Accesso ai documenti, Appalti pubblici, Contratti pubblici, Giustizia amministrativa, Processo amministrativo

In attesa che la Corte di Giustizia stabilisca se, nelle procedure di affidamento, il termine per l’impugnazione decorra sempre e comunque dalla comunicazione di mancata aggiudicazione (ovvero, nel caso di vizi non immediatamente percepibili, dal momento in cui l’interessato abbia acquisito effettiva conoscenza di tali vizi attraverso l’accesso documentale), il Tar Liguria sostiene l’ammissibilità della prospettazione di censure “al buio”, purché – a seguito della conoscenza della documentazione – il ricorrente abbia provveduto a dare concretezza, con lo strumento dei motivi aggiunti, alle questioni prospettate in via ipotetica con l’atto introduttivo del giudizio.

(Tar Liguria, sez. II, 6 febbraio 2014, n. 220)

«[O]ccorre stabilire se, nelle procedure di affidamento, il termine per l’impugnazione decorra sempre e comunque dalla comunicazione di mancata aggiudicazione ovvero, nel caso di vizi non immediatamente percepibili, dal momento in cui l’interessato abbia acquisito effettiva conoscenza di tali vizi attraverso l’accesso documentale.
La questione è stata rimessa al vaglio dell’Adunanza plenaria, con ordinanza della sesta Sezione del Consiglio di Stato n. 790 del 11 febbraio 2013.
La Plenaria, tuttavia, con la sentenza n. 14 del 20 maggio 2013, ha ritenuto di non doversi pronunciare su tale aspetto in quanto, nelle more, la medesima questione di diritto era stata rimessa alla Corte di giustizia.
In attesa che la questione sia dipanata a livello comunitario, sembra tuttavia preferibile, per evidenti ragioni di effettività della tutela, l’opzione favorevole alla posizione dell’odierna ricorrente.
Già una risalente giurisprudenza interna, peraltro, aveva affermato che, nel processo amministrativo, la prospettazione di una censura “al buio” deve essere ritenuta ammissibile quando la parte ricorrente non abbia avuto la possibilità di accedere alla documentazione in possesso dell’amministrazione e si sia riservata, quindi, di meglio articolare le proprie difese al momento in cui, spontaneamente o iussu judicis, tali documenti siano stati depositati in giudizio, purché, a seguito dell’intervenuto deposito, l’interessato abbia provveduto a dare concretezza, con lo strumento dei motivi aggiunti, alle questioni prospettate in via ipotetica con l’atto introduttivo del giudizio, con l’effetto di rendere ammissibili le pertinenti censure (T.A.R. Puglia, Bari, sez. I, 21 aprile 1999, n. 279).
In questa prospettiva, pertanto, il ricorso non potrebbe essere ritenuto inammissibile in quanto, con i motivi aggiunti, l’esponente ha reso certe e circostanziate le censure ipoteticamente dedotte con l’atto introduttivo, con riguardo alla carenza dei requisiti di affidabilità dell’impresa seconda classificata e alla falsità della relativa dichiarazione.
Va però considerato che, come eccepito dall’Amministrazione resistente, le circostanze allegate con i motivi aggiunti erano note (o quantomeno conoscibili) alla ricorrente già al momento dell’introduzione del giudizio, poiché risalenti al 2012 e riferite da una sentenza antecedente di alcuni mesi la data di notificazione del ricorso.
La stessa ricorrente riconosce che i fatti riferiti avevano avuto ampio risalto sulla stampa nazionale e allega articoli di giornale risalenti al novembre del 2012.
E’ determinante, comunque, il fatto che le circostanze in esame non siano state desunte dalla documentazione esibita in sede di accesso, successivamente alla notifica del ricorso introduttivo, ma provengano da altre fonti di conoscenza, accessibili alla ricorrente fin dal momento della comunicazione di aggiudicazione dell’appalto.
La censura in questione, pertanto, avrebbe dovuto essere dedotta entro il termine di impugnazione dell’aggiudicazione definitiva e soggiace a conseguente diagnosi di irricevibilità
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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