Processo amministrativo, Ricorsi amministrativi

Ricorso gerarchico: il decorso del termine di novanta giorni per la formazione del silenzio-rigetto non ha effetti sostanziali (non concreta, cioè, alcun provvedimento amministrativo fittizio), sicché – una volta formatosi detto silenzio – l’Amministrazione non perde la facoltà di decidere e il privato può scegliere tra l’immediato ricorso in sede giurisdizionale (o straordinaria) contro il provvedimento di base, entro i termini di decadenza, e il successivo ricorso giurisdizionale contro l’eventuale decisione gerarchica tardiva, ove lesiva.

(Tar Piemonte, sez. II, 20 giugno 2014, n. 1100)

«Sostiene anzitutto l’Avvocatura che il ricorso […] avrebbe dovuto essere proposto entro sessanta giorni dalla formazione del silenzio-rigetto sul ricorso gerarchico. Posto che, a norma dell’art. 6 del d.P.R. n. 1199 del 1971, il ricorso gerarchico “si intende respinto a tutti gli effetti” decorso il termine di novanta giorni dalla sua presentazione “e contro il provvedimento impugnato è esperibile il ricorso all’autorità giurisdizionale competente”, nel caso di specie il silenzio-rigetto si sarebbe perfezionato in data 20 luglio 2010, sicché il ricorso giurisdizionale avrebbe dovuto essere proposto, al più tardi, entro il 3 novembre 2010 (considerando il periodo di sospensione feriale dei termini). Invece esso è stato spedito per la notifica il 24 gennaio 2011.
Sul tema preme al Collegio richiamare le conclusioni, tuttora valide, cui è giunta l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, n. 16 del 1989, all’esito di una profonda esegesi dell’art. 6 del d.P.R. n. 1199 del 1971. In tale occasione, nel superare il precedente della stessa Adunanza plenaria n. 4 del 1978, fu evidenziato che la formula utilizzata dal legislatore (“il ricorso si intende respinto a tutti gli effetti”), malgrado l’apparente perentorietà, è tralaticiamente mutuata dall’art. 5, comma 6, del r.d. n. 383 del 1934 (t.u. della legge comunale e provinciale) sotto il cui vigore era prevalsa la qualificazione del silenzio come comportamento (Ad. plen. n. 8 del 1960). Di conseguenza, si concluse, il decorso del termine di novanta giorni per la formazione del silenzio-rigetto non ha effetti sostanziali (non concreta, cioè, alcun provvedimento amministrativo fittizio), ma ha solo effetti processuali in quanto abilita il ricorrente gerarchico alla immediata proposizione del ricorso giurisdizionale (o straordinario) contro il provvedimento di base, consentendogli così, in mancanza di una tempestiva decisione da parte dell’amministrazione, un commodus discessus dal ricorso gerarchico. Ne consegue che, una volta formatosi il silenzio, l’amministrazione non perde la facoltà di decidere e che il privato può scegliere tra l’immediato ricorso in sede giurisdizionale (o straordinaria) contro il provvedimento di base, entro i termini di decadenza, e il successivo ricorso giurisdizionale contro l’eventuale decisione gerarchica tardiva, ove lesiva.
Tale approdo risulta tuttora seguito dalla giurisprudenza amministrativa: si veda, ad es., Cons. Stato, sez. III, sent. n. 3397 del 2010, secondo la quale – appunto – il decorso del termine di novanta giorni previsto dall’art. 6 del d.P.R. n. 1199 del 1971, entro il quale il ricorso gerarchico deve essere deciso dall’autorità amministrativa, “non ha effetti sostanziali ma processuali giacché abilita il ricorrente gerarchico a scegliere fra la proposizione del ricorso giurisdizionale contro il provvedimento nei termini di decadenza, una volta formatosi il silenzio-rigetto, ovvero la proposizione dello stesso ricorso avverso la successiva decisione amministrativa, con la conseguenza che, anche se si è formato il silenzio-rigetto, l’Amministrazione non viene privata della potestà di decidere il ricorso gerarchico né il privato della legittimazione ad insorgere contro il provvedimento di rigetto dello stesso”.
Ne consegue che ben poteva l’odierno ricorrente, anche una volta formatosi il silenzio rigetto sul ricorso gerarchico, attendere il tardivo pronunciamento dell’autorità amministrativa su di esso e, quindi, impugnare in sede giurisdizionale quest’ultimo provvedimento. Nel caso di specie, peraltro, l’impugnazione è senz’altro tempestiva, essendo intervenuta (24 gennaio 2011) prima della scadenza dei sessanta giorni decorrenti dalla conoscenza (26 novembre 2010) dell’atto che ha respinto il ricorso gerarchico
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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