Appalti pubblici, Autotutela, Contratti pubblici

L’impresa partecipante alla gara per l’affidamento di un appalto pubblico non ha l’onere di impugnare il silenzio serbato dalla stazione appaltante sull’informativa ex art. 243 bis d.lgs. n. 163/2006: l’inerzia al riguardo nulla aggiunge all’assetto di interessi previsto nel provvedimento principale e da punto di vista sostanziale ha contenuto meramente confermativo che, non essendo foriero di autonomi effetti lesivi, non è suscettibile di doverosa impugnazione.

(Consiglio di Stato, sez. V, 25 giugno 2014, n. 3203)

«Con il secondo motivo di gravame è stato censurato il mancato scrutinio da parte del Giudice di primo grado della eccezione che l’impugnazione del silenzio serbato sulla informativa ex art. 243 bis del d. lgs. n. 163/2006 senza la formulazione di specifiche censure al riguardo avrebbe reso inammissibile l’intero ricorso introduttivo del giudizio.
4.1.- La Sezione condivide al riguardo al giurisprudenza secondo la quale, in materia di appalti pubblici, il silenzio serbato dalla stazione appaltante a seguito di informativa in ordine all’intento di proporre ricorso giurisdizionale ex art. 243 bis del d.lgs. n. 163/2006 non corrisponde alla figura del silenzio-rigetto, perché il testo della norma lascia intendere che il legislatore non abbia voluto dar vita a un procedimento contenzioso o para-contenzioso a tutela di una posizione giuridica soggettiva, ma solo offrire all’Ente pubblico l’opportunità di un riesame in via di autotutela; l’inerzia al riguardo nulla aggiunge all’assetto di interessi previsto nel provvedimento principale e da punto di vista sostanziale ha contenuto meramente confermativo, che, non essendo foriero di autonomi effetti lesivi, non è suscettibile di doverosa impugnazione (Consiglio di Stato, sez. III, 29 dicembre 2012, n. 6712).
L’impresa partecipante alla gara per l’affidamento di un pubblico appalto non ha quindi l’onere di impugnare il diniego espresso (o il silenzio) della stazione appaltante sull’istanza di ritiro perché la disposizione contenuta nell’ultimo comma dell’art. 243 bis del d. lgs. n. 163/2006, in virtù della quale “il diniego totale o parziale di autotutela, espresso o tacito, è impugnabile solo unitamente all’atto cui si riferisce, ovvero, se quest’ultimo è già stato impugnato, con motivi aggiunti”, è da considerare norma meramente processuale, volta ad assicurare che la necessaria impugnazione del provvedimento lesivo e quella (soltanto eventuale) del diniego di autotutela, siano trattate nell’ambito di un “simultaneus processus”.
La non obbligatorietà dell’impugnazione di detto silenzio rende inidonea la mancata formulazione di specifiche censure al riguardo con il ricorso introduttivo del giudizio a comportarne l’inammissibilità nella parte in cui è volto all’annullamento degli ulteriori provvedimenti concretamente lesivi
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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