Informative antimafia

Nell’ottica di tutela preventiva che ispira l’informativa antimafia, la circostanza che il socio di maggioranza muova le leve della gestione sociale non esclude ex se che il socio di minoranza non possa avere alcuna influenza, quanto meno di fatto, sulla conduzione dell’impresa (nella fattispecie, una compagine sociale assai ristretta, a base familiare, il cui capitale è detenuto da soli due soci, peraltro fratelli).

(Consiglio di Stato, sez. III, 21 luglio 2014, n. 3873)

«Con il primo motivo l’appellante lamenta l’erroneità del giudizio, espresso dal T.A.R. campano, laddove esso ha ritenuto che, anche a fronte della ritenuta illibatezza morale del socio amministratore […], il socio di minoranza, nonché fratello di questi […], possa incidere sulle scelte gestionali dell’impresa, poiché si tratta nello specifico di compagine sociale molto ristretta, costituita da due soli soggetti con inevitabile sovraesposizione di costui agli affari societari.
12.1.
[L’appellante] eccepisce che il primo giudice, trascurando la lettura degli atti statutari, ha omesso di considerare che il socio di minoranza, detenendo appena il 10% del capitale sociale, non potrebbe in alcun modo incidere sulla gestione della società, il cui capitale è detenuto per il restante 90% dal socio di maggioranza, immune da ogni sospetto di infiltrazione mafiosa, come dimostrerebbe anche la relazione tecnica […], essendo il predetto socio di maggioranza […] figura di assoluto ed esclusivo rilievo nella gestione e nell’amministrazione della società e rivestendo al contrario il socio di minoranza […] un ruolo del tutto marginale ed ininfluente.
12.2. L’argomento prova troppo, giacché la circostanza che il socio di maggioranza muova le leve della gestione sociale non esclude ex se che il socio di minoranza non possa avere alcuna influenza, quanto meno di fatto, sulla conduzione dell’impresa, ove si consideri che si è al cospetto di una compagine sociale assai ristretta, a base familiare, il cui capitale è detenuto da soli due soci, peraltro fratelli.
12.3. Non appare quindi né irragionevole né erronea la valutazione espressa dal primo giudice, al di del mero dato formale emergente dagli atti statutari e in via esclusiva valorizzato dall’appellante, non potendosi escludere, nell’ottica di tutela preventiva che ispira l’informativa antimafia, e anzi apparendo assai probabile, proprio per la configurazione stessa dell’assetto partecipativo sin ab initio impresso alla società, l’influenza del socio di di minoranza, fratello del socio maggioritario, sulla gestione della società, che ben avrebbe potuto essere affidata, formalmente, a persona moralmente illibata proprio per creare uno schermo formale in grado di fugare, almeno sulla carta, ogni sospetto
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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