Appalti di servizi, Appalti pubblici, Contratti pubblici

Se il bando richiede come requisito di partecipazione un fatturato specifico relativo a precedenti servizi svolti ed inerenti l’oggetto dell’appalto, è necessario che le precedenti esperienze del concorrente riguardino settori identici a quelli oggetto dell’appalto o, quanto meno, ad essi collegati secondo un ragionevole criterio di analogia o inerenza.

(Consiglio di Stato, sez. V, 22 settembre 2015, n. 4425)

«Osserva al riguardo il Collegio in primo luogo che l’art. 41, comma 1, del d.lgs. n. 163 del 2006 relaziona il fatturato al settore di gara in generale e non all’oggetto specifico della fornitura o del servizio, in quanto, sostituendo la precedente locuzione “servizi identici” con il riferimento al “settore oggetto della gara”, ha inteso ampliare l’ambito delle tipologie di servizi che possono essere fatti valere ai fini della partecipazione alla gara; ciò all’evidente scopo di evitare il cristallizzarsi di situazioni di oligopolio o monopolio e favorire l’apertura del mercato medesimo attraverso l’ammissione alle gare di tutti i concorrenti per i quali si possa raggiungere un giudizio complessivo di affidabilità
Quindi nelle gare pubbliche, se il bando richiede come requisito di partecipazione un fatturato specifico relativo a precedenti servizi svolti ed inerenti l’oggetto dell’appalto, è necessario che le precedenti esperienze del concorrente riguardino settori identici a quelli oggetto dell’appalto o quanto meno ad essi collegate secondo un ragionevole criterio di analogia o inerenza (Consiglio di Stato, sez. V, 23 marzo 2015, n. 1568 e 5 settembre 2014, n. 4529).
Nel caso in esame il punto 2, lettera c) del disciplinare prevedeva la presentazione di una dichiarazione concernente l’importo relativo ai servizi “nel settore oggetto della gara (fatturato specifico)”; ai fini del giudizio di inerenza non poteva pertanto che tenersi conto dell’effettivo settore oggetto della procedura di gara, riguardante per il lotto n. 1: compattatori, ragni/scarrabili, lava cassonetti, auto spurgo e lava strade, nonché, per il lotto n. 2: furgoni con vasca o con pianale compattatori chiusi, carri attrezzi, autobotti, porter o gasoloni.
La commissione di gara, con verbale n. 3 del 13 dicembre 2010, con riguardo alle dichiarazioni presentate dalle società facenti parte della costituenda A.T.I di cui trattasi ha affermato che le loro dichiarazioni circa il fatturato specifico (inteso come quello relativo a manutenzione meccanica ed elettrica sugli autotelai di mezzi analoghi a quelli previsti nei due lotti di gara), non risultavano confermate, in quanto dalle fatture si evinceva che nel triennio di riferimento esso fatturato era di molto inferiore a quello richiesto ed a quello dichiarato (quantificando le relative somme) e che il fatturato relativo ad attrezzature di compattazione comunque utilizzate per i servizi di igiene urbana era uguale a zero.
Il T.A.R. ha respinto il primo, il secondo ed il sesto motivo di ricorso ritenendo legittima la mancata considerazione da parte della s.a. come attinente al servizio da svolgere la gran parte dei servizi fatturati dalla costituenda A.T.I., in quanto la lamentata mancata precisazione di quali tra le fatture prodotte fosse non riconducibile ad esso servizio trovava limitazione nella mancata indicazione sia del fatturato specifico diviso in lotti, sia di quali fatture avessero concorso a formare l’importo del fatturato specifico dichiarato in domanda, con la conseguenza che l’asserita interpretazione restrittiva in ordine ai requisiti di gara da parte della s.a. avrebbe potuto essere condivisa solo se la costituenda A.T.I. avesse dimostrato la reale esistenza di fatture per attività similari a quella di manutenzione specifica richiesta dall’appalto, considerato che, comunque, la clausola di cui trattasi non era equivoca ed il concetto di lavori analoghi non può estendersi sino a comprendere attività del tutto estranee all’oggetto dell’appalto.
10.3.- La tesi della appellante, riproposta in appello, che le asserzioni formulate dal primo giudice sarebbero censurabili perché, da momento che il concetto di servizi analoghi sarebbe distinto da quello di servizi identici, il giudizio di analogia avrebbe dovuto essere riferito alle prestazioni di servizi e forniture oggetto di gara e non ai veicoli che compongono il parco mezzi della s.a. oggetto di manutenzione, è stata, ad avviso del collegio, solo genericamente formulata con l’atto introduttivo del giudizio di secondo grado e non è sorretta, nell’ambito testuale ad esso relativo, da alcun valido elemento probatorio.
A fronte delle richiamate motivazioni poste a base della decisione della commissione, di non ritenere confermate le dichiarazioni sul fatturato specifico prodotte dalle società componenti la costituenda A.T.I. di cui trattasi, e delle osservazioni, pure richiamate, poste dal T.A.R. a base della impugnata sentenza, nell’atto d’appello sono invero contenuti solo generici riferimenti al contenuto delle fatture in concreto prodotte, che sarebbero relative a prestazioni di servizi e forniture analoghe a quelli oggetto di gara, ma non è contenuto alcun dato concreto a sostegno della propugnata tesi che sia idoneo a dimostrare l’illogicità della discrezionale valutazione al riguardo effettuata dalla commissione di gara e la erroneità della valutazione effettuata dal primo giudice.
Infatti, a sostegno di detti generici assunti, a pagina 16 dell’atto d’appello, è stato affermato che, al fine di rendere agevolmente verificabile il dato del fatturato specifico dichiarato e posseduto veniva prodotto un prospetto riepilogativo delle fatture stesse, in cui sarebbero state indicate le varie voci di prestazioni rese, ma in realtà esso non risulta né riprodotto nell’atto d’appello, né allo stesso allegato.
Con la memoria depositata il 27 maggio 2015 la appellante ha anche dedotto che tale omissione avrebbe caratterizzato solo l’atto d’appello notificato alla controparte ma non l’originale depositato in giudizio, ma, come già evidenziato, l’assunto non corrisponde alla realtà.
Nel giudizio amministrativo, costituisce invero specifico onere dell’appellante formulare una critica puntuale della motivazione della sentenza appellata, posto che l’oggetto di tale giudizio è costituito da quest’ultima e non dal provvedimento gravato in primo grado, e il suo assolvimento esige la deduzione di specifici motivi ed argomentazioni di contestazione della correttezza del percorso argomentativo che ha fondato la decisione appellata (Consiglio di Stato, sez. VI, 4 maggio 2015, n. 2211), senza che sia possibile porre rimedio a carenze di tale guisa procedendo alla disamina delle produzioni documentali in atti.
Quindi le censure in esame, in assenza di idonei dati testuali contenuti nell’atto d’appello idonei a dimostrare che le fatture prodotte dalla parte appellante, contrariamente a quanto ritenuto dalla commissione di gara e confermato dal T.A.R., fossero in realtà relative a servizi analoghi a quelli oggetto di gara, non possono essere oggetto di positivo riscontro
».

Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

Contattaci per sapere come possiamo aiutarti

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Annunci