Edilizia e urbanistica, Processo amministrativo

Il promissario acquirente di beni immobili deve ritenersi legittimato all’impugnazione degli atti amministrativi di natura urbanistica ed edilizia che riguardano il suo dante causa quanto meno nei seguenti casi: a) nell’ipotesi in cui il promissario acquirente abbia già la materiale disponibilità del bene, il che avviene quando il contratto preliminare prevede la consegna anticipata; b) nel caso in cui il preliminare di compravendita contenga una clausola espressa che attribuisca al promissario acquirente la possibilità di richiedere il rilascio di titoli edilizi; c) nel caso in cui l’atto impugnato sia lesivo degli interessi del proprietario e, di riflesso, anche degli interessi del promissario acquirente (in quest’ultima ipotesi parte della giurisprudenza ammette quindi la possibilità per il promissario acquirente di agire direttamente in giudizio per la tutela di un interesse connesso ad un diritto di proprietà non ancora acquisito).

(Tar Lombardia, Milano, sez. II, 18 giugno 2014, n. 1592)

«La giurisprudenza non ha un orientamento univoco in materia di legittimazione del promissario acquirente di beni immobili in ordine all’impugnazione degli atti amministrativi di natura urbanistica ed edilizia che li riguardano.
Si osserva comunque, in linea generale, che la legittimazione del promissario acquirente all’impugnazione di atti costituenti esercizio del potere di pianificazione urbanistica, come dei provvedimenti adottati in materia edilizia, può essere riconosciuta solo entro ristretti limiti, in quanto la sua situazione giuridica di titolare di un rapporto obbligatorio non gli conferisce una posizione di stabile collegamento con la zona coinvolta dalle prescrizioni del piano. Il suo interesse oppositivo al mutamento della disciplina urbanistica dell’area è quindi un interesse di fatto meramente eventuale e certamente non attuale potendo venire meno anche sulla base della semplice rinuncia ad effettuare l’acquisto con la stipula del contratto definitivo (cfr. TAR Campania Napoli, sez. VIII 07 marzo 2013 n. 1285).
Pertanto, anche gli orientamenti meno restrittivi ammettono la legittimazione esclusivamente nei seguenti casi: a) nell’ipotesi in cui il promissario acquirente abbia già la materiale disponibilità del bene; il che avviene quando il contratto preliminare prevede la consegna anticipata (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 12 gennaio 2000 n. 45); b) nel caso in cui il preliminare di compravendita contenga una clausola espressa che attribuisca al promissario acquirente la possibilità di richiedere il rilascio di titoli edilizi; c) nel caso in cui l’atto impugnato sia lesivo degli interessi del proprietario e, di riflesso, anche degli interessi del promissario acquirente (in quest’ultima ipotesi parte della giurisprudenza ammette quindi la possibilità per il promissario acquirente di agire direttamente in giudizio per la tutela di un interesse connesso ad un diritto di proprietà non ancora acquisito)
Nel caso in esame queste ipotesi non ricorrono.
E’ difatti incontestato che
[la società ricorrente] non ha la materiale disponibilità dei beni oggetto del preliminare di compravendita stipulato con la controinteressata, e che tale preliminare non contiene alcuna clausola che consenta alla ricorrente di richiedere il rilascio di titoli edilizi.
Inoltre, nel presente giudizio, la ricorrente non insorge avverso un provvedimento lesivo anche degli interessi della proprietaria. E’ stata invero questa a chiedere la modifica del PII ed il conseguente rilascio dei titoli edilizi.
Ci si trova quindi di fronte ad una ipotesi in cui proprietario e promissario acquirente si trovano in conflitto di interessi; ipotesi per la quale, come visto, la giurisprudenza non ammette la legittimazione ad agire in giudizio del promissario acquirente.
Va pertanto ribadita l’inammissibilità del ricorso
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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