Prefetture-UTG

E’ legittima la decisione dell’Autorità governativa di procedere alla cancellazione di un’associazione dal registro prefettizio delle persone giuridiche di cui al D.P.R. n. 361/2000 qualora manchi la certezza di un’adeguata garanzia patrimoniale per i terzi che verranno a contrarre con la stessa associazione.

(Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, 1° dicembre 2014, n. 603)

«Come è noto, l’iscrizione nel registro prefettizio di cui al già citato D.P.R. n. 361/2000 comporta l’acquisto da parte dell’associazione della personalità giuridica, cui consegue l’autonomia patrimoniale perfetta. Questo significa che delle obbligazioni dell’ente risponde esclusivamente l’ente con il proprio patrimonio, senza che sia consentito ai terzi che hanno contratto con l’associazione, diversamente da quanto accade nel caso di associazione non riconosciute, di rivalersi nei confronti di coloro che di volta in volta hanno agito in nome e per conto dell’ente medesimo.
7.1.2. Il beneficio dell’autonomia perfetta è bilanciato, a tutela dei creditori dell’associazione riconosciuta e al fine di favorire il traffico giuridico con l’associazione medesima, da una serie di obblighi in capo all’ente collettivo, finalizzati a costituire e conservare una garanzia patrimoniale, ex articolo 2740 Cod. civ., che sia adeguata in rapporto al tipo di attività svolta.
In altri termini, se l’associazione risponde solamente con il proprio patrimonio, e nei limiti di questo, il patrimonio iniziale dovrà essere congruo rispetto allo scopo associativo e dovrà essere gestito in modo trasparente e conservato, eventualmente tramite integrazioni da parte degli associati, a un livello minimo, per non mettere in pericolo la possibilità per i creditori di essere soddisfatti da parte dell’associazione.
7.2.1. Il Collegio concorda con la difesa di parte ricorrente in ordine al fatto che non vi sia una disposizione normativa che fissi in €uro 60.000,00, così come pretende l’Amministrazione resistente, il patrimonio minimo di un’associazione che opera a livello nazionale, così come non ve ne è una che obbliga alla tenuta della contabilità negli stessi modi e termini previsti per l’impresa commerciale, laddove non venga svolta attività commerciale.
7.2.2. Tuttavia, la documentazione versata in atti dimostra inequivocabilmente come l’associazione
[ricorrente] si sia collocata al di sotto di quegli standard minimi che occorre osservare a tutela dei terzi che con essa venissero a contrarre.
7.3.1. Risulta, infatti, che nel 2006, anno di iscrizione nel registro prefettizio e di conseguente acquisto della personalità giuridica, l’associazione potesse contare su di un avanzo attivo di €uro 4.981,00 e su di un affidamento bancario di €uro 30.000,00: affidamento bancario che era stato decisivo per il riconoscimento, posto che in assenza di esso la Prefettura di Pordenone aveva già emesso il preavviso di rigetto in riferimento alla domanda avanzata dalla ricorrente. Ebbene, di tale affidamento non vi è più traccia già a partire dal bilancio consultivo del 2007; circostanza questa confermata dal saldo contabile al 31.12.2009 dell’istituto bancario affidatario che non menziona la disponibilità di siffatta somma di denaro.
7.3.2. L’avanzo attivo a disposizione dell’ente nel periodo compreso tra il 2006 e il 2012 oscilla tra un minimo di €uro 2.833,87 e un massimo di €uro 7.854,09. L’esiguità del dato numerico esonera da ulteriori ragionamenti in ordine alla inidoneità rispetto alle aspirazioni di un’associazione, che per propria ammissione ha allargato il proprio orizzonte di intervento dal Friuli Venezia Giulia e dal Veneto, al Piemonte, alla Basilicata, e financo alla Germania e all’Inghilterra. Lo stesso ricorso introduttivo del presente giudizio elenca, a titolo “meramente esemplificativo”, ben ventitré iniziative dell’associazione.
Per quanto di rilievo sia l’attività dei volontari, come è nella logica di un ente che persegue uno scopo ideale, permangono dei costi fissi, dalla sede, agli strumenti di comunicazione, dalle trasferte, ai sopralluoghi e ai materiali per le indagini e per le campagne di sensibilizzazione, che non possono di certo – secondo comune esperienza ex articolo 115, II^ comma, Cod. proc. civ. – essere coperti con le suvviste esigue risorse annue.
7.3.3. Di tanto è consapevole la stessa ricorrente che, infatti, rappresenta all’Autorità governativa come il proprio patrimonio sia costituito, oltre che da attrezzature d’ufficio, strumenti fotografici e proiettori, anche da 91 opere d’arte. Sennonché i rendiconti contabili annuali non risultano corredati da un documento che attesti l’esatta consistenza del patrimonio mobiliare, così come impongono le regole tecniche di tenuta di una contabilità anche di minima.
Anzi, nonostante le legittime richieste della Prefettura di Pordenone, l’associazione ricorrente mai ha prodotto un elenco completo delle dichiarate opere d’arte, con indicazione dell’autore, dell’anno di produzione e una stima del valore, sicché allo stato vi è solo un’allegazione di parte priva di riscontro probatorio.
7.4. Vieppiù va riconosciuto come i rendiconti consultivi appaiono del tutto privi di quei minimi requisiti di forma che ne consentono di ritenerli idonei a certificare e documentare la situazione economica dell’associazione.
Si tratta, infatti, di una mera elencazione, per aggregati omogenei di entrate e spese, senza allegazione di giustificativi delle spese e di indicazione delle risorse impiegate per le diverse iniziative. Ulteriormente, gli stessi dati quantitativi non corrispondono nei diversi rendiconti: così, se nel consultivo 2006 l’avanzo attivo di fine esercizio era di €uro 4.981,00, nel consultivo 2007 l’avanzo attivo dell’anno precedente quale voce delle entrate è scesa a €uro 3.955,44. Le stesse discrepanze si registrano con riferimento all’avanzo attivo del 2008 e del 2010, come riportato nei rispettivi rendiconti dell’anno in corso e dell’anno successivo.
7.5. Tali emergenze documentali giustificano la decisione dell’Autorità governativa di procedere alla cancellazione dell’associazione ricorrente dal registro delle persone giuridiche, perché è incontestabile che manca la certezza di una adeguata garanzia patrimoniale per i terzi che verranno a contrarre con l’associazione. D’altro canto, il patrimonio è elemento costitutivo dell’associazione, unitamente allo scopo ideale e alla pluralità di associati: se esso, inteso come consistenza minima, viene meno, l’associazione non può continuare ad esistere come centro di imputazione di rapporti giuridici dotato di autonomia patrimoniale perfetta
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.