Corte dei conti, Danno erariale, Giudizio di responsabilità

La Corte dei Conti specifica che l’art. 55 quinquies d.lgs. n. 165/2001 (introdotto dal c.d. “decreto Brunetta”) si presenta quale previsione ad hoc volta a sanzionare la specifica fattispecie dell’assenteismo fraudolento nel pubblico impiego, ricollegando ad essa l’azionabilità del risarcimento del danno (patrimoniale diretto ed all’immagine) derivatone a carico della P.A.

(Corte dei conti, sez. giurisdizionale per la Regione Campania, 23 maggio 2014, n. 512)

«In via preliminare, il Collegio è chiamato ad esaminare l’eccezione di inammissibilità dell’atto di citazione (e di nullità della sottostante attività istruttoria della Procura erariale) formulata dal convenuto […] in relazione al profilo del contestato danno all’immagine.
La predetta eccezione si fonda sulla circostanza per cui, nel caso all’esame, la Procura contabile avrebbe agito in assenza delle condizioni di procedibilità di cui all’art. 17, comma 30-ter, d.l. 78/09, così come convertito dalla l. n. 102/2009 e s.m.i. (sentenza irrevocabile di condanna per uno dei delitti dei pubblici ufficiali nei confronti della P.A.).
La medesima eccezione risulta infondata e va, come tale, rigettata.
Nello specifico, l’invocata disposizione espressamente prevede che: “…..Le Procure della Corte dei conti esercitano l’azione per il risarcimento del danno all’immagine nei soli casi e nei modi previsti dall’articolo 7 dalla legge 27 marzo 2001, n. 97. A tale ultimo fine, il decorso del termine di prescrizione di cui al comma 2 dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è sospeso fino alla conclusione del procedimento penale. Qualunque atto istruttorio o processuale posto in essere in violazione delle disposizioni di cui al presente comma, salvo che sia stata già pronunciata sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nullo e la relativa nullità può essere fatta valere in ogni momento, da chiunque vi abbia interesse, innanzi alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei conti, che decide nel termine perentorio di trenta giorni dal deposito della richiesta.” A sua volta, il richiamato art. 7 legge 27.03.2001 n. 97, intitolato “Responsabilità per danno erariale”, dispone che: “La sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti dei dipendenti indicati nell’articolo 3 per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale è comunicata al competente procuratore regionale della Corte dei conti affinché promuova entro trenta giorni l’eventuale procedimento di responsabilità per danno erariale nei confronti del condannato. Resta salvo quanto disposto dall’articolo 129 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989 n. 271”.
Dal combinato disposto delle due norme, si evince che l’azione per il risarcimento del danno all’immagine, ivi contemplato, è oggi consentito innanzi al giudice contabile nelle sole ipotesi di sentenza irrevocabile di condanna per uno dei delitti dei p.u. contro la P.A., vale a dire quelli contenuti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale (così, tra le tante Corte Conti, Sez. giur. Campania, n. 534/2012, con la giurisprudenza ivi richiamata; id., Sez. giur. Lazio, n. 254/2012).
La legittimità costituzionale della norma, nell’interpretazione letterale testè delineata, è stata, peraltro, riconosciuta dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 355/2010, la quale, nel dichiarare inammissibili e/o infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 17, comma 30-ter, prospettate da varie Sezioni giurisdizionali, ha avuto modo di sottolineare, tra l’altro, che “…..la scelta di non estendere l’azione risarcitoria anche in presenza di condotte non costituenti reato, ovvero costituenti un reato diverso da quelli espressamente previsti, può essere considerata non manifestamente irragionevole…”.
Nondimeno, nella fattispecie vagliata in questa sede, la pretesa risarcitoria si fonda chiaramente non già sull’art.17, comma 30-ter, d.l. 78/09, ma sull’art. 55 quinquies d.lgs 165/2001 (come introdotto dall’art. 69, d.lgs. n. 150/2009, c.d. “decreto Brunetta”).
Tale ultima disposizione, intitolata “False attestazioni o certificazioni”, ai primi due commi, così statuisce:
“1. Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.
2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione”.
A tal riguardo, il Collegio, in superamento delle argomentazioni difensive sul punto ed in armonia con la consolidata giurisprudenza contabile (tra le altre, Corte Conti, Sez. giur. Piemonte, n. 118/2013; id., n. 115/2011; id., Sez. giur. Veneto n. 68/2013; id. Sez. giur. Abruzzo, n. 414/2012), ritiene che la fattispecie contemplata dall’art. 55 quinquies, d.lgs. n. 165/2001, presenti indiscutibili caratteri di autonomia rispetto a quella, più generale, prevista, sempre con riferimento alla risarcibilità del c.d. “danno all’immagine”, dall’art. 17, comma 30 ter, d.l. n. 78/2009 e s.m.i.
Il richiamato art. 55 quinques si presenta, infatti, quale previsione ad hoc, alla stregua di una norma speciale, siccome volta a sanzionare la specifica fattispecie dell’assenteismo fraudolento nel pubblico impiego, ricollegando ad essa l’azionabilità del risarcimento del danno (patrimoniale diretto ed all’immagine) derivatone a carico a carico della P.A..
Ne deriva che, ai fini dell’applicazione dell’art. 55-quinquies d.lgs 165/2001, si prescinde dai requisiti di cui all’art.17, comma ter, d.l. 78/09, non richiedendosi, in particolare, l’accertamento, con sentenza definitiva, della ricorrenza di talune indefettibili fattispecie delittuose, lesive dell’immagine (così, Corte Conti, Sez. giur. Piemonte, nn. 118 e 28 del 2013).
Depone in tal senso anche un argomento testuale, ben evidenziato dalla Procura contabile nel libello di responsabilità, rappresentato dal fatto che il secondo comma dell’art. 55 quinquies contiene l’inciso “..ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni…”, ad (ulteriore) conferma della non necessità del preventivo accertamento definitivo di responsabilità penale ai fini dell’attivazione del meccanismo risarcitorio ivi delineato.
In altri termini, il legislatore, nell’ambito della sua legittima discrezionalità, ha inteso garantire un diverso e più rigoroso trattamento per l’odioso fenomeno dell’assenteismo pubblico, fissando espressamente il principio per cui le condotte “assenteistiche” sono causa di lesione all’immagine della P.A., circoscrivendo la discrezionalità delle valutazioni rimesse sul punto agli stessi organi giurisdizionali (così, Corte Conti, Sez. giur. Piemonte, n. 118/2013 e 115/2011); tutto ciò evidentemente a ragione della frequenza del richiamato fenomeno e della sua capacità di incrinare fortemente il senso di fiducia dei cittadini nei confronti delle Amministrazioni pubbliche.
Le predette conclusioni risultano, altresì, rafforzate dalla circostanza, già ben evidenziata dal giudice della cautela nell’ordinanza n.190/2012, per cui l’art. 69 d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 (il quale ha introdotto l’art. 55 quinquies al d.lgs 165/2001), è successivo all’art. 17, comma 30 ter, decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito in legge 3 agosto 2009, n.102 e modificato dall’art.1, comma 1, lett. c) n.1) decreto legge 3 agosto 2009, n.103, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n.141.
Ne deriva che, in base al principio che regola la successioni delle leggi nel tempo (lex posterior specialis derogat priori generali) la risarcibilità del danno all’immagine in ipotesi di assenteismo fraudolento opera a prescindere da qualsivoglia condizione sostanziale e/o processuale non espressamente prevista dalla norma stessa
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.corteconti.it

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