Contributi e finanziamenti pubblici, Procedimento amministrativo

L’incompletezza della domanda per la concessione di aiuti finanziari può costituire il presupposto per l’esercizio del dovere di soccorso istruttorio ai sensi della norma generale di cui all’art. 6, co. 1, lett. b), della legge n. 241 del 1990, che impone all’Amministrazione di richiedere all’interessato non solo «la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete», ma eventualmente anche di «ordinare esibizioni documentali» (nella fattispecie, osserva il Tar, l’attività istruttoria integrativa si sarebbe dovuta limitare alla specificazione di alcuni degli elementi presenti, in nuce, nella proposta presentata, e, quindi, non si sarebbe posta in contrasto con il principio della par condicio).

(Tar Sardegna, sez. I, 24 settembre 2015, n. 1045)

«La [società ricorrente] contesta le motivazioni sopra riassunte deducendo, con il primo motivo, la violazione del punto 14 del bando relativo alla misura, ed eccesso di potere sotto diversi profili, perché il Comitato di valutazione avrebbe preteso un livello di dettaglio del programma delle attività improprio e comunque non prescritto dal bando e dai decreti ministeriali richiamati dal bando.
Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta la violazione del dovere di soccorso istruttorio, di cui all’art. 6, lettera b), della legge n. 241/1990, perché l’eventuale incompletezza della domanda presentata avrebbe comunque imposto (anche ai sensi dell’art. 9 del decreto del Ministero delle Politiche Agricole del 22 luglio 2010, n. 4123, cit.) la richiesta di documentazione integrativa ovvero la richiesta di chiarimenti, prima di adottare la decisione di non ammissione al finanziamento.
10. – I motivi esposti, che possono essere esaminati in unico contesto, sono fondati nei limiti di cui appresso.
11. – La disposizione del bando per la presentazione delle domande di aiuto «per la promozione del vino sui mercati dei paesi terzi» (annualità 2014-2015), che assume rilevanza ai fini della soluzione della controversia in esame, è costituita dal punto 12, rubricato “Presentazione del progetto”, il quale (oltre a dettare le modalità e i termini per la presentazione della domanda), precisa, con riguardo al contenuto della “proposta tecnica”, che essa “dovrà contenere gli elementi di cui all’art. 5, comma 1, lettera B), del D.M. n. 36326 del 9.05.2014”. Disposizione, quest’ultima, che prevede, oltre all’obbligo di redigere la domanda di partecipazione secondo il modello allegato al D.M. cit. (allegato A), alcuni ulteriori requisiti necessari della proposta: l’indicazione del costo complessivo delle azioni, una «relazione dettagliata delle attività e dei costi che contenga anche gli elementi di congruità tra azioni programmate e costi unitari previsti».
Ulteriore disposizione rilevante, anche perché espressamente richiamata nel provvedimento impugnato, è rappresentata dall’art. 8, comma 1, , del decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 22 luglio 2010, n. 4123, alla lettera a) [che prescrive l’indicazione dei paesi terzi interessati e dei prodotti coinvolti, con l’elenco completo delle D.O.P., delle indicazioni geografiche e dei vini senza indicazioni geografiche] e alla lettera d) [calendario dettagliato delle singole azioni e delle località in cui le stesse dovrebbero essere realizzate].
12. – Dalla lettura della domanda di partecipazione presentata
[dalla società ricorrente] emerge l’incompletezza di alcune delle indicazioni richieste dalle disposizioni sopra richiamate; in particolare, risulta confermata la carenza delle date in cui si prevede di svolgere le singole azioni di promozione negli Stati Uniti (in cui è indicata solo la durata dell’evento) e in Svizzera.
Tuttavia, tale incompletezza della domanda, lungi dal consentire l’adozione di un provvedimento finale di non ammissione al finanziamento richiesto, costituisce, piuttosto, il presupposto per l’esercizio del dovere di soccorso istruttorio ai sensi della norma generale di cui all’art. 6, comma 1, lett. b), della legge n. 241 del 1990, la quale impone all’amministrazione di richiedere all’interessato non solo «la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete» ma eventualmente anche di «ordinare esibizioni documentali». Nel caso di specie, non si tratta (e non si sarebbe trattato, ove l’amministrazione si fosse risolta in tal senso), di ordinare la presentazione di ulteriori documenti previsti dalla lex specialis della procedura. L’attività istruttoria integrativa, infatti, si sarebbe dovuta limitare alla specificazione di alcuni degli elementi presenti, in nuce, nella proposta presentata. Così per quanto concerne l’omessa indicazione delle denominazioni di origine dei vini da promuovere nelle singole azioni proposte; e così anche per le date in cui si sarebbero dovuti svolgere i singoli eventi.
Attività istruttoria integrativa che, quindi, non si pone in contrasto con il principio della par condicio tra i partecipanti alle procedure amministrative di massa (o, comunque, in cui siano interessati una pluralità indeterminata di soggetti), che la giurisprudenza prevalente individua quale limite estrinseco del dovere di soccorso istruttorio (si veda, ex multis, Cons. St., V, 5 dicembre 2012, n. 6248; questione, quella della attuale estensione del dovere di soccorso istruttorio, che dovrebbe essere probabilmente rimeditata alla luce della norma di cui all’art. 38, comma 2-bis, del d.lgs. 163 del 2006, introdotto dall’articolo 39, comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, che riduce notevolmente la portata del principio del rispetto della par condicio nei procedimenti di affidamento dei contratti pubblici; il che, inevitabilmente, sembra riflettersi anche sull’estensione del medesimo limite nella generalità dei procedimenti e quindi, nella specie, sull’estensione del dovere di soccorso istruttorio).
13. – Il ricorso, in conclusione, deve essere accolto per le ragioni evidenziate
».

Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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