Appalti pubblici, Contratti pubblici, Indennizzo, Risarcimento del danno

La possibilità che ad un’aggiudicazione provvisoria non segua quella definitiva è un evento del tutto fisiologico (artt. 11, co. 11, 12 e 48, co. 2, d.lgs. n. 163/2006), inidoneo di per sé a ingenerare qualunque affidamento tutelabile e obbligo risarcitorio, qualora non sussista nessuna illegittimità nell’operato dell’Amministrazione.

(Consiglio di Stato, sez. III, 28 febbraio 2014, n. 942)

«Va condivisa la sentenza di primo grado nella parte in cui ha ritenuto legittima la delibera n. 902 dell’1.12.2011, che dichiara di non procedere all’aggiudicazione definitiva della gara, aggiudicata solo in via provvisoria il 9.2.2011, e revoca la delibera di indizione della procedura n. 2078/2009, nonché tutti gli atti successivi.
Nelle gare di appalto, l’aggiudicazione provvisoria è atto endoprocedimentale che determina una scelta non ancora definitiva del soggetto aggiudicatario della gara; la possibilità che ad un’aggiudicazione provvisoria non segua quella definitiva è un evento del tutto fisiologico, disciplinato dagli artt. 11, comma 11, 12 e 48, comma 2, del d.lgs. 163/2006, inidoneo di per sé a ingenerare qualunque affidamento tutelabile e obbligo risarcitorio, qualora non sussista nessuna illegittimità nell’operato dell’Amministrazione, a prescindere dall’inserimento nel bando di apposita clausola che preveda l’eventualità di non dare luogo alla gara o di revocarla, clausola, peraltro, inserita all’art. 4 del disciplinare di gara, nel caso in esame (cfr. Consiglio di Stato Sez. III – sentenza 24 maggio 2013, n. 2838).
La delibera impugnata è stata adottata sul presupposto della necessità di contenimento della spesa, in ossequio al decreto del Commissario ad acta della Regione Lazio del 31 dicembre 2010, con cui sono stati approvati i programmi operativi 2011/2012 e si sollecitano forme di contrattazione volte all’immediato contenimento dei costi, nelle more della centralizzazione progressiva delle gare, al dichiarato scopo di economicità ed efficacia della spesa.
Inoltre, la delibera è adeguatamente motivata con la non conformità ai criteri e parametri di valutazione di cui alle sopravvenute Linee Guida da seguire per l’aggiudicazione dei contratti di tipo “Global Service”, di cui alla circolare regionale prot. 200627 del 14.11.2011, ed agli obiettivi di risparmio prescritti per il rientro del deficit per il 2011, predisposti dalla Regione Lazio, in attuazione del Piano di rientro regionale di cui alla DGR 149/2007, il che conduce alla valutazione di eccessiva onerosità della gara che si decide di abbandonare.
La nuova aggiudicazione, in esito alla gara del 2012, ha comportato minori oneri rispetto alla gara non aggiudicata, ed il canone annuale, come rileva la sentenza appellata, è comprensivo della sostituzione delle parti di ricambio anche relative all’alta tecnologia.

[…]

Sulla mancanza di valutazione complessiva della situazione e dei rischi/benefici connessi alla “revoca” (rectius, non conclusione) della gara in precedenza esperita, va osservato che esulavano dalla problematica che la stazione appaltante era tenuta a porsi al momento di scegliere di indire nuova gara, dal momento che a seguito della circolare regionale prot. 200627 del 14.11.2011 era tenuta ad attenersi alle nuove Linee Guida.
Inoltre, la proroga del servizio, nelle more, ha comportato sicuramente dei costi, che possono però ritenersi inevitabili, e la cui diseconomicità non è dimostrata.
1.3 – Risultato acclarato che si è trattato non di “revoca” in senso tecnico dell’aggiudicazione, ma della mancata conclusione della procedura, non è dovuto neppure l’indennizzo di cui all’art. 21 quinquies l. 241/1990, ipotesi che presuppone la “revoca” in senso tecnico (Cons. St., sez. III, 11 luglio 2012, n. 4116).
L’appellante, peraltro, essendo seconda classificata, avrebbe potuto aspirare all’indennizzo, in ipotesi astratta, solo in dipendenza dell’accertamento di illegittimità degli atti di gara, ove acclarato il suo diritto all’aggiudicazione e, di seguito, l’illegittimità della “revoca”.
Ma la fattispecie in esame esula da tale ipotesi: non è irrilevante, a tal proposito, aggiungere che essendo il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado rivolto avverso un provvedimento di aggiudicazione provvisoria, lo stesso avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile, se non seguito dall’impugnazione dell’atto di aggiudicazione definitiva, provvedimento che, anche quando recepisca i risultati dell’aggiudicazione provvisoria, comporta comunque una nuova ed autonoma valutazione degli interessi pubblici sottostanti (Consiglio di Stato, sez. V,11/07/2008, n.3433) e che però, nella specie, è (legittimamente) mancato
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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