Acque pubbliche

Sulla giurisdizione del Tribunale superiore delle acque pubbliche (TSAP) in unico grado, ai sensi dell’art. 143 r.d. n. 1775 del 1933.

(Tar Liguria, sez. I, 1° luglio 2015, n. 616)

«I ricorrenti espongono di essere proprietari di sedimi vari […] che saranno lesi direttamente dai lavori in progetto per la mitigazione del rischio idraulico connesso alle piene del corso d’acqua, per cui hanno dedotto i motivi di cui al ricorso.
La città metropolitana di Genova si è costituita in causa eccependo preliminarmente il difetto di giurisdizione del tribunale amministrativo adito, e chiedendo in subordine respingersi la domanda. Parte resistente opina trattarsi di una materia su cui ha competenza a giudicare il tribunale superiore delle acque pubbliche.
In tale situazione il collegio deve allora esaminare preliminarmente la questione di giurisdizione.
Ed in proposito va notato che la giurisprudenza attribuisce un’ampia portata all’art. 143 del rd 1933/1775, che discende da un lato dalla competenza tecnica propria dell’organo giurisdizionale speciale e dall’altro dall’esigenza che la materia delle acque pubbliche sia possibilmente trattata da un solo giudice, vista la sua rilevanza per la protezione della vita sul territorio.
In tal senso è stato condivisibilmente affermato che la giurisdizione del tribunale superiore delle acque pubbliche in unico grado si radica allorché la questione della tutela della regimazione e dell’utilizzo delle acque pubbliche assume una connotazione pervasiva nell’economia dei procedimenti e nell’origine degli atti impugnati. Così è stato giudicato che la consistenza e l’unitarietà della situazione soggettiva dedotta comportano l’attrazione delle liti avanti al TSAP anche per quel riguarda le determinazioni afferenti alle vicende strumentalmente connesse alle acque pubbliche, sino a giungere alle questioni risarcitorie (cass. s.u. 2013, n. 9534 e 2012, n. 10148).
In tale contesto il tribunale superiore è chiamato decidere sulle cause derivanti dall’impugnazione anche dei provvedimenti di autorità che non si occupano istituzionalmente della materia idrica (cass. s.u. 2013, n. 24154), come i dinieghi di edificabilità per le zone ritenute esondabili (s.u. cass. 2008, n. 27528) o le occupazioni d’urgenza dei sedimi privati che sono motivati con la necessità di realizzare opere correlate al demanio idrico (cass. s.u. 2007, n. 7881).
L’esame della giurisprudenza ora svolta induce a ritenere che tutti gli atti gravati sono derivati dal convincimento maturato nelle diverse autorità pubbliche circa la necessità di regimare il torrente, così da mitigare il pericolo delle piene a cui il corso d’acqua va soggetto.
Ne consegue che non rilevano ai fini della permanenza della potestà a giudicare in capo al tribunale adito l’usuale estraneità delle competenze degli enti resistenti ed intimati alle acque pubbliche, così come la natura degli atti adottati non sempre pertinente alla materia.
La causa dell’esercizio dei poteri esercitati è invece strettamente correlata a quanto riguarda il TSAP, sì che il collegio deve dichiarare inammissibile il ricorso per essere competente a giudicare il tribunale indicato
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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