Processo amministrativo

Processo amministrativo: violazione del dovere di sinteticità degli atti e liquidazione delle spese di giudizio (artt. 3, comma 2, e 26, comma 1, c.p.a.).

(Consiglio di Stato, sez. IV, 1° luglio 2014, n. 3296)

«Le spese del presente grado di giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la regola della soccombenza (art. 26 c.p.a.) e sono liquidate anche in considerazione del principio di sinteticità degli atti processuali (art. 3 e art. 26 co. 1 c.p.a.).
Si deve, infatti, tener conto dell’estrema prolissità e ripetitività dell’appello in esame (di 109 pagine).
A tale proposito la giurisprudenza ha chiarito quanto segue: “Emblematico è il caso della violazione del dovere di sinteticità sancito dall’art. 3, comma 2, c.p.a., … strumentalmente connesso al principio della ragionevole durata del processo (art. 2, comma 2, c.p.a.), a sua volta corollario del giusto processo, che assume una valenza peculiare nel giudizio amministrativo caratterizzato dal rilievo dell’interesse pubblico in occasione del controllo sull’esercizio della funzione pubblica. La sinteticità degli atti costituisce uno dei modi – e forse tra i più importanti – per arrivare ad una giustizia rapida ed efficace …sulla stessa scia si muovono gli articoli 40, co. 1, lett. c) e d), e 101, co. 1, c.p.a. (in relazione al contenuto del ricorso introduttivo in primo grado e in appello); parimenti utile è ricordare, in chiave comparata, l’art. 366, co. 1, n. 3 c.p.c., laddove stabilisce che il ricorso deve contenere “L’esposizione sommaria dei fatti della causa” (cfr., sul punto, la recente Cass. civ., sez. un., 11 aprile 2012, n. 5698 che ha fatto applicazione della norma in esame, dichiarando inammissibile un ricorso in cassazione, dopo aver richiamato il dovere di sinteticità degli scritti difensivi)…Si evidenzia, per completezza, che le istruzioni emanate dal Tribunale di primo grado e dalla Corte di giustizia dell’UE, prevedono, in ossequio al principio di sinteticità, che gli scritti delle parti non superino di norma una lunghezza variabile da 5 a 15 pagine (in base alla tipologia della causa e dello scritto difensivo)” (cfr. Cons. St., sez. V, 11 giugno 2013, n. 3210; C.G.A.R.S., 19 aprile 2012, n. 395)
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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