Accesso ai documenti

Non può essere accolta l’istanza di accesso agli atti presentata esclusivamente per risalire all’identità dell’autore della segnalazione di un abuso edilizio, essendo invece necessaria l’allegazione di specifici interessi giuridici la cui tutela sarebbe preclusa in caso di mancata conoscenza dei dati identificativi di colui che ha presentato l’esposto.

(Tar Lombardia, Milano, sez. II, 26 giugno 2014, n. 1656)

«[L’]atto per il quale il ricorrente ha proposto istanza d’accesso ai sensi degli artt. 22 e seguenti della legge n. 241 del 90 consiste in un esposto presentato da un terzo al Comune […], esposto con il quale venivano segnalati all’Amministrazione presunti abusi edilizi che il ricorrente stesso stava per effettuare su un proprio immobile.
Il Comune, a seguito di questa istanza, ha avviato un procedimento istruttorio dal quale è emerso che effettivamente il ricorrente aveva posto in essere alcuni interventi edilizi in assenza di titolo; conseguentemente sono stati emessi i relativi provvedimenti sanzionatori.
Non è contestato che i provvedimenti emanati dal Comune
[…] indichino esaustivamente i presupposti fattuali e le ragioni giuridiche che stanno alla base delle misure sanzionatorie adottate.
La richiesta di acceso agli atti presentata dal ricorrente ha dunque esclusivamente la finalità di risalire all’identità di colui che ha segnalato l’abuso. Tale intento è peraltro confermato dagli scritti difensivi della parte, laddove si sostiene la sussistenza di un diritto all’eccesso finalizzato alla conoscenza dei dati identificativi del terzo che segnali all’amministrazione pubblica un illecito perpetrato dall’interessato.
Ciò premesso si deve evidenziare che l’art. 24, comma 6, lett. d), della legge n. 241 del 1990 stabilisce che, con proprio regolamento, le pubbliche amministrazione possono escludere dall’accesso documenti che contengano dati personali di terzi; e ciò all’evidente fine di tutelare la riservatezza di questi.
Il comma 7 dello stesso art. 24 stabilisce poi che l’accesso deve comunque essere garantito ai richiedenti, anche qualora ciò possa ledere il diritto alla riservatezza di terzi, quando la conoscenza dei documenti richiesti sia necessaria per curare o per difendere interessi giuridici.
Come si vede il legislatore, nel configurare l’istituto dell’accesso agli atti amministrativi, non ha posto un divieto assoluto di divulgazione di dati di terzi da parte della pubblica amministrazione, ma ha dettato norme particolari che denotano l’intenzione di bilanciare in maniera appropriata i vari interessi che entrano in conflitto.
La riservatezza, dunque, costituisce un valore primario da tutelare che, tuttavia, non prevale in maniera incondizionata, ma che anzi è destinato a recedere qualora l’accesso sia funzionale alla tutela di interessi giuridici del richiedente.
Da quanto sopra deriva che chi vuole esercitare il diritto d’accesso con riguardo a documenti che contegono dati di terzi deve specificare le ragioni per le quali ne chiede l’ostensione; ed in particolare deve evidenziare quali siano gli interessi giuridici la cui tutela non possa essere assicurata in caso di diniego all’accesso. Solo così, infatti, l’amministrazione pubblica è posta nelle condizioni di sincerarsi del ricorrere delle condizioni richieste dal menzionato art. 24, comma 7, della legge n. 241 del 1990 per l’ammissibilità dell’accesso a documenti la cui ostensione possa pregiudicare la riservatezza di terzi.
Nel caso concreto, il ricorrente, nella propria istanza del 14 febbraio 2014, si è limitato ad evidenziare che la segnalazione effettuata dal terzo era menzionata nei provvedimenti sanzionatori che lo hanno colpito; e che l’interesse all’ostensione di tale atto doveva ritenersi necessariamente sussistente in quanto egli era il destinatario di tali misure sanzionatorie.
Ritiene il Collegio che queste ragioni non siano sufficienti a soddisfare i requisiti voluti dal legislatore per rendere ammissibile l’ostensione di documenti contenenti dati personali riguardanti soggetti terzi. Come detto, infatti, il ricorrente avrebbe dovuto evidenziare, nella propria istanza, gli specifici interessi giuridici la cui tutela sarebbe stata preclusa in caso di mancata conoscenza dei dati identificativi di colui che ha effettuato la segnalazione dell’abuso.
Questi interessi non sono stati indicati nell’istanza d’accesso; pertanto, va ribadita l’infondatezza del ricorso che deve essere, di conseguenza, respinto
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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