sono professori universitari o ricercatori confermati in materie giuridiche. 2. Con il medesimo decreto, presso ogni sede di corte d’appello, è nominata una sottocommissione avente composizione identica alla commissione di cui al comma 1. 3. Presso ogni corte d’appello, ove il numero dei candidati lo richieda, possono essere formate con lo stesso criterio ulteriori sottocommissioni per gruppi sino a trecento candidati».
La legge 247/2012 non riproduce la norma, contenuta nel previgente art. 22, comma 5, del RD 27 novembre 1933, n. 1578, recante Ordinamento delle professioni di avvocato e di procuratore, in base alla quale: «…I supplenti intervengono nella commissione e nelle sottocommissioni in sostituzione di qualsiasi membro effettivo…», su cui si fondava lo stabile orientamento giurisprudenziale, formatosi nel vigore delle previgenti disposizioni legislative, secondo cui i componenti delle commissioni giudicatrici degli esami di abilitazione all’esercizio della professione forense sono fra loro pienamente fungibili (ex plurimis, Cons. Stato, Sez. IV, 17 settembre 2004, n. 6155).
Tale mancata riproduzione costituisce, secondo il Collegio, un forte indizio della necessaria presenza nelle singole sedute della commissione di esame delle tre diverse realtà del mondo giuridico (forense, magistratuale ed accademica) nelle proporzioni stabilite dal citato comma 1 dell’art. 47, sul presupposto che gli esponenti di ciascuna delle tre predette categorie sia portatrice di sensibilità giuridiche connotate da diversi accenti e sfumature, che verosimilmente condurrà l’esponente di ciascuna professionalità a valorizzare, in sede di correzione degli elaborati, differenti aspetti delle prove di esame, cosicché l’alterazione del peso delle componenti interne alla commissione potrebbe determinare un diverso esito dell’esame.
Del resto, se così non fosse e se si consentisse la piena fungibilità tra i membri, la previsione della nuova legge che dispone che anche i supplenti debbano essere designati rispettando lo stesso criterio di rappresentatività ovvero tre avvocati un professore universitario e un magistrato, potrebbe restare nell’applicazione pratica del tutto frustrata.
Il Collegio non ignora che sul punto della piena fungibilità, un orientamento della giurisprudenza di merito ritiene ancora applicabile la previsione di cui all’art. 22, co. 5, del R.D. n. 1578/1933, in quanto formalmente non abrogato dalla nuova legge (cfr. TAR Lazio sez. II ter, 9 maggio 2016, n. 5430), tuttavia, oltre alle considerazioni appena esposte, il Collegio rileva in contrario come la partecipazione ai lavori della Commissione anche di categorie professionali diverse dagli avvocati costituisca un logico predicato della ratio che pervade la riforma e che è tesa a limitare i conflitti di interesse e le logiche corporative interne alla categoria forense.
Ciò induce a ritenere che la volontà del Legislatore sia nel senso di far venire meno il principio di fungibilità fra membri effettivi e membri supplenti indipendentemente dalla qualifica professionale (in tal senso TAR Sicilia – Catania, Sez. IV, 27 novembre 2015, n. 2784), con la conseguenza che la composizione della commissione che ha condotto l’esame orale della ricorrente era illegittima ed il gravame deve pertanto essere accolto.
Inoltre l’art. 65, co. 1, della nuova legge 247/2012 prevede che le disposizioni del R.d. 1578/1933 non abrogate espressamente, tra cui l’art. 22, co. 5, anche se non richiamate si applichino solo “se necessario” fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti previsti nella legge stessa.
Sennonché la disciplina della composizione delle commissioni è stata interamente ed organicamente regolata dall’art. 47 della legge 247/2012, tanto che la disposizione appare in grado di assicurare in via autonoma l’attività delle commissioni, le quali possono operare senza necessità di ulteriori norme, senza quindi bisogno di ricorrere all’art. 22, comma 5, del RD 1578/1933.
Deve quindi concludersi per la fondatezza della censura.
Il motivo appena scrutinato, in quanto relativo al profilo della legittimazione della Sottocommissione, travolge tutti gli atti successivi della sequenza procedimentale, dispensando così il Collegio dall’esame degli ulteriori motivi di ricorso.
Il ricorso deve conseguentemente essere accolto, ciò conducendo all’annullamento del verbale n. 13/2015 del 19 novembre 2015 in ordine all’esame orale della ricorrente e degli atti successivi.
L’effetto conformativo della presente sentenza impone all’amministrazione la rinnovazione dell’esame orale della ricorrente da parte di una commissione composta secondo le previsioni di cui all’art. 47, comma 1, della legge n. 247/2012, e con la partecipazione di membri che non hanno partecipato alla seduta del 19 novembre 2015
».

Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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